STUDIO SUL BIMBO NEANDERTHALIANO DI LA FERRASSIE, FRANCIA

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Gli studi più recenti non sono completamente in grado di fornire lumi su usi e consuetudini dell’Uomo di Neanderthal, incluso la fase rituale delle sepolture, un argomento che ancora divide gli studiosi. Recentemente, un gruppo internazionale di ricercatori ha pubblicato uno studio sulla rivista Nature circa le caratteristiche dell’inumazione di un bambino neanderthaliano deposto, circa 41.000 anni or sono, nel famoso giacimento paleolitico di La Ferrassie, in Dordogna, Francia.

All’età di circa 2 anni, al momento della morte, il bambino sarebbe stato deposto in una fossa scavata in uno strato di sedimenti altrimenti archeo-paleontologicamente sterile. La ricerca, condotta da Antoine Balzeau del Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi, conferma che il bambino avrebbe fatto parte di uno degli ultimi gruppi di Neanderthaliani della regione.

Numerosi sono gli studi sulle sepolture neanderthaliane ma, spesso, non hanno fornito teorie indiscutibili: dozzine di resti di Uomo di Neanderthal sono stati portati alla luce in Eurasia: molti sono stati trovati prima dell’avvento delle nuove tecniche archeologiche di ricerca, numerosi sono i dubbi sui risultati e sulla loro interpretazione.

I gruppi di Neanderthaliani cronologicamente e geograficamente vicini a quelli di La Ferrassie hanno mostrato una serie di rapporti conflittuali con i defunti, forse seppellendone alcuni, forse mangiandone altri. Il cannibalismo è stato persino propagandato, in una ricerca pubblicata nel 2016 sempre su Nature, come un potenziale contributo alla loro estinzione, a causa dell’infezione da kuru, la forma umana della malattia di Creutzfeldt-Jakob della mucca pazza.

Tra i casi più interessanti di sepoltura c’è l’esemplare di senescente neanderthaliano i cui resti furono trovati a La Chapelle-aux-Saints, in Francia, nel 1908, considerato intenzionalmente sepolto in una fossa. Un altro sito straordinario è quello della Grotta di Shanidar, nel Kurdistan iraqeno, che alcuni ritengono sia una vera necropoli neanderthaliana. Vi sono stati rinvenuti circa 10 corpi di Uomo di Neanderthal, di cui uno potrebbe essere stato adagiato su un letto di fiori.

A causa del considerevole numero di individui identificati nel rifugio roccioso di La Ferrassie, sette fino ad oggi, alcuni studiosi lo considerano una ulteriore necropoli neanderthaliana e il bimbo dello studio è stato identificato come Uomo di Neanderthal sulla base del DNA mitocondriale.

I primi sei individui di Uomo di Neanderthal, parziali o completi, furono rinvenuti a La Ferrassie circa un secolo fa. Successivamente sono stati identificati come due adulti e quattro bambini di varie età, una proporzione non sorprendente visti i tassi di mortalità infantile nella preistoria. Tuttavia, solo quando il sito è stato rivisitato all’inizio degli anni ’70 che sono stati trovati i resti di un nuovo bambino: cranio, bacino e ossa della mano, vertebre cervicali e parte delle ossa della gabbia toracica.

Il nuovo studio ha analizzato le informazioni raccolte fino ad oggi e prevede che i ricercatori possano eseguire nuove analisi genetiche e strutturali sui resti. Sulla base delle note originali, il cranio del bambino sarebbe stato rinvenuto poco più in alto del bacino e tutti i resti in generale sono orientati verso ovest, in contrasto con l’inclinazione dei sedimenti e degli strati archeologici nel settore di rinvenimento: questo dettaglio ha convinto i ricercatori che la deposizione sia stata, dunque, scavata!

Una nuova analisi ha rilevato che le ossa del piccolo neanderthaliano siano meglio conservate di quelle degli animali i cui resti sono stati trovati nello stesso strato archeologico, principalmente bisonti e altri piccoli erbivori. Gli studio ipotizzano, quindi, che il corpo del bambino sia stato sepolto rapidamente dopo la morte. Gli ossi animali, inoltre, mostrano segni di manipolazione, macellazione, segni di tagli e alterazioni da fuoco

Questa ricerca non conferma che tutti i Neanderthaliani siano stati deposti in tombe ma è probabile, ritengono ancora gli studiosi, che i Neanderthaliani di La Ferrassie possano essere stati influenzati dai primi Sapiens con cui sono venuti a contatto, prima di quanto si possa pensare.

Molte nuove ricerche confermerebbero che i Sapiens siano migrati in Europa a ondate e si siano mescolato con le popolazioni di Neanderthaliani, forse già in declino, convivendo per millenni i territori dell’Eurasia e incrociandosi tra di loro

Il sito di La Ferrassie comprende una grotta e due ripari: la stratigrafia del Grande riparo attesta un prolungato insediamento musteriano (industria litica e citate sepolture), seguito da una serie di livelli con industrie del Paleolitico superiore. Più tardi il giacimento fu abitato dai  Sapiens del Paleolitico superiore e negli strati corrispondenti all’Aurignaziano (40.000-18.000 anni fa) sono stati trovati dei blocchi con qualche incisione o pittura scarsamente leggibili.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

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