venerdì, 12 Luglio 2024
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EVOLUZIONE DELLA CACCIA AI GRANDI PREDATORI TRA LA PREISTORIA E LA PROTOSTORIA DEL VICINO ORIENTE

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Durante le campagna archeologiche, gli archeologi raramente rinvengono i resti di grandi predatori come leopardi, leoni e orsi. Un archeologo dell’Università di Haifa, Ron Shimelmitz e alcuni suoi colleghi, in uno studio pubblicato sulla rivista Cambridge Archaeological Journal si sono chiesti se, esaminando un gran numero di siti sviluppatisi nel corso di migliaia di anni, potessero identificare le tracce che dimostrano come gli antichi cacciatori cacciavano queste temibili creature.

Secondo i ricercatori, la presenza di questi grandi carnivori costituisce una caratteristica culturale significativa a lungo termine che inizia con le prime comunità di cacciatori-raccoglitori stanziali della Cultura natufiana.

Il team ha esaminato i rapporti sui resti di animali scoperti bei siti del Vicino oriente meridionale (oltre 500 ricostruzioni archeozoologiche) risalenti a un periodo compreso tra 25.000 e 2.500 anni fa. Hanno scoperto che la frequenza con cui sono stati trovati resti scheletrici di leopardi, leoni e orsi è cambiata nel tempo. Gli ossi di leopardo erano relativamente numerose nei siti risalenti al periodo neolitico (9700-4700 a.C.), ma erano praticamente inesistenti negli insediamenti successivi dell’Età del Rame e del Bronzo (4700-1200 a.C.), dove, invece, ossi di orso e di molti leoni era molto preponderanti.

Secondo Shimelmitz, se un particolare gruppo di ossi fosse il semplice risultato di incontri casuali con predatori, non ci si aspetterebbe di identificare uno schema!

I ricercatori ipotizzano, dunque, che lo spostamento del numero dei grandi predatori cacciati rifletta la mutevole importanza simbolica degli stessi nel tempo. Quando i gruppi umani si riunirono per la prima volta in insediamenti permanenti nel periodo neolitico, il leopardo solitario e notturno, simbolo del pericoloso mondo naturale, potrebbe aver acquisito un significato speciale, sicuramente anche da rispettare ma, soprattutto, da proteggersene.

Successivamente, quando le società divennero più complesse e le gerarchie sociali si svilupparono, nell’Età del rame e del Bronzo, il leone e l’orso potrebbero essere diventati più importanti come simboli di autorità.

Il team di archeologi ha scoperto come gli ossi del cranio e delle zampe del leone fossero particolarmente ben rappresentate nei siti risalenti all’Età del Bronzo (3700-1200 a.C.), portandoli a ipotizzare che fossero un’appendice rituale di quel che restava delle pellicce. Secondo Shimelmitz, indossare pellicce degli animali cacciati, come il leone,  avrebbe permesso agli individui di prolungare per lungo tempo anche il valore simbolico e rituale della caccia al leone.

Il “cambiamento”, dunque, è meglio compreso come il riflesso dell’interazione tra la preziosa segnalazione e il simbolismo rituale mentre interagiscono attraverso processi millenari di crescente complessità socio-politica.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Haifa

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