sabato, 22 Giugno 2024
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LA CAPITALE PERDUTA DELL’IMPERO ITTITA, TARHUNTASHA, LA CITTA’ DEL DIO DELLA TEMPESTA

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All’inizio del XIII secolo a.C., i sovrani dell‘Impero Ittita (1650–1200 a.C. circa) controllavano la maggior parte dell’Anatolia centrale e avevano ampliato il loro territorio conquistando nuove terre nell’Anatolia occidentale e in Siria.

Il re Muwatalli II, che regnò dal 1295 al 1272 a.C. circa, trasferì le operazioni reali dall’originaria capitale ittita di Hattusha a Tarhuntasha, una città nell’Anatolia meridionale che prese il nome dal dio della tempesta, Tarhunta. I documenti cuneiformi del regno di Muwatalli suggeriscono che la motivazione per il cambiamento fosse la riforma religiosa.

Sigillo di Muwatalli II

Secondo l’archeologo Michele Massa dell’Università di Bilkent, Tarhunta aveva poca importanza prima di Muwatalli, ma il re decise di fare di questo dio il nuovo capo del pantheon ittita.  Per l’archeologo James Osborne dell’Università di Chicago, gli storici, tuttavia, ritengono che siano stati probabilmente altri fattori geopolitici a influenzare la fondazione di una nuova capitale dedicata a Tarhunta. A quel tempo, Muwatalli era invischiato in un conflitto con l’Egitto per il controllo della Siria e del Libano e Hattusha si trovava piuttosto a nord dell’Anatolia, una base piuttosto scomoda da cui partire per condurre una campagna quando le battaglie avevano luogo nel Levante.

Il tempo di Tarhuntasha capitale al centro dell’impero fu breve: dopo la morte di Muwatalli, la corte reale ittita tornò a Hattusha, ma Tarhuntasha rimase a controllare una provincia dell’impero. Sebbene il figlio di Muwatalli, Kurunta, fosse il legittimo erede reale, il fratello di Muwatalli, Hattushili III, che regnò dal 1267 al 1237 aC.. circa, alla fine salì al trono.

Placò il suo giovane nipote nominandolo sovrano di Tarhuntasha e sotto Kurunta, Tarhuntasha divenne un regno indipendente, ma l’estensione precisa del suo territorio e l’esatta ubicazione della capitale sono sconosciute. Gli indizi più significativi sull’ubicazione di Tarhuntasha si trovano nei trattati stipulati con Kurunta da Hattushili e suo figlio Tudhaliya IV, che regnò dal 1237 al 1209 a.C. circa. Questi trattati definivano i confini che separavano Tarhuntasha e l’impero ittita come da qualche parte tra la pianura di Konya nella Turchia meridionale e la costa mediterranea.

Secondo Massa, poiché i trattati non menzionano dove si trovi la città di Tarhuntasha, individuarne l’ubicazione richiede molte indagini archeologiche, non solo invasive. Le nuove ricerche, le analisi delle tavolette inscritte e dei sigilli di argilla rinvenute ad Hattusha potrebbero dare a Massa e al team di Osborne la possibilità di identificare in modo definitivo il sito della sfuggente seconda capitale dell’Impero Ittita.

Durante le indagini di remote sensing (Türkmen-Karahöyük Intensive Survey Project), lo studio delle immagini satellitari della pianura di Konya, il team ha individuato l’esteso tumulo di Türkmen-Karahöyük. A causa delle sue dimensioni e della sua posizione prominente, pensavano che potesse trattarsi di un antico centro politico, forse addirittura della stessa Tarhuntasha. Massa e Osborne hanno condotto un’indagine ricognitiva del sito e hanno trovato ceramiche che indicano che il centro urbano si espanse drasticamente durante la Tarda Età del Bronzo anatolica (1600-1200 a.C. circa), un periodo che include il trasferimento della capitale da parte di Muwatalli a Tarhuntasha.

Hanno anche trovato una stele di pietra, probabilmente risalente all’VIII secolo a.C., che registra le conquiste di un re di nome Hartapu, che si autodefiniva “Grande Re”, un titolo usato anche da Kurunta, l’unico sovrano conosciuto del Regno di Tarhuntasha.

Presto potrebbero arrivare tracce più concrete: il team ha raccolto campioni di argilla da Türkmen-Karahöyük e opera nel confronto delle varie “firme geologiche” con quelle delle tavolette di argilla e dei sigilli di Hattusha, noti per aver avuto origine a Tarhuntasha. Il loro lavoro potrebbe finalmente riportare Tarhuntasha sulla mappa dell’Impero Ittita e dei manuali di storia.

 

Daniele Mancini

Per ulteriori info: The University of Chicago Press Journals

Anatolia

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