LO SVILUPPO DELL’AGRICOLTURA INTENSIVA NELL’ANTICA MESOPOTAMIA, NUOVO STUDIO

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I ricercatori della Rutgers, la State University of New Jersey,  hanno portato alla luce le prime tracce di un cerale denominato miglio di ginestra (Panicum miliaceum) nell’antica Mesopotamia iraqena, mettendo in dubbio le teorie sulle prime pratiche agricole dell’umanità. Gli studi sulla scoperta sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports .

Elise Laugier, archeologa ambientale e post-dottorato alla National Science Foundation, osserva che, nel complesso, la presenza del miglio selvatico nell’antico Iraq mette in discussione la letteratura classica sullo sviluppo agricolo nella regione, così comesono stati interpretati  i modelli sulle società antiche e le loro fonti di approvvigionamento.

Il miglio di ginestra o selvatico è un tipo di pianta estiva straordinariamente robusta, a crescita rapida e versatile che è stato addomesticata per la prima volta nell’Asia orientale. I ricercatori hanno analizzato resti microscopiche di piante (fitoliti) di Khani Masi, un sito ascrivibile alla seconda metà del del II millennio a.C. (1500-1100 a.C. circa) nella regione del Kurdistan dell’Iraq.

“La presenza di questo cereale minore proveniente dall’Asia orientale in Iraq evidenzia la natura interconnessa dell’Eurasia durante questo periodo, contribuendo alla conoscenza della prima globalizzazione alimentare. Secondo Laugier, la scoperta del miglio e, quindi, l’evidenza delle pratiche di coltivazione estiva, costringerebbe anche a riconsiderare la capacità e la resilienza dei sistemi agricoli che sostenevano e rifornivano le prime città, stati e imperi della Mesopotamia.

La scoperta del miglio di ginestra nell’antica Mesopotamia è stata sorprendente per ragioni ambientali e storiche. Fino ad oggi, i ricercatori pensavano che il miglio non fosse coltivato in Iraq fino alla costruzione dei sistemi di irrigazione imperiali realizzati del I millennio a.C. Il miglio generalmente richiede precipitazioni estive per svilupparsi ma l’Asia sud-occidentale ha un clima invernale umido ed estivo secco e la produzione agricola si basa quasi interamente su colture coltivate durante l’inverno, come grano e orzo.

Se la produzione agricola è stata la base per sostenere e rifornire le città, gli stati e gli imperi mesopotamici, le nuove tracce dei ricercatori indicanti che le colture cerealicore fossero, in effetti, coltivate ​​nei mesi estivi significa che studi precedenti probabilmente hanno ampiamente sottovalutato le capacità e la resilienza delle antiche società del sistema alimentare agricolo negli ecosistemi semi-aridi.

Il nuovo studio si ingloba nella crescente ricerca archeologica che mostra che in passato l’innovazione agricola era un’iniziativa locale, adottata nell’ambito delle strategie di diversificazione locale già molto prima che venissero utilizzate nei regimi imperiali volti all’intensificazione della produzione agricola: nuove informazioni, dunque, potrebbero avere un impatto su come le innovazioni agricole si siano sviluppate, fino a oggi.

Laugier ritiene che, sebbene il miglio non sia un alimento comune o una delle colture preferite nel semi-arido sud-ovest asiatico, è ancora comune in altre parti dell’Asia e dell’Africa. Il miglio, infatti, è un cereale senza glutine, a crescita rapida, a basso fabbisogno idrico e nutriente che potrebbe avere un grande potenziale per aumentare le capacità di resilienza dei nostri sistemi alimentari semi-aridi.

Gli innovatori agricoli di oggi dovrebbero considerare di investire in sistemi alimentari più diversificati e resilienti, proprio come facevano o gruppi umani nell’antica Mesopotamia”.

Laugier spera di rendere la tipologia di analisi sul fitolito un tipo di diagnostica più comune nello studio dell’antico Iraq perché potrebbe sfidare le varie teorie sulla storia e la pratica dell’agricoltura nella regione.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Fonte: Rutgers University

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