NUOVI STUDI SUL CAMPO MAGNETICO TERRESTRE DELLA PREISTORIA

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Una ricerca internazionale dell’Università di Tel Aviv, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Roma e dell’Università della California di San Diego ha scoperto interessanti risultati riguardanti il ​​campo magnetico sviluppatosi in Medio Oriente tra circa 10.000 e 8.000 anni fa.

I ricercatori hanno esaminato ceramiche e selci combuste provenienti da siti archeologici in Giordania e su questi manufatti è stato registrato il campo magnetico durante quel periodo di tempo. Le informazioni sul campo magnetico durante la preistoria possono influenzare la comprensione del campo magnetico oggi, mostrare una tendenza all’indebolimento che è stata motivo di preoccupazione tra i ricercatori del clima e dell’ambiente.

La ricerca è stata condotta sotto la guida di Erez Ben-Yosef (Jacob M. Alkow Department of Archaeology and Ancient Near Eastern Cultures dell’Università di Tel Aviv) e di Lisa Tauxe (Laboratorio Paleomagnetico presso lo Scripps Institution of Oceanography). La ricerca è stato pubblicato sulla rivista PNAS.

I ricercatori spiegano che gli strumenti per misurare la forza del campo magnetico terrestre sono stati adoperati per la prima volta solo circa 200 anni fa. Per esaminare la storia del campo durante i periodi precedenti, la scienza è aiutata da materiali archeologici e geologici che hanno registrato le proprietà del campo quando venivano riscaldati a temperature elevate.

L’informazione magnetica rimane “congelata” (per sempre o fino a un altro evento di riscaldamento) all’interno di minuscoli cristalli di minerali ferromagnetici, dai quali può essere estratta tramite una serie di esperimenti nel laboratorio di magnetismo. Il basalto delle eruzioni vulcaniche o la ceramica cotta in un forno sono materiali frequenti per questo tipo di esperimenti.

Il grande vantaggio nell’utilizzo di materiali archeologici rispetto a quelli geologici è la risoluzione temporale: mentre in geologia la datazione è al massimo della scala di migliaia di anni, in archeologia i manufatti e il campo magnetico che hanno registrato possono essere datati con una risoluzione di centinaia e talvolta anche decine di anni (e in casi specifici, come un noto evento di distruzione, anche fornire una data esatta). L’evidente svantaggio dell’archeologia è la giovane età dei relativi manufatti: le ceramiche, utilizzate fino ad oggi per questo scopo, sono state inventate solo 8.500 anni fa.

L’attuale studio si basa su materiali provenienti da quattro siti archeologici di Wadi Feinan (Giordania), che sono stati datati (utilizzando il carbonio-14) al periodo neolitico (da 10.000 a 8.000 anni fa) alcuni dei quali precedono l’invenzione della ceramica. I ricercatori hanno esaminato il campo magnetico che è stato registrato in 129 oggetti trovati in questi scavi e questa volta sono stati aggiunti strumenti di selce combusta ai frammenti di ceramica.

Secondo Ben-Yosef, questa è la prima volta che le selci combuste provenienti da siti preistorici vengono utilizzate per ricostruire il campo magnetico dal loro periodo e già un anno fa è stata pubblicata una ricerca innovativa presso l’Ebrew University che mostra la fattibilità del lavoro con tali materiali: con questa ricerca, invece, è stato fatto un passo avanti, estraendo informazioni geomagnetiche da selce combusta e databili, estendo la possibilità di ricerca a decine di migliaia di anni fa poiché gli esseri umani usavano strumenti di selce per un periodo di tempo molto lungo prima dell’uso della ceramica, datando, di conseguenza, manufatti e resti archeologici vari.

Un’ulteriore e importante scoperta di questo studio è la forza del campo magnetico durante il periodo di tempo che è stato esaminato. I reperti archeologici hanno dimostrato che ad un certo punto durante il Neolitico, il giacimento divenne molto debole (tra i valori più deboli mai registrati negli ultimi 10.000 anni); in seguito si riprese e si rafforzò in un lasso di tempo relativamente breve. Secondo la Tauxe, questo risultato è significativo oggi: quando le misurazioni sono iniziate meno di 200 anni fa, si è incorsi in una continua diminuzione della forza del campo, suscitando la preoccupazione che potremmo completamente perdere il campo magnetico che ci protegge dalle radiazioni cosmiche.

I risultati del nostro studio, però, sono estremamente rassicuranti perché la curva di oscillazione del campo magnetico terrestre ha già subito variazioni in passato. Circa 7.600 anni fa, secondo i ricercatori, la forza del campo magnetico era persino inferiore a quella di oggi e nel giro di circa 600 anni ha guadagnato forza e di nuovo è salita a livelli elevati.

I ricercatori ritengono che la collaborazione tra studiosi di varie discipline sia stata particolarmente essenziale per il successo dello studio che si basa su una stretta integrazione di metodi provenienti dai campi dell’archeologia e della geofisica le cui intuizioni ottenute sono particolarmente rilevanti per entrambi queste discipline.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Tel-Aviv

 

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