venerdì, 1 Marzo 2024
GalleriesScoperte&SitiArcheologici

TOP 10 DELLE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE 2023 – seconda parte

Per leggere questo articolo occorrono 5 minuti

Questa è la seconda parte della  classifica Top 10 delle scoperte archeologiche 2023 elaborata dalla rivista ARCHAEOLOGY, una pubblicazione dell’Archaeological Institute of America, secondo gli editori della rivista stessa. Per la prima parte, clicca qui. Buona lettura.


Xi’an, Cina. Nei pressi di un complesso di tombe reali risalente alla dinastia Han occidentale (206 a.C. – 9 d.C.), gli archeologi cinesi hanno scoperto i resti di oltre 400 animali sacrificati, inclusi i primi scheletri completi di un panda gigante e un tapiro siano mai stati trovati in una tomba in Cina.

Lo scavo ha portato alla luce i resti di 41 diverse specie rare, come uno yak, una tigre, una tartaruga, un pavone verde, una gru dalla corona rossa e una scimmia dal naso camuso, alcuni dei quali furono sepolti con i propri corredi funerari.

Secondo l’archeologo Hu Songmei dell’Accademia di Archeologia dello Shaanxi, la portata del sacrificio animale non ha precedenti nella storia cinese: gli animali furono sepolti con la testa rivolta verso le tombe reali, che includevano quelle dell‘imperatore Wen (regnò dal 180 al 157 a.C.) e di sua madre, la consorte Bo, che morì nel 155 a.C. Le specie rappresentate nel sacrificio, alcune delle quali potrebbero essere state inviate come tributo dal sud-est asiatico, erano status simboli e avevano lo scopo di accompagnare l’imperatore e sua madre nell’aldilà.

Roma, Italia. Gli imperatori romani erano noti anche per mostrare le loro superiori capacità militari e diplomatiche, scrivere trattati filosofici duraturi e costruire grandi edifici. L’imperatore Nerone (regnò dal 54 al 68 d.C.) era famoso, tra le altre peculiarità meno divertenti, per il suo canto.

Secondo diversi autori dell’antica Roma, uno dei luoghi preferiti da Nerone per allungare le corde vocali era un teatro privato da lui costruito nei Giardini di Agrippina, una lussuosa villa appartenuta a sua madre nel quartiere romano vicino al Vaticano.

Il teatro di Nerone è noto dalle fonti letterarie: lo storico romano Tacito potrebbe essersi riferito a questo edificio quando scrisse dell’imperatore che cantava della caduta di Troia mentre guardava Roma bruciare nel luglio del 64 d.C. ma la sua ubicazione precisa era sconosciuta finché gli archeologi romani non ne hanno rinvenuto i resti in un giardino rinascimentale.

Le imponenti rovine includono la cavea del teatro, un’area semicircolare larga oltre 40 metri e uno spazio rettangolare con ingressi e scale. Un altro edificio potrebbe essere stato utilizzato per conservare scenografie e costumi. Entrambe le strutture furono costruite con laterizi risalenti al periodo degli imperatori Giulio-Claudia (27 a.C.–68 d.C.), in particolare Caligola (regnò 37–41 d.C.) e Nerone.

Il teatro era solo una parte dell’autocelebrativa campagna edilizia che Nerone intraprese in tutta la città, che comprendeva la costruzione della Domus Aurea, che fungeva da mostruoso palazzo di piacere privato. Come la Domus Aurea, il teatro di Nerone era decorato con colonne di marmo bianco e colorati, di stucchi ricoperti d’oro, di cui sono stati rinvenuti molti frammenti.

Secondo l’archeologa Marzia Di Mento, che collabora con la Soprintendenza Archeologica di Roma, questa scoperta, ascritta tra le Top 10 delle scoperte archeologiche 2023, ha il duplice valore di confermare l’esistenza di un teatro in laterizi nei Giardini di Agrippina, individuandone l’esatta ubicazione.

Città del Messico, Messico. Il Templo Mayor, con le imponenti piramidi nel cuore degli Aztechi o Mexica, nella capitale Tenochtitlan, è come una matrioska russa. Secondo l’archeologo Leonardo López Luján dell’INAH, gli scavi all’interno di una piramide mesoamericana, ne nasconde un’altra più vecchia e più piccola.

Nel nono dei 13 strati totali identificati, López Luján e il suo team hanno scoperto un piccolo scrigno di pietra vulcanica con 15 figure antropomorfe in serpentino perfettamente conservate, insieme a simboli aztechi di acqua e fertilità come la sabbia marina, un paio di scettri a forma di serpente a sonagli, centinaia di perle di pietra verde e conchiglie, lumache e coralli.

Lo strato del tempio in cui fu ritrovata la cassa risale all’anno 1 Coniglio, o 1454, quando, sotto Montezuma I (regnò dal 1440 al 1469), il tempio subì una delle sue espansioni più impressionanti. All’epoca le statuette avevano già 1.000 anni ed erano state portate a Tenochtitlan da circa 200 miglia di distanza.

Questi tipi di statuine venivano tipicamente prodotte a partire dal 500 a.C. circa. al 680 d.C. dal popolo Mezcala, che risiedeva in un’area che oggi si trova nello stato messicano sudoccidentale di Guerrero. Nel loro spazio più sacro, gli Aztechi facevano propri gli oggetti depredati abbellendoli con la pittura e ponendoli nella prezioso contenitore come offerte al loro dio della pioggia Tlaloc.

Tenochtitlan era il centro del mondo mesoamericano e, secondo, López Luján, i manufatti venivano portati da tutte le province dell’impero e anche oltre i suoi confini. Le figurine Mezcala erano considerate dagli Aztechi reliquie magiche del passato e molte di queste offerte sono cosmogrammi, rappresentazioni in miniatura dell’universo concepito dagli Aztechi.

Lo scrigno e il suo contenuto simboleggiavano un regno mitico noto come Tlalocan che fu ricreato dal Templo Mayor, dove il dio della pioggia conservava l’acqua e il sostentamento.

 

— FINE SECONDA PARTE —

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Top 10 delle scoperte archeologiche Archaeology

 

 

Ciao! Lascia un commento o una tua considerazione. Grazie

error: Il contenuto è protetto!!