I COLORI DELL’ANTICHITA’: IL GIALLO EGIZIANO

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E’ conosciuto da tempo che i manufatti dell’antichità erano resi più evidenti grazie alla presenza di numerosi colori ad adornarli, più di quanto si possa pensare se si guardano le statue e i templi bianchi e luminosi giunti fino a noi, solo perché i colori si sono deteriorati nel tempo.

Anche per il palazzo del Faraone Apries I (XXVI Dinastia), situato nel delta del Nilo presso Menfi, dal quale ha governato dal 589 a ca. 568 a.C., alcuni frammenti, oggi conservati al Ny Carlsberg Glyptotek di Copenaghen, recentemente sono stati al centro di uno studio frutto della collaborazione tra archeologi del Glyptoteket, del British Museum, dell’Università di Pisa e dell’Università della Danimarca meridionale (SDU).

Cecilie Brons, archeologa del Glyptoteket, conferma che lo studio è nato per la volontà di saperne di più sull’uso di pigmenti, leganti e le tecniche associate al loro utilizzo nell’antichità, su manufatti e monumenti. Anche se avrebbe un’ovvia rilevanza per gli storici dell’arte, agli archeologi potrebbe confermare come le diverse culture nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente abbiano scambiato materiali e conoscenze.

Kaare Lund Rasmussen, docente di archeometria presso l’Università della Danimarca meridionale, è un esperto nel condurre analisi chimiche avanzate di oggetti archeologici. Per questo progetto ha prelevato campioni dei frammenti della decorazione del palazzo di Apries I per saperne di più sui pigmenti, sui colori e sui leganti utilizzati.

Il progetto ha prodotto due articoli scientifici di cui l’ultimo recentemente pubblicato, sulla rivista Heritage Science, nel febbraio 2018 e nel luglio 2019.

Rasmussen rende noto, dunque, che sono stati scoperti i pigmenti di due colori, il ​​cui uso nell’antichità è stato finora completamente sconosciuto: il giallo piombo-antimonato e il giallo piombo-stagno. Entrambi sono pigmenti minerali presenti di origine naturale. Prossimi studi chimici anche su altri manufatti antichi renderanno noto se i pigmenti dei due colori siano stati rari o disponibili.

Fino ad oggi il giallo antimonato e il giallo piombo sono stati trovati solo in dipinti risalenti al Medioevo o più recenti. Il più antico uso noto del giallo piombo-stagno è nei dipinti europei di XIV secolo. L’uso più antico noto di giallo piombo-antimonato risale all’inizio del XVI secolo d.C.

L’analisi dei leganti è più difficile dell’analisi dei pigmenti dei colori. I pigmenti sono inorganici e non si deteriorano facilmente come la maggior parte dei leganti, che sono organici e quindi si deteriorano più velocemente.

Il gruppo di ricerca dell’Università di Pisa, condotto dalla docente di chimica analitica, Maria Perla Colombini, è riuscito a trovare tracce di due leganti, gomma e colla animale.

La gomma era probabilmente estratta dall’albero di acacia e serviva da solvente per il pigmento in polvere. Era ampiamente usata come legante, ed è stata trovata anche su colonne di pietra nel Tempio di Karnak e sugli affreschi nella tomba della Regina Nefertiti.

Anche la colla animale era comunemente disponibile: si realizzava facendo bollire parti di animali, in particolare pelli e ossa, in acqua fino a ottenere una massa gelatinosa che poteva essere essiccata e polverizzata. Con l’aggiunta di acqua calda alla polvere prodotta, si otteneva un valido legante per i pigmenti dei colori.

Questi sono altri pigmenti dei colori che i ricercatori hanno rinvenuto:

  • Calcite (bianco).
  • Gesso (bianco).
  • Blu egiziano (un pigmento sintetico, inventato nel III millennio a.C., composto da vetri e alcuni minerali)
  • Atacamite (verde).
  • Ematite (rosso).
  • Orpimento (giallo dorato).

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università della Danimarca meridionale

Vetri di Tut

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