LE TECNICHE DI LAVORAZIONE DEI NEANDERTHALIANI DELL’HEIDENSCHMIEDE, GERMANIA

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I Neanderthaliani che vivevano attorno al Massiccio del Giura, una catena montuosa situata a nord delle Alpi, nel territorio tra Francia, Svizzera e Germania, più di 45.000 anni fa usavano tecniche sofisticate di produzione diverse per realizzare strumenti di pietra. Il sito di Heidenschmiede, a ovest di Stoccarda, ha prodotto molti manufatti in pietra e diversi derivati del processo di fabbricazione degli utensili.

I ricercatori hanno realizzato un processo di ricomposizione dei frammenti rinvenuti  con nuclei di pietra e sono stati così in grado di mostrare le tecniche, che richiedono pianificazione e accortezza, utilizzate nel processo. I risultati del loro lavoro sono stati pubblicati sulla rivista PLOS ONE da Berrin Cep, Benjamin Schurch e Jens Axel Frick dell’Istituto di preistoria e archeologia medievale e da Susanne Munzel dell’Istituto di archeologia scientifica, tutti dell’Università di Tubinga. I risultati sottolineano ancora una volta che i Neanderthaliani possedevano abilità manuali e cognitive altamente sviluppate.

L’Heidenschmiede, un rifugio roccioso vicino a Heidenheim, nel sud della Germania, fu scoperto e scavato nel 1928 dall’archeologo dilettante Hermann Mohn che lo riconobbe come un importante sito preistorico per la lavorazioni di pietre e ossa.

Schurch conferma che dalla comparsa di una prima pubblicazione sui materiali nel 1931 nessun altro si è occupato del sito: il nuovo studio è la prima indagine dettagliata, da allora, che si occupa dei numerosi reperti e li classifica in modo più dettagliato.

Gli strumenti in osso e pietra risalgono al Paleolitico medio e hanno almeno 50.000-42.000 anni, un periodo in cui i Sapiens erano ancora assenti dalla regione e che l’era neanderthaliana volgeva al termine nel territorio dello Giura svevo, all’Heidenschmiede.

I Neanderthaliani, dunque, usavano la pietra per produrre lame, raschietti e asce a un solo taglio, i cosiddetti Keilmesser, per la lavorazione della pelle; così come le punte di lancia erano usate per la caccia e secondo Cep usavano varie strategie per realizzare tali strumenti.

Cep ha effettuato una certosina operazione di ri-assemblaggio dei manufatti per comprendere meglio come lavoravano gli individui dell’Heidenschmiede. In alcuni casi, i ricercatori sono riusciti a identificare le forme di base, come scaglie e lame, inizialmente realizzate con nuclei di pietra e poi ulteriormente trasformate in strumenti. Cep conferma quanto l’operazione sia stata difficoltosa perché nelle grotte di neanderthaliane nel Giura svevo non tutto il materiale del processo di fabbricazione rimane in situ. Inoltre, nei primi scavi, spesso, non tutti i reperti sono stati registrati.

Schurch spiega che sulla base delle ricostruzioni, i ricercatori sono stati in grado di dimostrare che i Neanderthaliani dell’Heidenschmiede utilizzavano un sistema di produzione ramificato in cui varie tecniche note ai produttori venivano applicate a un nucleo centrale di pietra, aggiungendo che processi di produzione così sofisticati sono stati identificati raramente è attestati solo dal Paleolitico medio.

Il team di ricerca ha dimostrato che i primi umani che lavoravano le pietre dell’Heidenschmiede avevano un’eccellente memoria e visione di lavoro in generale. I nuovi risultati dello studio hanno supportato altre indagini, secondo le quali i Neanderthaliani possedevano una grande flessibilità e adattabilità mentale, insieme alla destrezza manuale. Allo stesso tempo, i vari ed elaborati processi di lavorazione resi visibili grazie allo studio forniscono anche una spiegazione sul perché nei manufatti in pietra del Paleolitico medio si riscontra una grande variabilità degli assemblaggi.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Universitaet Tubingen

Lavorazioni preistoriche

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