UN GIORNO DI ORDINARIA LEGALITA’ A TEATE MARRUCINORUM – prima parte

Per leggere questo articolo occorrono circa 4 minuti

Corre l’anno 869 Ab urbe condita (869 anni dalla fondazione di Roma, corrispondente al 117 d.C., ndr), siamo nel mese di Martius, nel giorno VIII Idvs (otto giorni alle Idi di Marzo, il 15, ndr), l’Optimus Princeps, il primus inter pares Marco Ulpio Nerva Traiano, governa il florido impero, nonostante, da mesi, sia relegato in Cilicia (nell’odierna Turchia, ndr), malato!

La nostra storia coinvolge gli amici di Teate Marrucinorum, il municipium romano della Regio IV Samnium, guidata dai quattuorviri elettivi, Quinto Nimmio Celso, Marco Arrio Pansa, Lucio Glabro Prisco e Sesto Lusio Corbulone, a quasi un anno dalla fine del loro mandato.

Gaio, lo schiavo giudeo del conductor delle Terme di Teate, Aulo Mario Alieno, è in giro per il Foro settentrionale della città, quello posto sul grande horreum ipogeo, alla spasmodica ricerca di un avvocato per il suo padrone. Uno dei clienti delle terme , tale Marco Vintex, un liberto gallo affrancatosi e, fino a qualche settimana fa, lanista di una delle scuole gladiatorie più prestigiose di Teate, ha deciso di suicidarsi nella vasca del calidarium, lasciando un sostanzioso debito di circa tre mesi di bagni non pagati e Aulo Mario intende rivalersi sugli eredi.

Domani ci saranno gli Ancilia, la festa degli scudi, la festa dei dodici scudi sacri utilizzati dai fratelli Salii nelle loro processioni e nei loro riti, giorno di festa ereditato dalla Roma arcaica e, prima di mezzogiorno Gaio deve trovare un’avvocato per imbastire la causa del suo padrone. Ha già pronti una serie dei famosi “testimoni a richiesta” che, in cambio di un generoso compenso, testimonieranno qualsiasi cosa il donatore chiederà loro!

Il Foro settentrionale è affollatissimo: venditori, cambiavalute, artigiani e Gaio è alla ricerca di Aurelia Nonia Corbulone, la procace moglie del quattuorviro, potente magistrato dell’annona urbica, Sesto Lusio Corbulone. Aurelia è frequentatrice delle terme e ha recentemente invitato Gaio anche alla sua festa dei Saturnalia: da allora, la matrona e lo schiavo sono molto in confidenza e Gaio le chiede qualsiasi cosa perché a una delle prime donne della città non sfugge nulla dei suoi concittadini…

Il loro colloquio, di fronte al chiosco di uno dei venditori di animali per i sacrifici ai templi, è serrato: alla fine Aurelia gli nomina uno dei principi della Basilica di Teate, l’avvocato Marco Simplicio Nasone che è riuscito a ottenere numerose sentenze favorevoli per conto del marito Sesto Lusio. Marco Simplicio riceve i suoi clienti presso la sua domus, sulla strada elevata che conduce dai Templi del Foro centrale all’Anfiteatro.

Gaio, senza perder tempo, si dirige verso la domus dell’avvocato, non prima di aver recuperato lo stuolo di testimoni. Attraversano tutto il Foro settentrionale, lastricato da travertino bianco e sesquipedali di terracotta decorati e contornato dalle statue dei Marrucini che hanno fatto la storia di Teate, tra cui gli eroi di Zama, Herius e Pleminius; poi costeggia la Tiburtina di fronte alla Basilica del municipium: la Basilica è un edificio grandioso con una imponente serie di pilastri di travertino e arcate bianchissime. Il registro superiore si presenta con una serie di enormi finestroni necessari a dare luce a tutto l’austero ambiente interno.

Di fronte, per tutta la larghezza del complesso, le bianche gradinate sono frequentate da un continuo viavai di persone: è il luogo di incontro prima delle udienze e si riconoscono avvocati, dal piglio “quasi” aristocratico e abili nell’adescare i clienti più semplici giunti dalle periferie, bravi nel parlare, spesso pessimi nel gestire le cause; i loro assistenti, con i faldoni tra le braccia; i clienti stessi, dagli sguardi attenti ma preoccupati; i “testimoni a richiesta”, sdraiati sui gradoni della basilica; i curiosi di giornata; gli scommettitori sulle cause in corso; semplici cittadini intenti a giocare con tabulae lusoriae di ogni tipo…

Il manipolo di uomini arriva alla domus di Marco Simplicio: Gaio tira la catena della campanella e, dopo qualche attimo, sopraggiunge uno schiavo, il suo amico Tiberio, ad aprire il cancello. Sono introdotti in un piccolo giardino fiorito dai mille profumi e dopo qualche attimo di attesa, entrano in casa: nell’atrium, un enorme impluvium, con due statue in pregiato marmo ai lati che non poco impressionano i “semplici” testimoni, decora l’ingresso. Le pareti sono dipinte con il famoso rosso “pompeiano” e con diverse figure di buon auspicio per gli ospiti raffiguranti il Priapo ma anche Leda nel suo atto carnale con il cigno.

Tiberio, poi, li indirizza verso la biblioteca dove Marco Simplicio, su un triclinio, accoglie Gaio e i testimoni vestito con un abito porpora. Il padrone di Gaio e l’avvocato hanno già avuto un colloquio ma è demandato allo scaltro schiavo giudeo il compito di imbastire la causa con l’avvocato stesso. Questi ascolta la testimonianza di Gaio sulle vicende alle terme che hanno visto lo sfortunato Marco Vintex arrivare fino al suicidio; poi organizza i testimoni e su quanto debbano raccontare davanti al praetor urbis della Basilica teatina.

Nel giro di un’ora termina l’incontro e Marco Simplicio rilascia tutti: appuntamento è per il 14 marzo, il giorno Pridiae Idvs, la vigilia delle Idi, il giorno dei festeggiamenti dei Mamvralia , il giorno in cui si venera la cacciata di Mamvrio Vetvrio. In questa festa Mamurio Veturio, un personaggio semi mitico della Roma arcaica, impersonato da un vecchio vestito di pelli, rappresenta l’anno vecchio e viene scacciato, tra grandi risate dai bambini, con piccole verghe, per far posto all’anno nuovo.

Al rientro alle terme, Gaio colloquia con il suo padrone, riferendogli dell’incontro con l’avvocato e rendendolo partecipe delle “testimonianze a richiesta”. Perché il suo padrone è ancora estremamente contratto in viso dopo aver ascoltato il resoconto del suo schiavo?

–CONTINUA–

Daniele Mancini

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: