DOPO LA GUERRA CIVILE, CITTADELLA DI DAMASCO IN PIENO RESTAURO

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Damasco, nata nello stesso periodo delle civiltà mesopotamiche, passata sotto i Babilonesi, Alessandro Magno, i Romani, i Bizantini, i Crociati, gli Arabi fino agli Ottomani, nel Medioevo, la città siriana è stato il centro nevralgico di una fiorente industria artigianale, specializzata broccati di seta, armature e le celebri lame damaschinate .

Quando è scoppiata la guerra civile, nel 2011, il paese è stato lasciato allo sbando e solo da poco meno di un anno sono ripresi anche degli scavi archeologici nella Cittadella di Damasco, situata nell’angolo nord-ovest della vecchia città. 

La cittadella è composta da 12 torri, con tre porte principali. Le torri sono composte da diverse fasi archeologiche, ognuna a testimoniare gli interventi dei vari sovrani e re che hanno apportato modifiche per fortificare le strutture. La principale struttura della cittadella è la Casa degli Emiri, la dimora storica del sovrano di Damasco e di altre zone del Vicino oriente. 

Il Comitato del patrimonio mondiale dell’UNESCO, riunito in Azerbaigian per esaminare le 36 nomination per l’iscrizione nella lista dei siti del Patrimonio Mondiale, deciderà anche quali siti sono “in pericolo” e gli interventi da apportare. 

Nel corso degli ultimi secoli, la cittadella ha dubito numerosi colpi: dai terremoti spaventosi alle invasioni militari, fino a cadere in rovina nel corso del XIX secolo, poi utilizzato come caserma e prigione militare fino al 1984.

Edmond Aji, responsabbile del progetto di valorizzazione della Cittadella di Damasco ritiene che gli scavi e le ricerche archeologiche nella Cittadella di Damasco si concentrano su questi periodi finali proprio per studiare i meccanismi di gestione dell’antico emirato e comprendere, dai ruderi rimasti, l’antica topografia della zona. 

Aji è convinto che il sito non abbia ancora rivelato tutti i suoi segreti agli archeologi e confida che numerose saranno le sorprese grazie a importanti scoperte archeologiche del prossimo futuro. 

Dopo la guerra scoppiata, i turisti hanno smesso di visitare Damasco e Aji spera che le nuove scoperte attraggano i visitatori: secondo lo studioso è importante iniziare a preservare il sito e recuperarlo dalle distruzioni subite.

Per secoli, la Cittadella di Damasco è stata la sentinella della città siriana e diverse generazioni di re e di sultani l’hanno rafforzata con possenti fortificazioni militari. La città è cresciuta intorno ai suoi bastioni e vicino allo storico souq Al-Hamidiyeh, il mercat.

L’UNESCO ha dichiarato l’antica città di Damasco patrimonio dell’umanità già nel 1979, collocandola accanto a sei altri siti in uno dei territori antropizzati più antichi: il sito di Palmira, l’antica città di Bosra, Aleppo; il Krac dei Cavalieri crociato, al Qal’at Salah El-Din (la Cittadella del Saladino) e gli antichi villaggi della Siria settentrionale

Più di trent’anni dopo, in Siria è scoppiata una guerra civile che ha danneggiato o distrutto tutti questi siti del patrimonio. L’UNESCO li ha inseriti nell’elenco di “siti in pericolo” già nel 2013, con l’intenzione di mobilitare sostegno dell’opinione pubblica per la loro salvaguardia: sono luoghi, riconosciuti dalla comunità internazionale e secondo l’UNESCO , come “di eccezionale valore universale per l’umanità”. 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: EuroNews

Siria, i tesori della guerra

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