IL MONTE DEL TEMPIO A GERUSALEMME

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Il desiderio di visitare Gerusalemme, la città che ha catturato la mia immaginazione da quando avevo letto le lettere di T.E. Lawrence scritte durante la rivolta araba del 1917, è sempre stato un desiderio inespresso! Desidero farlo in modo anomalo, precorrendo quelle strade calcate da milioni di donne e uomini, lavoratori, pellegrini, fedeli, guerrieri e soldati, forse su un autobus proveniente dall’antica strada per Gerico e percorrendo, a piedi e da solo, gli ultimi chilometri prima dell’ingresso in città.

Della Città Vecchia, vedere per prima cosa il Monte del Tempio, da sudest, dall’altra parte della valle del Cedron, rischierebbe di rendere prigionieri volontari della storia di Gerusalemme.

Nel giugno del 1967, la Guerra dei Sei giorni aveva riconsegnata la città agli Ebrei, per la prima volta dal 70 d.C. Gli ebrei di tutto il mondo avevano finalmente accesso al Muro del pianto, al quale non potevano avvicinarsi dal 1948, anno della prima Guerra arabo-israeliana.

Per gli Ebrei, quegli eventi hanno rappresentato  il trionfo della luce sulle tenebre, la rivincita dei Figli di Israele sui nazisti (volutamente in minuscolo, ndr), sugli Arabi e sui soldati del mandato inglese.

L’unificazione della città sotto la bandiera di Israele non aveva portato la pace. Negli anni, l’atmosfera a Gerusalemme è cambiata diverse volte. Dopo la Guerra dei Sei giorni, il Generale Moshe Dayan, nominato ministro della Difesa di Israele, ha deciso di lasciare il Monte del Tempio sotto il controllo musulmano, una concessione che da allora ha continuato a infiammare gli animi di molti ardenti Sionisti ed Ebrei ortodossi.

Oggi ci sono sul tappeto tanti problemi e molto complessi e pericolosi: un conflitto arabo-israeliano, sempre dietro l’angolo, l’intolleranza religiosa che minaccia di distruggere Israele dall’interno, ancora Gerusalemme capitale, la striscia di Gaze e gli altri territori, sono solo alcuni dei tanti.

La storia del Monte del Tempio è profondamente legata alla mentalità e ai rituali delle tre grandi religioni monoteistiche della storia occidentale, il Giudaismo, l’Islam e il Cristianesimo. La Cupola della Roccia sovrasta una lastra naturale di pietra calcarea, la sommità del Monte Moria o sakhra, che può essere a buon diritto definita il crocevia del monoteismo.

Dal punto di vista religioso, il destino di questo luogo è legato alla storia di gran parte del mondo occidentale e il suo patrimonio archeologico stratificato testimonia i successi e i fallimenti della convivenza tra fedi diverse: per semplificare, Gerusalemme è un documento vivente, un palinsesto  del rapporto unico tra i fedeli e la propria divinità unica.

A Gerusalemme si registrano i mutamenti dovuti alla crescita o alla diminuzione dell’influenza della religione sulla società. Con l’ortodossia religiosa in ascesa e la fragile pace di Gerusalemme continuamente minacciata dall’intolleranza, il controllo del Monte del Tempio resta una questione cruciale.

Negli ultimi anni, in diverse occasioni gli Ebrei integralisti hanno tentato di far saltare la Cupola della Roccia e tali mire estremiste, perseguite da una minoranza all’interno degli stessi movimenti sionisti e ortodossi, trovano il supporto del messianesimo cristiano di alcuni gruppi americani (vedi i segiuaci del trump, anche questo volutamente in minuscolo…), che auspicano la riaffermazione del controllo ebraico sul Monte per restaurare l’autorità del Vecchio Testamento.

Costoro immaginano di ristabilire un contatto con il proprio passato una volta che le macerie della Cupola della Roccia si siano posate sui tetti di Gerusalemme e ogni traccia della presenza musulmana sul Monte sia stata cancellata.

Gli scavi eseguiti dagli archeologi israeliani a partire dal 1967, con l’intento di soppiantare con fatti certi una storia basata sulle congetture, hanno interessato l’area sudoccidentale del Monte del Tempio. Gli studiosi hanno lavorato con impegno sotto una pioggia di minacce e di pietre scagliate dai loro stessi correligionari più ortodossi e fra le accuse di usurpazione mosse dal Waqf, l’autorità musulmana che sovrintende al Monte del Tempio, Haram el-sharif, il sacro recinto, come lo chiamano gli arabi.

Questi duri contrasti alimentano i timori dei moderati che vedono nel Monte del Tempio una bomba a orologeria della storia. Per chi vive in un luogo simile è assai difficile non risentire di tante tensioni, ritenute intollerabili da gran parte degli israeliani e dei palestinesi che, continuamente, sottopongono critiche feroci a chi si occupi del Monte del Tempi.

Scrivere di archeologia, di storia, mi ha reso consapevole quanto sia importante, per evitare pregiudizi e conclusioni di parte, la salvaguardia contro la distorsione della verità, che trova un esempio lampante nelle tesi degli «storici» revisionisti, giunti a negare pubblicamente l’olocausto ebraico della seconda guerra mondiale.

In altri articoli del blog ho tentato di ricostruire con obiettività e correttezza la storia archeologica del Monte del Tempio, del Tempio di Salomone e di quello di Erode, per quanto sia riuscito a comprenderla. Diversi autori sono convinti che il sito custodisca ancora molti enigmi, non ultimo, forse, quello riguardante il destino dell’Arca dell’Alleanza, che secondo qualcuno si trova nascosta nell’intrico di sotterranei e passaggi segreti che “notoriamente” solca le fondamenta della piattaforma del Monte del Tempio.

Le restrizioni imposte agli archeologi dalle autorità religiose sia islamiche che ebraiche, solo negli ultimi anni leggermente meno opprimenti, non servono certo a evitare il proliferare delle ipotesi; anzi, con il trascorrere del tempo rendono sempre più misteriose le leggende che circondano la storia di questo  luogo, di quel veneratissimo e conteso affioramento di roccia che la liturgia ebraica menziona, non a torto, come «ombelico del mondo».

Daniele Mancini

IAA

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