SCOPERTO IL PIU’ GRANDE INSEDIAMENTO NEOLITICO ISRAELIANO

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Le verifiche di archeologia preventiva, durante la costruzione di una nuova autostrada, hanno permesso di portare alla luce un insediamento neolitico di 9000 anni, appena fuori Gerusalemme.

I gruppi umani vissuti durante il Neolitico in quel sito erano gruppi molto eterogenei: molti di loro erano agricoltori che avevano immagazzinato centinaia di migliaia di semi di legumi, tra cui lenticchie, ceci e fagioli, nei propri impianti di stoccaggio; inoltre allevavano anche capre, mucche e maiali; cacciavano anche selvaggina, come gazzelle, cervi, lupi e volpi, come mostrano i resti di animali trovati nel sito, e commerciavano con le regioni vicine, come quella che ora è la Turchia, la Giordania e le aree intorno al Mar Rosso.

Hamoudi Khalaily e Jacob Vardi, archeologi funzionari dell’Israel Antiquities Authority confermano che questa è stata la prima volta che un tale insediamento di così larga scala, del periodo neolitico risalente a 9000 anni or sono, sia stato scoperto in Israele. Infatti, secondo gli studiosi, da 2000 a 3000 individui vivevano qui, paragonando il sito a una metropoli odierna.

Gli archeologi erano già a conoscenza del sito di Motza da decenni: tuttavia, ora che le autorità statali hanno deciso di progettare e costruire un nuovo ingresso autostradale e delle nuove rotatorie, l’Israel Antiquities Authority ha inviato una squadra per effettuare uno scavo su vasta scala dell’insediamento neolitico, rendendo il sito il più grande scavo neolitico nel paese.

Durante il Neolitico, i gruppi di cacciatori-raccoglitori hanno iniziato a coltivare e creare insediamenti permanenti e non è stata una sorpresa quando sono stati rinvenuti grandi edifici con diversi ambienti, attribuibili a strutture pubbliche e luoghi per i rituali. Gli edifici erano separati da vicoli più o meno grandi, a dimostrazione del fatto che l’insediamento avesse una struttura piuttosto avanzata. Alcuni edifici avevano persino pavimenti in gesso.

Il team ha rinvenuto anche delle sepolture sotto e intorno alle abitazioni. Alcune delle sepolture contenevano anche corredi funerari e offerte destinate ad aiutare i defunti nell’aldilà. Alcuni di questi manufatti erano di provenienza esterna: perle di ossidiana dall’Anatolia, conchiglie dal Mar Mediterraneo e dal Mar Rosso, confermando che gli individui di Motza commerciavano con le regioni limitrofe.

Dallo scavo delle tombe sono spuntati anche numerosi braccialetti di pietra e madreperla che, per le loro piccole dimensioni, erano probabilmente indossati da bambini o giovani adolescenti, che una sepoltura ha mostrato che erano posti sulla parte superiore del braccio.

Il sito ha riportato anche migliaia di punte di freccia per la caccia in pietra e selce, asce per tagliare alberi o per la caccia, lame, rasoi e coltelli, nonché frammenti di statue di idoli risalenti al periodo neolitico.

La datazione al radiocarbonio dei semi trovati nel sito indica che i gruppi umani hanno vissuto in quel sito 9000 e 8800 anni fa.

Dopo la fine del periodo Neolitico, i gruppi umani hanno continuato a vivere nel sito. Il sito di Motza doveva essere molto ricercato perché posto nei pressi di una grande sorgente e a diverse sorgenti più piccole. Il sito oggi è a soli 5 km da Gerusalemme, sulle rive del torrente Sorek. L’intero sito di Motza copre una superficie di circa 40 ettari.

Lo scavo è ancora in corso e presto saranno resi pubblici tutti i risultati delle ricerche effettuate ed esposti, negli importanti musei archeologici israeliani, i manufatti rinvenuti.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Science Alert

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