LO SVILUPPO DELLE TECNICHE COSTRUTTIVE ROMANE NEI SECOLI

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I Romani sono stati sempre considerati formidabili ingegneri e abili costruttori, tra i più sofisticati del mondo antico. Nel corso dei secoli, hanno adottato una serie sempre più avanzata di materiali e tecniche costruttive per erigere le loro famose strutture.

Per distinguere i periodi di tempo in cui si sono verificati questi miglioramenti, storici e archeologi confrontano in genere i colori, le forme e le consistenze dei mattoni in laterizi con le fonti storiche. In una nuova ricerca pubblicata su EPJ Plus, Francesca Rosi e i colleghi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) hanno compreso come queste tecniche costruttive siano migliorate attraverso l’analisi scientifica dei materiali utilizzati per costruire e ristrutturare l’Atrium Vestae, nel Foro Romano.

Hanno scoperto che le successive fasi di ristrutturazione dell’edificio hanno visto miglioramenti, tra cui materie prime di qualità superiore, temperature di cottura dei mattoni più elevate e rapporti migliori tra carbonato di calcio e materiali da costruzione ai silicati.

L’analisi realizzata dal team potrebbe offrire importanti integrazioni agli studi attualmente utilizzati da storici e archeologi. Potrebbe anche aiutare a porre fine alle controversie, di vecchia data, relative ai periodi di tempo di alcune tecniche costruttive. Da quando per l’Atrium Vestae sono state identificate cinque diverse fasi realizzate per diversi secoli, lo studio ha messo in luce i miglioramenti tecnologici relativi all’edificio, con livelli di dettaglio senza precedenti.

Le tecnologie impiegate dalla Rosi e colleghi includono moderne tecnologie come microscopia ottica ed elettronica, le misurazioni con diffrazioni ai raggi X, attraversando i materiali analizzati. Gli studiosi hanno anche determinato le “impronte digitali molecolari” attraverso la spettrometria di massa dei materiali. 

La spettrometria di massa è una tecnica analitica applicata sia all’identificazione di sostanze sconosciute, sia all’analisi in tracce di sostanze. Si basa sulla possibilità di separare una miscela di ioni in funzione del loro rapporto massa/carica tramite campi magnetici statici o oscillanti.

Utilizzando questi metodi, il team ha rivelato per la prima volta, i colori, le trame e le composizioni chimiche dei materiali da costruzione romani su scale microscopiche, rivelando chiaramente miglioramenti tecnologici nel corso dei secoli. I risultati del team della Rosi sono una chiara dimostrazione dei vantaggi dei metodi scientifici anche nell’analisi archeologica.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Springer; EPJ

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