L’ANTICO DIOLKOS DI CORINTO IN FASE DI RESTAURO

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L’antico diolkos di Corinto, una delle più grandi infrastrutture dell’antichità, è in fase di restauro.

Già da circa un anno, l’Ephorate of Antiquities di Corinto sta conducendo lavori di valorizzazione e tutela dell’antica strada lastricata in grosse lastre di pòros solcata profondamente dalle ruote dei carri e nelle cui stesse lastre sono riportate incise lettere dell’alfabeto corinzio arcaico.

Il diolkos era adoperato per trasportare navi di piccolo peso via terra dal Golfo di Corinto al Golfo Saronico e viceversa attraverso carri o, più propriamente, pesanti piattaforme provviste di ruote.

Una volta completato il restauro e quando sarà consentito dalla situazione pandemica, l’iconico monumento sarà pronto ad accogliere il grande pubblico attraverso la pianificazione di visite guidate organizzate in loco.

Il diolkos di Corinto è stato realizzato come primo tentativo sistematico di trasportare merci e navi da guerra dal Golfo Saronico al Golfo di Corinto e viceversa, per evitare la circumnavigazione del Peloponneso lunga oltre 700 chilometri.

L’archeologo Nikolaos Verdelis colloca la costruzione della strada tra la fine del VII sec. e l’inizio del VI sec. a.C., probabilmente connessa alla tirannia di Periandro, in un periodo di grande prosperità economica e artistica per Corinto.

Con un andamento ad “S” e una pendenza non superiore all’1,5%, la strada lastricata aveva una lunghezza complessiva di circa 8 km, da costa a costa, mentre la sua larghezza variava da circa 3,4 a 6 m.

Sul manto lastricato sono evidenti i due solchi delle ruote dei carri larghi circa 1,5 m, oltre a diversi solchi secondari. Sono stati scoperti circa 1.100 metri in totale e il percorso del diolkos è visibile sia all’estremità occidentale, a ovest del Canale, sia presso la Scuola di Ingegneria dell’Università di Corinto, sulla terraferma. Non ci sono prove, oggi, della sua estremità orientale sul versante saronico.

Il diolkos, utilizzato per molti secoli dall’epoca arcaica fino al XII sec. d.C., è stato un risultato ingegneristico tecnico e innovativo.

Secondo i primi archeologi che si imbatterono nel diolkos, le navi arrivavano all’estremità nord-ovest fino all’attuale posizione di Posidonia, presso Corinto, dove una piattaforma pavimentata contribuiva al loro rimorchio sulla terraferma. Una volta posizionate, con l’ausilio di gru, su strutture con ruote spinte da schiavi e animali, le navi attraversavano a spinta l’istmo fino a Kalamàki, sul Golfo Saronico o viceversa.

La via non era facile da percorrere ed esisteva il rischio di deragliamento a causa delle curve del diolkos. Per evitare incidenti, sono stati costruiti ulteriori muretti di protezione in punti pericolosi come quello dell’odierna Scuola di Ingegneria.

Il diolkos, dunque, è stato il primo tentativo, riuscito, di collegare l’istmo, prima del celebre Canale. L’importanza del diolkos, tuttavia, risiede nell’obiettivo per il quel è stato realizzato: quello di spostare rapidamente e in sicurezza le navi, destinate al trasporto marittimo, via terra. Non è stato costruito in linea retta ma ha seguito l’andamento morfologico del terreno in modo da risparmiare risorse ed energia.

L’antica infrastruttura forniva risorse a Corinto per  il controllo del commercio e delle rotte marittime sia nello Ionio (ovest) che nell’Egeo (est). Allo stesso tempo, Corinto aveva due importanti porti attivi, Lechaion, a ovest, e Kechries, a est, per sostenere la sua intensa attività commerciale.

Il diolkos giocò, dunque, un ruolo chiave sia nel predominio corinto dei commerci marittimi all’inizio del periodo arcaico che in quello delle conoscenze acquisite nella costruzione navale.

Il restauro e la valorizzazione del diolkos comprende un insieme di opere complesse, dalla rimozione della terra, alla ricerca archeologica e al restauro per rendere il monumento più facile da interpretare, dall’uso di nuove tecnologie per documentarne le caratteristiche e renderlo accessibile al grande pubblico, alla creazione di specifici percorsi turistici di valorizzazione.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info:

Sparta

Museo di Corinto

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