mercoledì, 17 Luglio 2024
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TOP 10 DELLE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE 2023 – prima parte

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La rivista ARCHAEOLOGY, una pubblicazione dell’Archaeological Institute of America, pubblica la sua classifica Top 10 delle scoperte archeologiche 2023, secondo gli editori della rivista stessa. Per quelle del 2022, clicca qui e come ogni anno vi propongo il solito resoconto di scoperte archeologiche. Buona lettura.


Distretto autonomo dei Khanty-Mansi, Russia. Da un team internazionale di archeologi è giunta la scoperta che i primi insediamenti fortificati conosciuti furono costruiti da cacciatori-raccoglitori neolitici intorno al 6000 a.C. nella taiga della Siberia occidentale. Gli individui che abitavano la regione vivevano in insediamenti fortificati difesi da palizzate, argini e fossati, ma si pensava che tali siti risalissero a non prima della Prima Età del Ferro, intorno al 1000 a.C. Le datazioni al radiocarbonio ottenute negli anni ’80 in uno di questi siti suggerirono che una delle fortificazione fosse stata costruita millenni prima, nel periodo Neolitico e sorsero notevoli dubi sulle capacità costruttive dei cacciatori-raccoglitori dell’epoca.

L’archeologa Ekaterina Dubovtseva dell’Istituto di Storia e Archeologia dell’Accademia russa delle Scienze conferma che molti erano i dubbi dell’accuratezza della datazione e, recentemente, un team guidato dalla Dubovtseva e dall’archeologo della Libera Università di Berlino Henny Piezonka ha condotto una nuova datazione al radiocarbonio di 20 insediamenti fortificati della taiga e ha confermato che i primi siti difensivi furono effettivamente costruiti da cacciatori-raccoglitori neolitici circa 8.000 anni fa, rendendoli i primi esempi scientificamente datati di tali fortezze nella storia dell’uomo.

La Dubovtseva osserva che durante il Neolitico il numero di individui che vivevano nella zona della taiga aumentò notevolmente a causa delle nuove condizioni climatiche miti e l’ambiente della Siberia occidentale che oggi sembra aspro e ostile, per i cacciatori-raccoglitori e pescatori neolitici era un vero paradiso. Il boom demografico avrebbe portato a tensioni che indussero le popolazioni neolitiche a racchiudere e fortificare i loro villaggi invernali. La Dubovtseva ricorda che dalle fonti scritte e la storia orale del Medioevo e della prima età moderna, gli abitanti della Siberia occidentale vivevano in fortezze che potevano essere attaccati dai loro vicini in qualsiasi momento e, molto probabilmente. questi insediamenti riflettono quelli di origini neolitica.

Machu Picchu, Perù. Incastonata su un crinale montuoso nella valle dell’Urubamba, Machu Picchu fu costruito come una sorta di una ampia tenuta reale appartenente all’imperatore Inca Pachacuti (regnò intorno al 1420 –1472). Una squadra di servitori, lavoratori qualificat0, tra cui artigiani e specialisti religiosi, manteneva viva la tenuta tutto l’anno mentre l’imperatore e il suo entourage risiedevano nella capitale di Cuzco, a circa 70 chilometri di distanza. Solo nel 1912, l’esploratore Hiram Bingham scavò le sepolture di più di 100 di questi servitori fuori dalle mura della tenuta. Alcuni furono sepolti con ceramiche decorate sia in stile provinciale Inca che di importazione, comprese raffigurazioni di persone in abiti amazzonici e con indumenti simili a quelli degli Inca.

Un nuovo studio genetico su 34 servitori, condotto dagli archeologi Richard Burger e Lucy Salazar dell’Università di Yale, dall’archeologo Jason Nesbitt dell’Università di Tulane e dall’antropologo biologico Lars Fehren-Schmitz dell’Università della California, a Santa Cruz, rivela che i custodi di Machu Picchu provenivano da quasi ogni parte del vasto impero Inca, che al suo apice si estendeva lungo la costa occidentale del Sud America, dall’attuale Ecuador settentrionale fino al nord dell’Argentina e a parti del Cile.

I ricercatori sono rimasti particolarmente sorpresi nell’apprendere che un terzo degli individui proveniva da due diverse regioni della lontana Amazzonia, suggerendo che almeno una parte dell’Amazzonia fosse più pienamente integrata nell’impero Inca in modi che gli studiosi non avevano ancora compreso. Secondo , il popolo amazzonico non era solo dall’altra parte di una frontiera e aveva lontani rapporti commerciali con gli Inca. Le analisi indicano i servitori furono trasferiti a Machu Picchu individualmente e non come famiglie o gruppi comunitari. La maggior parte dei maschi proveniva dagli altopiani, mentre una parte significativa delle femmine sembra aver avuto antenati associati alle pianure e alle regioni costiere. Mentre vivevano a Machu Picchu, questi individui ebbero figli e formarono nuovi legami familiari, creando una comunità etnicamente diversificata.

El Hibeh, Egitto. Un frammento di papiro di circa 25×15 cm è, secondo i ricercatori, parte del primo testo mai prodotto al mondo. Come molti dei volumi che riempiono uffici, biblioteche e abitazioni, ha avuto molte vite. Il frammento di papiro, che fu portato alla luce insieme a centinaia di altri pezzi di papiro nel sito di El Hibeh nel 1902, inizialmente era un documento rilegato risalente al 260 a.C. che registrava le aliquote fiscali per la birra e l’olio, riportate in lettere greche utilizzando inchiostro nero. Il foglio venne poi staccato dalla rilegatura e utilizzato come missiva prima di essere nuovamente trasformato quando venne dipinto con immagini, tra cui una raffigurante il dio Horus dalla testa di falco, e riutilizzato come involucro per una mummia durante il Periodo tolemaico (304 –30 a.C.).

Utilizzando l’imaging microscopica e multispettrale, un team guidato dalla conservatrice Theresa Zammit Lupi dell’Università di Graz ha scoperto come è stato realizzato il libro. Secondo la Zammit Lupi, un semplice foglio di papiro, piegato in due, scritto sopra e stato trasformato in una sorta di opuscolo. I diversi bifolii, o fogli singoli piegati al centro, erano attaccati tramite delle puntine in materiale flessibile utilizzato per unire due cose insieme, simile a un moderno raccoglitore ad anelli. La presenza di fori per il passaggio delle puntine, una manciata dei quali presenta ancora resti di filo, e il trasferimento simmetrico dell’inchiostro lungo la piega precisa al centro, hanno confermato che un tempo il bifolio era stato rilegato all’interno di un antico manoscritto.

La Zammit Lupi ritiene che un contabile debba aver staccato il bifolio dal volumen originale, piegato e sigillato la lettera e poi passata a un creditore o a un debitore per riscuotere o pagare una somma. La scoperta spinge indietro di secoli le origini della rilegatura: il libro più antico precedentemente conosciuto risale al I o al II secolo d.C. e questa testimonianza è antecedente di circa 400 anni. Il documento potrebbe essere indicativo di come avvenivano le transazioni, di come le persone vivevano, scrivevano e si scambiavano informazioni, non più su un classico rotolo.

 

— FINE PRIMA PARTE —

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Archaeology

 

 

 

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