RINVENUTO CENTRO CULTUALE SUMERICO A GIRSU, IRAQ

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In recenti scavi archeologici realizzati nel sito di Girsu, la moderna Telloh, nella provincia di Dhi Qar, in Iraq, un team di archeologi ha scoperto un’area cultuale risalente el III millennio a.C. che ospitava cruente cerimonie religiose con sacrifici di animali e processioni rituali dedicate a Ningirsu, una divinità sumera, signore (nin) di Girsu, connesso con la guerra e la vegetazione.

In un’area di Girsu, conosciuta come Uruku (che significa “la città sacra”), gli archeologi hanno rinvenuto oltre 300 vasi ceramici tra coppe, ciotole, bicchieri e vasi vari più o meno integri accumulati insieme a un gran numero di ossa di animali. Gli oggetti si trovavano all’interno di una favissa, una fossa rituale, profonda 2,5 metri.

La ricerca è stata condotta da  Sebastien Rey, direttore del Tello/Ancient Girsu Project del British Museum, e da Tina Greenfield, una archeozoologa dell’Università del Saskatchewan e i primi studi sono stati presentati all’incontro annuale dell’American Schools of Oriental Research tenutosi a San Diego nel novembre 2019.

Uno degli oggetti più sorprendenti che gli archeologi hanno è una statuetta in bronzo a forma di anatra, con gli occhi realizzati in conchiglia. L’oggetto potrebbe essere stato dedicato a Nanshe, una dea associata all’acqua, alle paludi e agli uccelli acquatici. I ricercatori hanno anche rinvenuto anche un frammento di un vaso con un’iscrizione dedicata a Ningirsu.

Una sezione della favissa di Girsu

Secondo i ricercatori, il vasellame potrebbe essere stato adoperato per i rituali di una una festa religiosa, prima di essere letteralmente “gettati” ritualmente nella fossa, mentre le ossa, di ovini, caprini, suini, bovini, cervi, equini. gazzelle, pesce e volatili, si riferiscono ai resti animali consumati e sacrificati.

Uno degli strati della favissa è composto da uno spesso strato di cenere derivante dal grande incendio rituale. Il team ha anche rinvenuto otto strutture strutture ovali piene di cenere, poste attorno alla favissa, che probabilmente si riferivano a lanterne o lampade da terra.

Gli archeologi ritengono che l’area di culto fosse in uso durante un periodo della civiltà sumera denominato periodo proto-dinastico, durato tra il 2950-2350 a.C.

Il gran numero di ceramiche cerimoniali, i pavimenti bruciati e una favissa collegano fortemente l’area cultuale scoperta con il luogo dove, secondo i testi delle tavolette in cuneiforme, si svolgevano feste religiose e dove la popolazione di Girsu si radunava per onorare le loro divinità.

Le tavolette cuneiformi rinvenute a Girsu, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, descrivono le feste religiose e le processioni per le quali veniva utilizzata l’area cultuale confermando che la cerimonia in onore di Ningirsu si svolgeva due volte l’anno e durava tre o quattro giorni.

Inoltre, una processione ritulae partiva dal centro di Girsu e attraversava il territorio della città prima di giungere alla Gu’edena, un’area situata appena fuori Girsu, per poi tornare indietro e concludersi al centro della città.

Il lavoro archeologico è attualmente in corso e i ricercatori, assicurano, continueranno a pubblicare i nuovi risultati acquisiti con le ricerche.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

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