lunedì, 27 Maggio 2024
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NUOVI STUDI SULLE POLICROMIE DEI MARMI DEL PARTENONE

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Nuove indagini scientifiche e di imaging sono state realizzate sulle sculture del Partenone da parte di un team coadiuvato dal King’s College di Londra e hanno identificato tracce delle policromie  originali utilizzata per decorare i pregiati marmi esposti al British Museum, rivelando che un tempo erano in realtà colori molto vivaci!

I Marmi del Partenone sono stati ammirati per secoli per il loro vivido bianco brillante, eppure nuove analisi dimostrano  che non sono sempre state di questo colore. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Antiquity.

Un team di ricercatori del King’s, del British Museum e dell’Art Institute di Chicago ha utilizzato tecniche di imaging digitale e strumentazione scientifica per esaminare le sculture a livello microscopico e ha scoperto una ancora impressionante presenza di “vernice sopravvissuta”, rivelando che le sculture erano state originariamente dipinte in molteplici colori

Secondo Will Wootton, ricercatore di arte classica e archeologia e capo del dipartimento di Studi classici, anche se le superfici non erano esplicitamente preparate per l’applicazione della policromie, taglio e colore erano unificati nella loro concezione artistica. Gli artisti del Partenone erano in sintonia con la scultura policroma finale prevista, fornendo superfici che evocavano trame simili a quelle dei soggetti e degli oggetti rappresentati. È probabile che i pittori abbiano approfittato di queste superfici per ottenere effetti finali sorprendenti.

I ricercatori hanno utilizzato l’imaging a luminescenza indotta dal visibile sui Marmi del Partenone del British Museum, una tecnica non invasiva sviluppata dal Giovanni Verri dell’Art Institute di Chicago, tecnica in grado di rilevare tracce microscopiche di un pigmento chiamato blu egizio, rivelando i più piccoli resti di vernice.
Il blu egizio è un pigmento artificiale composto da calcio, rame e silicio ed era già utilizzato in Egitto intorno al 3000 a.C., costituendo l’unico pigmento blu utilizzato in Grecia e a Roma.

Sulle sculture sono state rilevate anche piccole tracce di pigmento bianco e porpora. Il vero pigmento porpora era molto prezioso nell’antico Mediterraneo e veniva prodotto dai crostacei, ma a quanto pare il porpora del Partenone non lo era.

La vernice sulle statue antiche spesso non sopravvive nel tempo, soprattutto se esposta agli elementi nel corso dei secoli e così, quando le sculture dell’antica Grecia furono studiate, la maggior parte del colore era già svanito. Ciò fece sì che per molto tempo si credesse credessero che l’arte greca antica utilizzasse solo marmo bianco.

Verri conferma, dunque, che nonostante le tracce di colore non siano mai state rinvenute e si sa poco su come fossero dipinte le sculture, gli intagli delle sculture non presentano alcun intervento tecnico distinto tra la finitura superficiale del marmo e l’applicazione della vernice. Ciò indica che gli scultori si siano concentrati sulla riproduzione della forma prevista (ad esempio lana, lino, pelle, ecc.), piuttosto che sulla realizzazione di una superficie speciale per l’adesione della vernice attraverso, ad esempio, abrasione.

Questi risultati preliminari suggeriscono che le policromie delle sculture del Partenone sia stata un’impresa più elaborata di quanto mai immaginato, supportando la convinzione che i colori, insieme alle incisioni sulla scultura, fossero ugualmente importanti per i suoi creatori e per il pubblico fruitore.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: King’s College di Londra

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