UN GIORNO DI ORDINARIA LEGALITA’ A TEATE MARRUCINORUM – seconda parte

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Nella prima parte del racconto, Un giorno di ordinaria legalita’ a Teate Marrucinorum, il nostro amico Gaio, schiavo del conductor delle terme di Teate Marrucinorum, Aulo Mario Alieno, ha ricevuto l’incarico dal suo padrone per cercare un avvocato e una serie di “testimoni a richiesta” per una causa che Aulo Mario dovrebbe intentare contro gli eredi di tale Marco Vintex, un liberto gallo affrancatosi, lanista di una delle scuole gladiatorie più prestigiose di Teate, che si è suicidato nella vasca del calidarium, lasciando un debito di circa 100 sesterzi per i tre mesi di bagni e servizi vari non pagati.

E’ arrivato il giorno dell’udienza alla Basilica di Teate, l’enorme edificio che costeggia la Tiburtina, presso il Foro settentrionale. E’ il 14 marzo, il giorno Pridiae Idvs, la vigilia delle Idi, il giorno dei festeggiamenti dei Mamvralia. La città è in fermento perché dopo l’ora di mezzogiorno ci sarà una grande sfilata di carri allegorici per festeggiare la cacciata del vecchio anno: i bambini indosseranno maschere e costumi, i grandi approfitteranno delle varie tabernae per gustare vino speziato e cacciagione, tutto gentilmente offerto dai quattuorviri della città. Le udienze alla Basilica, oggi, inizieranno un’ora dopo il sorgere del sole proprio per permettere i festeggiamenti del pomeriggio.

Aulo Mario, Gaio e i “testimoni a richiesta” sono davanti alla Basilica già da tempo quando il custode dell’edificio pubblico apre gli enormi portoni. Accanto ai protagonisti, un enorme pubblico, quello delle grandi occasioni, è già pronto a seguire questo e altri processi che si terranno durante la mattinata.

Gli enormi ambienti della Basilica, dopo l’apertura, immediatamente si riempiono di voci, richiami e schiamazzi, vivacizzati dai colori creati dai primi raggi di sole che entrano dai finestroni superiori e risplendono sui marmi colorati che decorano le tre navate dell’edificio. L’enorme spazio interno è suddiviso in quattro aule da tendaggi fissati al soffitto e alle pareti laterali e da tramezzi in legno semovibili, riccamente decorati da rappresentazioni mitologiche in terracotta.

In fondo a ognuna delle aule c’è un palco dove prende posto il praetor urbis della Basilica teatina che presiede le varie udienze. Ai suoi lati siedono dieci centumviri, uno per ognuna delle antiche tribù di Teate. Di fronte, su dei banchi legno, siede Aulo Mario e il suo avvocato Marco Simplicio Nasone, vestito con una toga bianca e dorata, dai capelli raccolti in morbidi boccoli sopra la testa. Dietro, Gaio, i testimoni e il popolino, che adora seguire i dibattiti in Basilica, soprattutto quando si tratta di complotti e sesterzi.

Dal lato apposto, rispetto ad Aulo Mario e Marco Simplicio, siede una donna vestita di nero, è Tullia Livia, la vedova liberta di Marco Vintex, chiamata in causa a risarcire il debito del marito. La donna, di origine numidica, dalla pelle color ebano, elegante e disperata, sembra una prigioniera condannata a morte nell’anfiteatro. Al suo fianco un uomo dall’insolita e vistosa toga color cobalto, enorme per il suo esile fisico, viso scavato e magro, occhi minuscoli ma scaltri, capelli corvini tinti malamente: è l’avvocato della donna, Gaio Aurelio Pollione!

All’ingresso del praetor Caio Mario Felix e dei centumviri tutti si alzano in piedi. Crucciato, senza degnare nessuno del suo sguardo, il praetor, costretto ogni giorno a mantenere l’ordinaria legalita’ nel suo municipium, legge un rotolo di papiro in cui è presente la denuncia di Aulo Mario. Alza lo sguardo e mira le due parti: concede al parola all’avvocato Marco Simplicio che, senza indugi, ringrazia e procede con l’avvio del dibattimento e la formulazione delle accuse. La voce dell’avvocato è austera, solenne e incantatrice, un’atteggiamento istrionico e plateale: il pubblico presente, al termine di ogni frase, commenta in modo colorito e, al termine della clessidra di tempo concessa a Marco Simplicio, concede un freddo applauso liberatorio.

Il praetor e i centumviri non ne sono particolarmente colpiti, nonostante le citazioni ai grandi del passato di Teate, come Herius e Pleminius, abbiano sollevato grida di approvazione e consenso tra la gente. Dopo qualche minuto, prende la parola Gaio Aurelio, l’avvocato dell’imputata. I discorsi dell’avvocato di Tullia Livia sono particolarmente noiosi ma, alla frase finale: “E’ stato ucciso! E’ un omicidio!”, l’aula cade in un silenzio rotto solo dagli schiamazzi delle stanze affianco.

Praetor, centumviri, Aulo Mario, Marco Simplicio, Gaio e il pubblico intero restano interdetti per un attimo che sembra durare un secolo fino allo scoppio di un fragoroso boato di urla e voci confuse. Il praetor fatica a ristabilire la calma: Tullia Livia, a testa bassa, ascolta contratta tutte le voci infamanti che la circondano. Ma suo marito è stato ucciso!

La gente delle aule vicine accorrono, la voce di un processo intrigante si è immediatamente sparsa e quasi fosse scoppiato un incendio, la folla ondeggia e si accalca all’ingresso dell’aula del “processo delle Terme”, già stracolma.

Marco Simplicio riprende la parola chiedendo spiegazioni per la grave accusa mossa da Gaio Aurelio: questi, ripercorre la traccia scritta il giorno prima e mandata a memoria, esponendo i risultati delle proprie indagini private.

Il marito di Tullia Livia era oberato dai debiti contratti per acquistare una villa nelle campagne della parte bassa del territorio di Teate: la casa era destinata a una delle sue amanti, la prima figlia del quattuorviro teatino Lucio Glabro Prisco, rimasta inspiegabilmente incinta. Gaio Aurelio, dunque, accusa il quattuorviro di aver avvelenato Marco Vintex nell’ultima seduta del gallo alle terme, affinché questi si allontanasse “definitivamente” dalla figlia, costretta, poi, anche a un aborto riparatore!

Gaio Aurelio porge una serie di rotoli di papiro al praetor: sono testimonianze, dichiarazioni, identità di testimoni e, soprattutto, la denuncia vergata da Tullia Livia contro il quattuorviro Lucio Glabro Prisco. L’accusa è di essere il mandate dell’omicidio di suo marito!

Aulo Mario è attraversato da una serie di sensazioni: si allontana la possibilità di recuperare i suoi denari dagli eredi di Marco Vintex, si delinea la possibilità di perdere un cliente/finanziatore delle terme come il quattuorviro Lucio Glabro, qualora siano confermate le accuse, si profila la possibilità di dotarsi di una nuova amante, la splendida vedova Tullia Livia, con la quale, durante il dibattito, ha scambiato non pochi sguardi complici e il cui avvicinamento, già pensa, sarà gestito dal suo fidato Gaio.

Al praetor, dopo aver visionato i papiri redatti da Marco Simplicio, non resta che assolvere gli impuntati del processo intentato da Aulo Mario contro gli eredi di Marco Vintex perché il “fatto non sussiste”!

Ora, però, sarà difficile accusare il quattuorviro e ripristinare quell’ordinaria legalita’ nel tranquillo municipium teatino, scossa da un’evento insolito per Teate Marrucinorum.

Avanti il prossimo processo!

— FINE —

Daniele Mancini

Un giorno di ordinaria legalita’ a Teate Marrucinorum

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