ARTE RUPESTRE SPAGNOLA REALIZZATA DAI NEANDERTHALIANI DI 65.000 ANNI FA

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L’origine e la data di comparsa dell’arte rupestre preistorica sono oggetto di continuo dibattito. La famosa grotta spagnola Cueva de Ardales è uno dei punti della discussione perché una formazione di colate di carbonato di calcio è macchiata di rosso ocra in alcuni punti. Questa colorazione è stata datata a circa 65.000 anni ma fino ad oggi una parte della comunità scientifica l’ha attribuita a un rivestimento naturale di ossido di ferro depositato dall’acqua percolante.

Tuttavia, tale ipotesi è stata respinta dai risultati pubblicati in uno studio realizzato da un team internazionale di scienziati tra ricercatori dell CNRS francese. I membri del team hanno analizzato campioni di residui di rosso ocra raccolti dalla superficie della colata e li hanno confrontati con i depositi ricchi di ossido di ferro nella grotta.

Hanno concluso che il pigmento a base di ocra sarebbe stato applicato intenzionalmente, cioè dipinto, dagli Uomini di Neanderthal che hanno popolato quella grotta, che i moderni Sapiens , erano ancora lontani dal fare la loro comparsa nel continente europeo e che, cosa altrettanto importante, il pigmento sarebbe stato probabilmente portato nella grotta da un fonte.

Lo studio ha messo in evidenza che sono state anche rilevate delle variazioni nella composizione del pigmento tra i campioni asportati corrispondenti a diverse applicazione effettuate, a volte distanti anche migliaia di anni. Sembrerebbe, dunque, che molte generazioni di Neanderthaliani abbiano visitato questa grotta e abbiano colorato di ocra rossa i drappeggi della grande formazione di colate. di stalattiti.

Questo comportamento indica una comportamento rituale che molti dei recenti studi attribuiscono ai Neanderthaliani, comportamento legato a solide motivazione per tornare nella grotta e segnare simbolicamente il sito testimoniando la presenza e la trasmissione di una tradizione attraverso le generazioni.

I risultati degli scienziati sono stati pubblicati sulla rivista PNAS.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info:

Neaderthaliani

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