NUOVE TECNICHE DI RESTAURO RIVELANO ANTICHI GIOIELLI DI ERCOLANO

Per leggere questo articolo occorrono circa 2 minuti

Una delle domus romane meglio conservate di Ercolano, recentemente riaperta dopo più di 30 anni di lavori di restauro, è tornata in vita insieme alle sue splendide decorazioni parietali grazie a una nuova tecnica rivoluzionaria.

La Casa del Bicentenario è forse la più bella casa patrizia rinvenuta fino a oggi sotto il flusso piroclastico che si è abbattuto su Ercolano nella devastante eruzione del Vesuvio dell’ottobre del 79 d.C., che distrusse anche le vicine Pompei, Stabia Oplontis

Sebbene molto più piccola rispetto alla sua più nota vicina, Ercolano era una città molto più ricca, con un’architettura più ricercata e, a oggi, con ancora molti edifici ancora da portare alla luce.

Ercolano è stata sepolto sotto almeno 15 metri di una coltre di ceneri, lapilli e fango, molto più dei circa quattro metri e di Pompei, che per anni ha reso Ercolano meno attraente per saccheggiatori e archeologi.

La Casa del Bicentenario, che presenta anche splendidi mosaici pavimentali, prende il nome dal fatto che è stata riscoperta nel 1938, esattamente 200 anni dopo l’inizio degli scavi ufficiali nel sito sotto la monarchia borbonica.

L’edificio di 600 metri quadrati è stato chiuso al pubblico nel 1983 quando iniziò a subire danni strutturali e crolli, inclusi quelli ai suoi inestimabili affreschi posti nel tablinum, la stanza tradizionalmente usata dal pater familias per svolgere gli affari e per ricevere i suoi clientes.

I restauratori si sono concentrati su due grandi scene mitologiche, una di Venere e Marte e una di Dedalo e Pasifae, e su altri dipinti di altri temi dionisiaci, comuni alle case dei patrizi di Ercolano.

Leslie Rainer, conservatrice del Getty Conservation Institute, conferma che il motivo per cui hanno scelto di restaurare le decorazioni di questa domus è dovuta al fatto che i dipinti murali sono alcuni tra i più belli del sito, ma anche alcuni dei più gravemente deteriorati.

Le foto in bianco e nero degli affreschi, risalenti al 1938, mostrano immagini di opere straordinariamente ben conservate, quasi scomparse, purtroppo, prima dell’inizio degli ultimi lavori di restauro.

La casa è diventata anche un laboratorio per la ricerca di “nuovi metodi e materiali di trattamento innovativi che possono essere utilizzati qui ma anche applicati in tutto il sito o in altri luoghi in cui le decorazioni parietali hanno problemi di conservazione simili.

Dopo il rinvenimento, il tablinum della casa è stato esposto agli elementi atmosferici e la cera applicata sulle pareti per preservare i manufatti, con un tentativo ben intenzionato, alla fine è risultato nocivo, sfaldandoli e polverizzandoli.

Dopo aver sperimentato diversi metodi di restauro per cercare di preservare i colori e rimuovere la cera, è stata trovata la soluzione per applicare un gel rigido non organico in grado di rimuovere lo strato di cera e consolidare lo strato dell’affresco al di sotto.

Il metodo della cera è stato ampiamente utilizzato in tutta la regione e minaccia la sopravvivenza di molte opere d’arte che doveva proteggere: i restauratori della Casa del Bicentenario sperano che questa tecnica possa essere utilizzata, una volta pubblicati i suoi dettagli, per salvare tutte le opere interessate.

Daniele Mancini

Per ulteriori info: Parco Archeologico Ercolano

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: