lunedì, 17 Giugno 2024
NuoveTecnologie

CON L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, PROGETTO SUI SISTEMI DI SCAMBIO IN EURASIA E AFRICA TRA PREISTORIA E PROTOSTORIA

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Un team di archeologi di sette paesi, guidati dai ricercatori dell’Università di Kiel, ha presentato il progetto “Big Exchange” che utilizza l’intelligenza artificiale per comprendere meglio sistemi di scambio, le reti e le interazioni dei gruppi umani preistorici e protostorici.

Secondo Tim Kerig, capo progetto e archeologo del ROOTS Cluster of Excellence presso l’Università di Kiel, se l’archeologia, ovviamente, non trova sempre tracce di relazioni nel terreno, grazie al reperimento di materie prime, come selce, ossidiana, giada, avorio e persino vari metalli, che hanno spesso percorso lunghe distanze dalle loro fonti fino al luogo di rinvenimento, rappresentano come ombre delle relazioni tra gli individui. Con il loro aiuto, è possibile indagare sulle reti nel passato.

L’analisi delle prime reti basate sui ritrovamenti di materie prime e le relative fonti di materie prime non è una novità. L’archeologia utilizza questa tecnologia già da circa mezzo secolo e ha fornito molte preziose informazioni sul passato. Ma a causa dello sforzo richiesto e della specializzazione dei singoli esperti, per molto tempo gli studi si sono occupati solo di una materia prima alla volta.

Solo di recente, la digitalizzazione ha consentito analisi più complesse con più materie prime contemporaneamente. Secondo i ricercatori, l’approccio del  progetto ‘Big Exchange’ è quello di includere tutte le materie prime registrabili, i loro luoghi di ritrovamento e i luoghi di origine nelle analisi per il periodo dalla media età preistorica fino all’antichità. Questo metodo può essere adoperato solo mediante l’analisi della rete e con l’ausilio dell’intelligenza artificiale.

Finora il progetto ha registrato oltre 6000 siti con milioni di reperti dall’Europa occidentale all’Asia centrale. Le analisi di rete rese possibili da questi dati consentono di affermare come la distribuzione simultanea di vari beni sia correlata all’accesso più o meno ristretto dei rispettivi individui alle materie prime. Ciò riguarda anche questioni fondamentali, sulla disuguaglianza sociale e sui vari rapporti di potere.

Allo stesso tempo, il progetto è un esperimento sociale. Secondo Kerig, non si tratta solo di inserire set di dati in database appropriati e di farli analizzare automaticamente ma sono necessari archeologi che collaborino per ogni set di dati archeologici che variano ampiamente e alcuni sono disponibili solo in forma analogica. Ecco perché è importante coinvolgere nell’analisi i ricercatori che conoscono gli scavi e le relative ricerche. Lo scopo di “Big Exchange” non è solo quello di analizzare le reti preistoriche, ma anche costruire reti scientifiche e collegare l’archeologia con la scienza dei dati.

Gli autori hanno presentato un primo risultato del progetto sulla rivista Antiquity e auspicano che il loro articolo sia un invito ai colleghi a partecipare a “Big Exchange” e contribuire con i propri set di dati perchè, secondo Kerig, maggiore è la partecipazione, meglio è possibile comprendere le relazioni passate e le dinamiche di rete.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Kiel

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