INDIVIDUATO UNO DEI PIÚ IMPONENTI MONUMENTI DELLA CIVILTÀ MAYA

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Da terra, sull’altopiano che lo ospita, è impossibile confermare la possenza del monumento che troveremmo davanti alla nostra vista, durante una semplice ricognizione. Ma dal cielo, in aereo e solo grazie agli occhi di un sistema LIDAR, congiunto alle datazione al radiocarbonio, il monumento della civiltà maya più grande e più antico mai scoperto si manifesta in tutta la sua imponenza.

Situato a Tabasco, in Messico, vicino al confine nord-occidentale con il Guatemala, il sito appena scoperto di Aguada Fénix si nascondeva sotto la superficie della fitta foresta tropicale un complesso monumentale che si estende per quasi un chilometro e mezzo, alto fino a 15 metri.

Il monumento è stato scoperto da un team internazionale guidato dai docenti della School of Anthropology, Takeshi Inomata e Daniela Triadan, dell’Università dell’Arizona, con il sostegno del The Agnese Nelms Haury Program in Environment and Social Justice, sotto l’egida dell’Instituto Nacional de Antropologia e Historia do Mexico (INAH).

La tecnologia LIDAR, che utilizza apparecchiature a emissione laser da un aereo, riesce a penetrare nella folta vegetazione e i riflessi sulla superficie del terreno rivelano le forme tridimensionali dei manufatti archeologici di più grandi dimensioni. Il team ha, inoltre, anche rinvenuto 69 campioni di carbone che attraverso il radiocarbonio sono stati datati tra il 1.000 e l’800 a.C.

Fino ad oggi, il sito maya di Ceibal, costruito intorno al 950 a.C., è identificato come il più antico centro cerimoniale della civiltà mesoamericana. Il sito di Aguada Fénix, invece, si è rivelato quello più grande monumentalmente conosciuto nell’intera storia Maya, superando di gran lunga le piramidi e i palazzi dei periodi successivi.

Inomata conferma che usando il LIDAR a bassa risoluzione, grazie al governo messicano, hanno notato questa enorme piattaforma. Con il LIDAR ad alta risoluzione è stata, invece, confermata la presenza di un grande complesso monumentale, presentandosi come un progetto molto ben pianificato che potrebbe essere stato costruito per essere utilizzato da molti gruppi umani.

La scoperta segna un momento di grandi cambiamenti in Mesoamerica e ha diverse implicazioni: in primo luogo, l’archeologia tradizionale ha sempre pensato che la Civiltà maya si sviluppasse gradualmentem, che i primo piccoli villaggi iniziassero ad apparire tra il 1000 e il 350 a.C., in un periodo noto come periodo preclassico medio, insieme all’uso della ceramica e ad alcune coltivazioni di mais.

In secondo luogo, il sito sembra simile al vecchio centro di Civiltà olmeca di San Lorenzo, a ovest nello stato messicano di Veracruz, ma la mancanza di sculture in pietra legate a sovrani ed élite sociali, come teste colossali e troni, suggerendo meno disuguaglianza sociale rispetto a San Lorenzo e sottolineando l’importanza dell’opera comunitaria nella prima periodizzazione maya.

Inomata conferma, quindi, che lo studio ha preso in considerazione un’area chiave tra i due siti, facendo luce sul dibattito se la civiltà olmeca abbia portato allo sviluppo della Civiltà maya o se i Maya si siano sviluppati in modo indipendente.

Il periodo in cui è stato costruito il sito di Aguada Fénix ha segnato un vuoto di potere dopo il declino di San Lorenzo e prima dell’ascesa di un altro centro olmeca, La Venta. Durante questo periodo, uno scambio di nuove idee, a livello edilizio e di stili architettonici tra le varie regioni della Mesoamerica meridionale, ha avuto ampio sviluppo e in Aguada Fénix, venuto prima dei potentati governanti, è stato ritenuto il risultato di lavoro comunitario.

Secondo Inomata, non è solo l’organizzazione sociale gerarchica con elite sociali governanti a rendere possibili monumenti imponenti. Grazie a queste scoperte, le implicazioni sulla capacità umana e sul potenziale dei gruppi umani potrebbero essere frutto di un governo ben organizzato in cui gli individui possono lavorare insieme per ottenere risultati sorprendenti.

Il team continuerà a lavorare presso Aguada Fénix e realizzerà ulteriori analisi LIDAR dell’area, aggiungendo anche siti circostanti per comprendere le interazioni tra Olmechi e Maya, i cambiamenti nello stile di vita stavano accadendo in quel periodo.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista Nature.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: University of Arizona

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