IL COMMERCIO DI LEGNAME ALLA BASE DELL’ECONOMIA DELL’IMPERO ROMANO

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I Romani devono molto della loro grandezza al fiorente commercio di legname, soprattutto quello a lunga distanza, per costruire la maggior parte delle formidabili strutture di cui si avvalevano. In una recente ricerca, pubblicata sulla rivista PLOS ONE, Mauro Bernabei, del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ha evidenziato le peculiarità di questo prodotto fondamentale per l’economia romana.

I requisiti del legname erano complessi, a partire dalle diverse tipologie di piante provenienti da vari lughi sparsi nell’Impero Romano; il loro utilizzo variava per molti scopi, dall’edilizia, alle costruzioni navali, alla legna da ardere per le abitazioni e, soprattutto, le terme.

Il commercio di legname nell’antica Roma è stato poco indagato dalle varie ricerche, soprattutto perché poco materiale è stato rinvenuto in uno stato adeguato per essere analizzato. In questo studio, il team di Bernabei riesce a datare con successo, determinandone l’origine, alcuni campioni di legname del periodo romano insolitamente rinvenuti in alcuni scavi e ben conservati.

Le ventiquattro assi di legno di quercia, del genere Quercus, analizzate in questo studio, sono state rinvenute durante la costruzione della metropolitana, linea C, di Roma nel periodo 2014-2016. Componevano una parte delle fondamenta della porticus di un giardino di una ricca domus finemente decorata, all’altezza dell’attuale Via Sannio. 

Il team di studiosi ha analizzato la larghezza degli anelli di accrescimento delle assi, eseguendo un’indagine dendrocronologica, determinando, con successo, la datazione media di almeno tredici delle ventiquattro tavole.

Confrontando le tavole datate di Via Sannio con le cronologie di riferimento delle querce del Mediterraneo e dell’Europa centrale, gli autori hanno scoperto che le querce utilizzate la porticus romana provenivano dal Massiccio del Giura, nella Francia orientale, a oltre 1700 km di distanza!

Sulla base dell’alburno (la parte legnosa più giovane del tronco degli alberi) presente in otto dei tredici campioni, gli autori sono stati in grado di restringere la data in cui queste querce sono state abbattute, ossia tra il 40 e il 60 d.C., determinando che tutte le altre tavole provenivano da alberi vicini. 

Le dimensioni del legname e la vasta distanza percorsa, avrebbero suggerito ali autori dello studio che i commercianti del legno abbiano condotto i loro prodotti attraverso il galleggiamento sui fiumi Rodano e Soana (un suo affluente) fino ai porti sul Mediterraneo e poi, nuovamente, su per il fiume Tevere fino a Roma.

Gli autori osservano che la difficoltà di ottenere queste tavole, che non sono state appositamente prodotte per una funzione estetica ma utilizzate nelle fondamenta della porticus, suggerisce che l’organizzazione logistica dei commerci dell’antica Roma era considerevole, con a disposizione una rete commerciale era molto avanzata.

Bernabei osserva che questo studio dimostra che, in epoca romana, il legno proveniente dai boschi naturali della Francia nord-orientale veniva utilizzato per scopi edilizi per edifici al centro di Roma. Considerando la distanza, le dimensioni del legname e i mezzi di trasporto con tutti i vari possibili ostacoli lungo la strada, la ricerca sottolinea l’importanza del legno per i Romani e la potente organizzazione logistica della loro società.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: PLOS ONE

Roma 3D

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