FERRO PER RIPARARE LE STRADE DI POMPEI

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Pompei, i suoi resti, i suoi manufatti, i suoi abitanti, una continua fucina di scoperte che team internazionali di archeologi compiono ormai giornalmente. Un nuovo controverso studio rivela, infatti, che gli addetti alla manutenzione delle strade usavano il ferro fuso per ripararle.

La scoperta rivela un metodo precedentemente sconosciuto delle riparazioni stradali romane e, secondo Eric Poehler, docente presso l’Università del Massachusetts Amherst, Juliana van Roggen, ricercatrice indipendente, e Benjamin Crowther, dottorando presso l’Università del Texas di Austin, rappresenta la prima attestazione su larga scala dell’uso romano del ferro fuso.

L’articolo è stato recentemente pubblicato sull’American Journal of Archaeology, destando notevole interesse.

E’ sempre bene ricordare che quando il Vesuvio eruttò, coprì la città di cenere e lava; sebbene l’eruzione abbia ucciso migliaia di abitanti di Pompei, ha anche conservato la città nel tempo.

Molte delle strade di Pompei erano pavimentate in pietra, non solo vulcanica e, durante un’attenta ricerca del luglio 2014, gli archeologi hanno scoperto che nel corso del tempo, il passaggio dei carri erodeva ulteriormente i solchi preventivamente realizzati per il loro passaggio formando buchi profondi o solchi. Ripavimentare le strade sarebbe stato un processo costoso e dispendioso in termini di tempo, i documenti storici e i resti archeologici attestato questo, e avrebbero potuto bloccare la città per mesi.

Secondo gli autori della ricerca, i Pompeiani hanno escogitato un’altra opzione per la riparazione delle strade, geniale e non convenzionale allo stesso tempo: dopo aver reso il ferro o scorie e residui allo stato fuso, lo hanno versato in centinaia di riparazioni individuali sopra, sotto e dentro le pietre e i basoli stradali più importanti della città.

Dopo che il ferro fuso sarebbe stato versato, prima che il metallo indurisse, per riempire ulteriormente i buchi, gli operai pompeiani avrebbero introdotto, oltre al ferro, altri materiali come la pietra, frammenti di terracotta affinché i fori potessero essere completamente riempiti. Questo metodo di riparazione, dunque, è risultato più economico e più veloce rispetto alla  costosa ripavimentazione della strada.

Il motivo per il quale i romani abbiano introdotto il ferro liquefatto nelle strade di Pompei rimane un mistero. Pare, però, che fossero attrezzati: gli operai avrebbero dovuto fondere ferro o le scorie di metallo tra i 1.100 a 1.600 gradi Celsius, a seconda del tipo di ferro fuso, e, scrivono i ricercatori, osservando che le fornaci romane utilizzate, hanno dedotto che sia stato possibile raggiungere queste temperature.

Durante le ricognizioni, gli archeologi hanno rinvenuto numerosi esempi di scorie di ferro caduti nei pressi di carreggiate stradali che non richiedevano riparazioni, suggerendo che, a volte, il metallo fuso venisse versato accidentalmente durante i trasporti per le strade di Pompei.

È probabile, ovviamente, che gli schiavi portassero il ferro fuso attraverso Pompei: si ricorda che le magistrature delle città romane erano dotate di un numero considerevole di schiavi “pubblici” e, quindi, avrebbero potuto usarli per svolgere compiti pubblici come, appunto, le riparazioni stradali.

Il prossimo passo della ricerca sarà quello di analizzare la composizione chimica del ferro per comprendere dove sia stato estratto.

Attendiamo, fiduciosi, i risultati!

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Pompei

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