UNA COPPA DI BRONZO RINVENUTA A BERLANGA, SPAGNA, SEGNA UN LEGAME CON IL VALLO DI ADRIANO
Una piccola coppa di bronzo ritrovata nella Spagna centrale si accinge a cambiare il modo in cui gli studiosi guardano a uno dei confini più noti di Roma: il manufatto, denominato Coppa di Berlanga, è stato rinvenuto vicino a Berlanga de Duero, in provincia di Soria, lontano dal confine settentrionale della Britannia, dove un tempo il Vallo di Adriano segnava il limite del potere romano.
A prima vista, sembra una normale coppa danneggiata ma osservandola più attentamente, si rivela qualcosa di ben più interessante. Sul bordo sono incisi i nomi di quattro forti situati all’estremità orientale del Vallo di Adriano: Cilurnum, Onno, Vindobala e Condercom. Nessun’altra coppa di questo tipo presenta questa sequenza.
Il ritrovamento appartiene a un raro gruppo di recipienti noti come “coppe del Vallo di Adriano”: questi piccoli vasi di bronzo erano decorati con smalto colorato e recavano incisi i nomi dei forti lungo il Vallo. L’esempio più noto è la Coppa di Rudge, ritrovata in Inghilterra più di due secoli fa. Altri esemplari sono stati successivamente rinvenuti in Gran Bretagna e Francia, mentre un altro frammento era stato in passato attribuito alla Spagna. La Coppa di Berlanga è attualmente l’esempio spagnolo più nitido.
La coppa è giunta fino a noi in quattro frammenti, di cui gran parte del recipiente originale è ancora presente. È più grande di diversi esemplari simili, misurando poco più di 11 centimetri di diametro e quasi 8 centimetri di altezza. Le sue sottili pareti di bronzo erano decorate con smalto rosso, verde, blu e turchese, a riempire fasce di forme geometriche, torri e altri motivi ripetuti.
Questo dettaglio è importante perché le precedenti coppe del Vallo di Adriano si riferivano principalmente ai forti situati nei settori centrale e occidentale. La Coppa di Berlanga dimostra che anche l’estremità orientale era rappresentata su tali oggetti. Inoltre, indebolisce la vecchia ipotesi che questi vasi formassero un insieme ordinato che ricopriva il Vallo a sezioni. Le tracce attuali indicano invece che si trattava di pezzi singoli, realizzati o rifiniti per proprietari specifici.
Anche la lavorazione a smalto si inserisce nelle tradizioni romano-britanniche: i colori sono stati ottenuti applicando una pasta vitrea in piccole celle ricavate sulla superficie del bronzo. Persino dopo secoli trascorsi sottoterra, ne è rimasto abbastanza per dimostrare che la coppa un tempo doveva essere un oggetto brillante e finemente rifinito.
I ricercatori hanno anche creato un modello digitale dei frammenti permettendo loro di ricostruire la forma originale del vaso, correggere le distorsioni e leggere l’iscrizione con maggiore chiarezza. Il modello ha confermato che circa il 90% della coppa è giunto fino a noi.
Il luogo del ritrovamento potrebbe essere altrettanto importante quanto la coppa stessa. I frammenti provengono da un terreno agricolo a La Cerrada de Arroyo, vicino a Berlanga de Duero. Il georadar ha successivamente rivelato strutture sepolte nelle vicinanze, tra cui ambienti rettangolari e possibili pavimenti. I ritrovamenti in superficie, in particolare di ceramica, indicano un’occupazione romana tra il I e il IV secolo d.C.
Gli archeologi cercano di comprendere il perché una coppa realizzata vicino al Vallo di Adriano è finita nella Celtiberia romana: probabilmente l’esercito, unità romane reclutate in Hispania prestarono servizio in Britannia, tra cui la Cohors I Celtiberorum, un’unità legata alla regione celtiberica. I soldati di tali unità potrebbero essere tornati a casa dopo il servizio, portando con sé oggetti personali e ricordi.
La Coppa di Berlanga potrebbe essere appartenuta a uno di questi uomini. Potrebbe essere stata acquistata come ricordo, donata o conferita per il servizio prestato lungo il Vallo. Il fatto che riporti i nomi di alcuni forti suggerisce un legame personale invece di un souvenir turistico.
La sua forma si adatta anche a un contesto militare: manufatti simili facevano parte dell’equipaggiamento dell’esercito romano, sebbene esemplari decorati come questo fossero chiaramente più di un semplice equipaggiamento. Potrebbero aver rievocato pasti condivisi, incarichi, cameratismo e anni trascorsi lontano da casa.
La datazione rimane cauta: i forti menzionati sulla coppa erano già presenti all’inizio del II secolo d.C. e i materiali sono compatibili con quel periodo. Una datazione compresa tra la metà e la fine del II secolo d.C. è probabile, sebbene non sia possibile stabilire un anno preciso.
Per gli archeologi, l’importanza della Coppa di Berlanga è inestimabile: rappresenta la prima testimonianza conosciuta di forti del Vallo di Adriano su questo tipo di contenitori. Inoltre, rafforza il legame tra la Britannia romana e l’Hispania attraverso il servizio militare, il commercio, gli spostamenti e la memoria.
Più di ogni altra cosa, la coppa trasforma un’ampia storia imperiale in qualcosa di personale: suggerisce storie di un soldato che prestò servizio nella fredda frontiera settentrionale della Britannia, per poi tornare nell’entroterra spagnolo portando con sé un oggetto che segnava il suo percorso. Secoli dopo, rotto e sepolto, quell’oggetto conserva ancora il tracciato di una vita vissuta attraverso l’Impero Romano.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Antiquity


