SCHELETRI DECAPITATI IN NECROPOLI ROMANA INGLESE

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Le necropoli romane riservano sempre numerose sorprese. Si legga, per esempio, quella che si è mostrata, nel comune di Lugnano in Teverina, in Umbria, del cosiddetto “bambino vampiro“.

Questa volta, a Great Whelnetham, nel Suffolk, in Inghilterra, la scoperta di una necropoli romana ha dato non pochi grattacapi agli archeologi inglesi: dei 52 resti scheletrici rinvenuti, databili IV secolo d.C., ben 17 sono risultati decapitati e ogni cranio è stato deposto tra le gambe o i piedi del suo proprietario…

Non è ancora chiaro il motivo per cui queste decapitazioni siano avvenuta, ma, secondo Andy Peachey, archeologo della Archaeological Solutions, la società responsabile dello scavo della necropoli, sembra riferirsi a un particolare rito funebre associabile a gruppo religioso all’interno della popolazione locale.

Gli archeologi hanno rinvenuto la necropoli durante la sorveglianza archeologica presso un cantiere per la costruzione di un complesso residenziale. Non è stata una sorpresa completa perché già dal 1964 si era a conoscenza che nella zona esisteva un insediamento romano: erano stati rinvenuti diversi manufatti ceramici, una fornace per la cottura della terracotta, monete e alcune sepolture a incinerazione .

I recenti scavi, invece, hanno evidenziato la presenza dei resti scheletrici decapitati, per i quali, una precisa analisi ha rivelato che queste incisioni craniche siano avvenute post mortem, partendo in modo preciso da dietro la mascella. Un’esecuzione taglierebbe più in basso attraverso il collo e con forza violenta e questa tecnica non è presente in nessuno dei corpi.

Non è raro che le necropoli romane abbiano un certo numero di sepolture cosiddette “devianti”. Oltre alle 17 decapitate e deposte in posizione supina, gli altri inumati sono stati sepolti a faccia in giù o in posizione rannicchiata o semplicemente sulla schiena. Inoltre, quattro dei teschi decapitati erano posti accanto a scheletri a cui non appartenevano. Insomma un vero puzzle…

Secondo gli studiosi, le decapitazioni potrebbero essere legate ai sistemi di credenze non romane che ritenevano che gli spiriti necessitassero di essere rilasciati per raggiungere l’aldilà o, anche, che la testa fosse un contenitore dell’anima, una pratica, dunque, mutuata, dalle tribù celtiche preromane.

Fatta eccezione per due pettini decorativi in ​​osso, nessuna delle tombe ha riportato un corredo tale da indicare il tipo di posizione sociale detenuta dal defunto mentre era in vita.

La particolarità delle sepoltura non ha contravvenuto la regola del posizionamento della necropoli posta, infatti, al di fuori dell’insediamento, peculiarità tipica del popolo romano. Inoltre, gli inumati erano di sesso maschile e femminile, non disdegnando un certo numero di bambini, rispecchiando la demografia dell’insediamento.

Gli antropologi hanno rilevato che, in base alle analisi delle ossa, i soggetti erano ben nutriti e molti avevano braccia molto solide e corpi coerenti con una popolazione agricola attiva, anche se molti individui hanno rivelato i segni della tubercolosi.

Un’analisi dentale dei corpi, invece, ha rivelato che le diete piene di zuccheri naturali e carboidrati hanno portato a una cattiva salute dentale. Molti degli individui mancavano i denti e avevano ascessi dentali. 

Gli archeologi hanno anche scoperto un enorme butto pieno di manufatti, tra cui diversi piatti in sigillata importati dalla Gallia e bicchieri decorati e colorati con cervi in ​​corsa.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Archaeological Solutions

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