MACHU PICCHU COSTRUITA SU UNA FAGLIA

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L’antico complesso inca di Machu Picchu è considerato uno dei più grandi monumenti architettonici dell’umanità.

Costruito nell’ultimo quarto del XIV secolo d.C. in una remota area andina, in cima a una stretta cresta sopra il Canyon dell’Urubamba, sul fiume Vilcanota-Urubamba , il sito è rinomato per la sua perfetta integrazione con il paesaggio spettacolare.

La posizione della cittadella ha a lungo posto interrogativi ai vari studiosi: perché gli Incas hanno costruito il loro capolavoro archietettonico in un posto così inaccessibile? La ricerca multidisciplinare suggerisce che la risposta potrebbe essere correlata ai difetti geologici che si trovano al di sotto del sito.

Recentemente, durante l’incontro annuale della Geological Society of America (GSA) a Phoenix, Rualdo Menegat, geologo dell’Università Federale del Rio Grande do Sul, ha presentato i risultati di un’analisi geo-archeologica dettagliata che suggerisce che gli Incas abbiano intenzionalmente costruito Machu Picchu, come altre loro città, in luoghi in cui si incontrano delle faglie tettoniche.

Secondo Menegat, la posizione di Machu Pichu non è una coincidenza perchè sarebbe impossibile costruire un sito del genere in alta montagna se il substrato su cui impostare le fonazioni non fosse fratturato.

Usando una combinazione di immagini satellitari e misure sul campo, Menegat ha mappato una fitta rete di fratture e faglie che si intersecano sotto il sito di Machu Picchu, patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 1983. La sua analisi indica che queste caratteristiche variano ampiamente in scala e dimensioni, da minuscole fratture visibili nelle singole rocce, a grandi linee di centinaia di chilometri che corrono parallele ad alcune delle valli fluviali della regione.

Menegat ha scoperto che le fratture corrispondono alle principali faglie responsabili del sollevamento delle Ande centrali negli ultimi otto milioni di anni. Inoltre, alcune di queste faglie sono orientate a nord-est-sud-ovest e altri a nord-ovest-sud-est, creano una sorta di “X” al cui centro è posta proprio Machu Picchu.

La mappatura di Menegat suggerisce che i settori urbani della cittadella e i campi agricoli circostanti, nonché i singoli edifici e le proprie scale di accesso, sono tutti orientati lungo le direzioni rilevate delle faglie. Secondo Menegat anche altre antiche città inca, tra cui Ollantaytambo, Pisac e Cusco, si trovano all’intersezione di faglie, la cui presenza sembrerebbe sottolineare i difetti geologici del sito.

I risultati di Menegat indicano che la sottostante rete di faglie e fratture è parte integrante della costruzione di Machu Picchu, quanto le sue leggendarie pietre. Queste murature senza malta presentano conci così perfettamente allineati che è impossibile far passare un foglio di carta tra le giunture.

Gli artigiani e gli architetti inca hanno approfittato degli abbondanti materiali da costruzione provenienti dalla zona di faglia che, afferma Menegat, la cui frattura avrebbe predisposto le rocce a rompersi lungo precisi piani di debolezza, riducendo notevolmente l’energia necessaria per scolpirle.

Oltre a contribuire a modellare le singole pietre, secondo Menegat, la rete di faglia di Machu Picchu, probabilmente, offriva agli Incas altri vantaggi. Il principale tra questi era una fonte d’acqua che i “difetti tettonici” dell’area hanno permesso che fosse incanalata direttamente sul sito. Un altro vantaggio, che personalmente ritengo effimero, è datta dalla posizione del sito su un’alta cima, che lo ha isolato da valanghe e frane, rischi comuni in questo ambiente montano.

La presenza delle fratture tettoniche al di sotto di Machu Picchu hanno contribuito affinché il sito si drenasse sempre velocemente durante gli intensi temporali nella regione. 

Machu Picchu ci mostra chiaramente che la civiltà Inca era un impero di rocce fratturate.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: GSA

INCAS

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