EVENTI NATURALI ALLA BASE DELLA CADUTA DELLA CIVILTÀ MAYA

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Una nuova ricerca mostra quanto i cambiamenti provocati dalle maree e dalle attività degli uragani abbiano avuto un ruolo decisivo nel rovesciare la Civiltà Maya, oltre ai già acclarati motivi legati a collasso ecologico, scompensi climatici forte instabilità politica e sociale, già a partire dal X secolo d.C.

Secondo i ricercatori, nel nuovo studio pubblicato sulla rivista Geophysical Research Letters, i cambiamenti riscontrati nella falda freatica in tutta la penisola dello Yucatan hanno avuto un impatto sui Maya e ora offrono importanti indicazioni sugli effetti dei cambiamenti climatici odierni.

Aaron Coutino, ricercatore in matematica applicata presso l’Università di Waterloo, ritiene che grandi zone della penisola dello Yucatan si trovano su formazioni rocciose composte da calcare, ricche di anfratti rocciosi e grotte. L’acqua piovana e le varie falde si accumulano nelle formazioni carsiche e nei fiumi sotterranei, generando gran parte delle riserve di acqua dolce dello Yucatan.

I dati preliminari della ricerca mostrano che se si verificano cambiamenti nel livello del mare o nell’attività delle maree, quello che accade in numerosi anfratti rocciosi calcarei è una miscelazione tra l’acqua dolce in superficie e l’acqua salata che proviene dall’oceano sottostante.

Secondo i ricercatori, dunque, le fluttuazioni della popolazione Maya e dei modelli di insediamento sono state influenzate dall’accesso all’acqua dolce. Molto prima dell’arrivo degli europei e dell’eventuale distruzione della Civiltà Maya, la documentazione archeologica analizzata mostra cicli di distruzione interna in cui le città Maya soffrivano di sovrappopolamento, rispetto alle campagne,

Marek Stastna, docente di matematica applicata all’Università di Waterloo e coautore dello studio, ritiene che la comunità archeologica ha diverse teorie per giustificare queste differenze di popolazione: la ricerca suggerisce, invece, che i sovrappopolamenti/spopolamenti avevano come causa principe con l’accesso regolare all’acqua dolce: se l’acqua smette di essere buona da bere e smette persino di essere utile per l’irrigazione, quindi non è possibile irrigare le colture, le famose città Maya 40.000 abitanti andavano in profonda crisi e si spopolavano!

I ricercatori hanno posizionato alcuni sensori in diversi corpi idrici in tutto lo Yucatan per raccogliere dati. Hanno riscontrato fluttuazioni giornaliere dei livelli dell’acqua e della salinizzazione, mostrando come le maree oceaniche avrebbero un impatto anche sui laghi dell’entroterra, offrendo, dunque, interessanti spunti per archeologi e storici del clima ma anche per i moderni climatologi.

Secondo i ricercatori, quindi, lo studio fornirebbe valide informazione su come il mondo contemporaneo possa far fronte ai cambiamenti climatici moderni: lo Yucatan, con la sua falda freatica unica, è particolarmente vulnerabile ma anche altre regioni avranno le loro vulnerabilità specifiche.

Stastna ritiene che, in questo momento, il cambiamento climatico si esprima in luoghi come la Columbia Britannica con enormi incendi boschivi mentre nello Yucatan, attraverso gli stravolgimenti della falda acquifera sotterranea. In Acadia, america settentrionale, invece, la preoccupazione maggiore è l’erosione costiera.

Queste differenziazioni costringeranno i governi del mondo a prendere sveri provvedimenti prima possibile ricordando quanto le esperienze storiche passate possnao contribuire a risolvere i problemi moderni…

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Waterloo

Maya/Ilopango

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