NUOVA TEORIA SULLA DISTRUZIONE DEL TEMPIO DI GERUSALEMME NEL VI SECOLO A.C.?

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Come è noto, tra il 587 e 586 a.C. le forze neo-babilonesi di Nabucodonosor II assestarono un colpo mortale al piccolo Regno di Giuda e alla sua capitale Gerusalemme, riducendoli alla condizione di regno vassallo prima e ponendo fine, poi, all’autonomia, cancellando, con una potente distruzione, il centro urbano dalle mappe del tempo.

Il Tempio di Salomone venne distrutto, le mura della città smantellate, la classe dirigente deportata a Babilonia. L’entità delle deportazioni babilonesi fu più modesta di quelle assire. Per le deportazioni assire del 701 a.C. si ha la cifra di 27.290 deportati da Samaria e di 200.150 per la Giudea. Invece, da Gerusalemme, i Babilonesi pare abbiano deportato 3000 persone nel 597 e 1500 nel 586. Ma a differenza degli Assiri, i Babilonesi non ripopolarono le campagne, devastate con ulteriori deportati da altre zone ma concentrarono tutti i deportati nella regione babilonese.

Secondo il famoso biblista Richard Elliott Friedman, docente di studi ebraici presso l’Università della Georgia, potrebbe essere stato un caso di errore di identità. I Babilonesi potrebbero aver distrutto il Regno di Giuda dal punto di vista militare e politico, deportato la sua popolazione, ma non avrebbero distrutto il tempio. I colpevoli sarebbero stati gli Edomiti, un piccolo regno posizionato nella Transgiordania meridionale.

In un breve articolo pubblicato su Academia, Friedman suggerisce che la caduta di Gerusalemme e la distruzione del tempio fossero due eventi separati e che uno scriba biblico abbia ricondotto la distruzione a un unico evento celando, ai posteri, la realtà dei fatti. La Bibbia ebraica, infatti, afferma esplicitamente che non meno di tre volte i Babilonesi incendiarono il Tempio, quando presero la città: “ Nebuzaradan, capo delle guardie, servo del re di Babilonia, [venne] a Gerusalemme, e bruciò la casa del Signore e la casa del re e tutte le case di Gerusalemme, e bruciò le case di tutti i grandi, con il fuoco ” (2 Re 25:8-9; molto simile affermato anche in Geremia 52:12-13 e 2 Cronache 36:19).

Secondo Friedman, questi resoconti sono probabilmente errati.

Il Libro di Geremia narra che pochi mesi dopo che i Babilonesi presero Gerusalemme, Ismaele figlio di Netania, lo stesso uomo che uccise il governatore di Giuda, Ghedalia, nominato dai Babilonesi, uccise 80 uomini di Nablus e Sciloh “con la barba rasata e i vestiti stracciati e delle incisioni sul corpo, con offerte e incenso in mano, per presentarli alla casa del Signore” (Geremia 41:5), lasciando perplessi se il Tempio fosse ancora in piedi per accogliere nuove offerte.

Friedman sottolinea che se i tre passaggi sopra menzionati affermano che i Babilonesi distrussero il Tempio dopo aver catturato la città, un quarto resoconto non menziona la distruzione del Tempio durante la presa di Gerusalemme. In questo quarto resoconto, che fu incorporato o usato come base per gli altri tre, i Babilonesi “hanno dato alle fiamme la casa del re e le case del popolo e abbatterono le mura di Gerusalemme” (Geremia 39:8), nulla riportando circa la distruzione del Tempio.

Gli eventi che portarono alla distruzione del Tempio sono certamente inconfutabili ma Friedman ritiene siano avvenuti in un periodo diverso  e che lo scriba biblico, invece, avrebbe attributo ai traumi  catastrofici della conquista babilonese, racchiudendo la caduta di Gerusalemme e l’incendio del Tempio in un unico evento.

Secondo Friedman, infatti, mentre i babilonesi distrussero gran parte di Gerusalemme quando occuparono la città, il Tempio rimase intatto e quindi avrebbe potuto ancora essere meta di pellegrinaggio per le sfortunate vittime di Ismaele figlio di Netania. Qualche tempo dopo, esattamente quando e in quali precise circostanze ancora ignote gli Edomiti vennero a Gerusalemme e distrussero il Tempio non è ancora chiaro.

Friedman identifica tre passaggi che potrebbero condurre all’attacco edomita al Tempio:

  1. L’ira degli esuli giudei verso i “figli di Edom” espressa nel famoso salmo “Fiumi di Babilonia”, per aver gridato “Sollevalo, alzalo , fino alla sua fondazione” nel “giorno di Gerusalemme” (Salmo 137:7);
  2. L’oracolo del profeta Abdia contro gli Edomiti, in cui promette il loro completo annientamento da parte di Dio per la loro “violenza contro tuo fratello Giacobbe” (Abdia 1:10);
  3. Le parole del capo degli esuli giudei, Zorobabele, al re Dario di Persia: “Hai anche fatto voto di costruire il tempio, che gli Edomiti bruciarono quando la Giudea fu devastata dai caldei [i babilonesi]” (1 Esdra 4:45).

Friedman riconosce che ciascuno dei tre passaggi testuali, su cui basano le sue argomentazioni, la mancanza di menzione del Tempio in Geremia 39, il pellegrinaggio al tempio presumibilmente già distrutto in Geremia 41 e la misteriosa rabbia contro gli Edomiti in Abdia, in Salmo 137 e in 1 Esdra 4 potrebbero avere altre soluzioni. Tuttavia, ritiene che un’unica soluzione più parsimoniosa accomuni le tre vicende bibliche.

E’ possibile credere che i Babilonesi abbiano distrutto il palazzo reale e le case del popolo ma abbiano lasciato intatto il Tempio ma è più probabile che il testo in origine menzionasse la distruzione del Tempio e che il testo sia stato semplicemente corrotto in una delle tante volte in cui è stato copiato. La soluzione più probabile, dunque, è che si tratti di un caso di aplologia, un errore di scrittura molto comune in cui l’occhio di un copista salta da una parola alla parola identica più avanti nel testo e quindi cancelli inavvertitamente il periodo nel mezzo.

In questo caso, la parola ripetuta potrebbe essere “la casa”: “ha bruciato la casa [del Signore, la casa del] del re e le case del popolo, con il fuoco, e ha abbattuto le mura di Gerusalemme”. Nell’originale ebraico questo errore avrebbe causato solo la perdita di sette lettere.

Un’altra spiegazione è che ciò che appare nel testo esistente come “le case del popolo” sia in origine “la casa del popolo”: questo potrebbe essere ciò che vide davanti a sé l’antico traduttore del versetto in greco e quella “casa del popolo” era un nome sconosciuto del Tempio.

Sulla teoria di Fiedman restano diversi dubbi:

  1. Il primo è affermare che effettivamente i Babilonesi lasciarono in piedi il Tempio perché l’autore di Geremia 39 non menzionò esplicitamente questo fatto e il Tempio fu distrutto solo in seguito;
  2. Poi, ritenere che l’autore di 2 Re 25 avrebbe erroneamente attribuito la distruzione del Tempio al generale babilonese Nebuzaradan/Neriglisar, nonostante questi debba essere vissuto solo per poco tempo dopo gli eventi ma l’ultimo atto di cui parla nella sua storia è la liberazione del re Ioiachin/Ieconia dalla prigionia (2 Re 25:27-30), dopo 37 anni, e l’omicidio del figlio ed erede di Nabucodonosor II nel 560 a.C.;
  3. Inoltre, se l’autore di 2 Re avrebbe per qualche motivo assolto gli Edomiti dalla loro responsabilità per la distruzione del Tempio, com’è possibile che nessuna menzione di questo evento sia registrata nella Bibbia ebraica ma la apprenderemmo solo nei tardivi dubbi di 1 Esdra?
  4. L’autore di Salmo 137 era furente con gli Edomiti per aver distrutto il Tempio. Perché non avrebbe menzionato questo atto e invece avrebbe semplicemente citato che essi chiedevano a gran voce la sua distruzione?
  5. Se il profeta Abdia ha condannato gli Edomiti per aver distrutto il Tempio, perché non avrebbe menzionato che lo abbiano fatto effettivamente, accusandoli invece di schierarsi dalla parte degli “stranieri”, di rallegrarsi delle sventure “per i figli di Giuda nel giorno della loro distruzione”?

Sembrerebbe, dunque, che gli Edomiti abbiano preso parte alla distruzione di Gerusalemme come ausiliari dell’esercito babilonese, avrebbero aiutato gli “stranieri” babilonesi invece di stare dalla parte dei loro “fratelli”. Che gli Edomiti fossero vassalli dei babilonesi e fossero tenuti a fornire soldati per assistere nella campagna contro Giuda non solo è possibile ma plausibile. E che i giudei si sarebbero molto risentiti per questo tradimento è certo.

Alla fine, ciò su cui si basa la teoria di Friedman è solo la storia in Geremia 41 sull’omicidio dei pellegrini che si recavano alla “casa del Signore” di cui mancano certezze. Non c’è nulla in questo evento a sostegno della sua storicità e, così com’è, sembra che fosse solo inteso a oscurare ulteriormente la reputazione dell’assassino del “prezzolato” Ghedalia.

E’ plausibile che un gruppo di pellegrini andasse a presentare offerte alla “Casa del Signore” dopo che Gerusalemme fu presa dai Babilonesi: dopo la distruzione, la popolazione ha continuato a presentare sacrifici nel sito del Tempio distrutto, la cui area era ed è sempre stata sacra o, forse, la “casa del Signore” in questione non era affatto il Tempio di Gerusalemme, ma piuttosto un tempio diverso che potrebbe serre identificato in un luogo sacro recentemente scoperto dagli archeologi a Motza, a soli 5 chilometri da Gerusalemme.

Ad ogni modo, le teorie presentate da Friedman necessitano di ulteriori conferme e, per ora, gli studiosi classici non le ritengono sufficienti per capovolgere il resoconto chiaro ed esplicito di 2 Re 25 secondo cui i Babilonesi hanno di fatto distrutto il Tempio.

In generale, anche per Friedman, dunque, l’evidenza del silenzio sulla mancanza di menzione della distruzione edomita del Tempio nel Salmo 137 e in Abdia è meno convincente dell’evidenza del silenzio dell’episodio su cui ha attinto l’autore di Geremia 41 non menzionando la distruzione del Tempio, poiché il primo è discorso poetico e il secondo è prosa.

Friedman ritiene che poeti e profeti adoperino “immagine e allusione” allegoriche e non spiegano i dettagli di ciò che scrivono nello stesso modo in cui lo fanno gli scrittori di prosa.

Per quanto riguarda l’inaffidabile autore di 1 Esdra, il suo ritardo non sembrerebbe un problema perché potrebbe aver usato fonti antiche e storicamente accurate, che non sono pervenute fino a oggi ma questi rifiuta anche la possibilità che i pellegrini nella storia di Ghedalia avrebbero offerto sacrifici sul sito del Tempio distrutto, poiché questa sarebbe “una violazione diretta della legge nel Deuteronomio e del discorso di dedicazione di Salomone in 1 Re 8”.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

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