GLI SMERALDI DELL’EGITTO ROMANO, DA WADI SIKAIT, DESERTO ORIENTALE EGIZIANO

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Sulla rivista Journal of Near Eastern Studies sono stati presentati i risultati delle indagini archeologiche tenutesi a Wadi Sikait, nella regione di Mons Smaragdus, nel deserto orientale egiziano. La zona è nota per le miniere di smeraldi sfruttate in epoca romana e narrate da autori come Plinio il Vecchio e Claudio Tolomeo, riscoperte nel XIX secolo dal mineralogista francese Fréderic Cailliaud.

Negli anni ’90, un team del “Berenike Project” ha realizzato le prime ricognizione nella zona, conducendo i primi scavi archeologici, concentrandosi sul sito di Wadi Sikait, dove le attività di indagini sono riprese nel gennaio 2018 e Nel gennaio 2020.

Il team di archeologi dell’Universitat Autònoma de Barcelona scava   in collaborazione con altre istituzioni come l’Università del Delaware e il Polish Centre of Mediterranean Archaeology, dell’Università di Varsavia. Gli autori della ricerca mettono orgogliosamente in evidenza quanto rinvenuto a Wadi Sikait: dagli edifici di epoca romana, tra i quali uno, definito “Edificio amministrativo”, era probabilmente un tempio a lungo utilizzato tra il I e ​​il IV-V secolo d.C., alle diciannove monete, insieme ad altri manufatti, come piccoli contenitori rituali adibiti a bruciare incenso, statuette di bronzo e di steatite (foto sotto).

Un altro edificio, il “Grande Tempio” (foto di copertina), è una delle strutture meglio conservate a Wadi Sikait: ha riportato ex-voto come ossa, parti del corpo in terracotta e amuleti. E’ stato, probabilmente, utilizzato tra il IV e il V secolo d.C. con tracce di uso anche precedenti in base al rinvenimento di iscrizioni in geroglifici egiziani e di altri materiali.

Il terzo edificio, il complesso denominato “Edificio della sei finestre”, forse uno spazio residenziale, comprendeva un più antico ambiente interno tagliato nella roccia che potrebbe essere stato correlato all’attività mineraria del posto.

Lo studio delle strutture sotterranee presenti a Wadi Sikait e nelle aree circostanti ha permesso la documentazione di diversi spazi minerari di berillo, la cui variante verde è conosciuta come smeraldo.

Secondo gli autori, però, dopo aver analizzato questi edifici con i loro ambienti, quasi nessuno di essi può  essere legato ad attività estrattiva della miniera di berillo ma è possibile attribuirne l’uso a depositi o spazi abitativi. Tuttavia, l’analisi dettagliata di alcune cave ha mostrato tracce rilevanti riguardo alla loro struttura, tipologia ed evoluzione legate all’estrazione di smeraldi, inclusa la scoperta della prima iscrizione di un registro amministrativo di in un’antica miniera di smeraldi.

Le stagioni di scavo realizzate, secondo gli autori, aggiungono importanti nuove informazioni sulla produzione di smeraldi nell’Egitto romano: dall’importanza dell’aspetto religioso e cultuale negli insediamenti minerari; all’importanza dell’insediamento all’interno della rete mineraria dello smeraldo, poiché non esiste un altro sito in cui sia stata registrata una simile concentrazione di spazi di culto. Questo dettaglio collega il sito di Wadi Sikait ad altre regioni produttive nel deserto orientale, che offrono anche numerose tacce dell’importanza del culto e della religione nelle cave imperiali.

Gli autori ritengono che questo lavoro fornirà interessanti informazioni per determinare in che modo esattamente siano state sfruttate le miniere: le future stagioni di ricerca si concentreranno sulla documentazione dei complessi minerari per ottenere una panoramica completa del processo di estrazione e commercializzazione degli smeraldi, fornendo un contesto storico più ampio.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: University of Chicago

Pietre egizie

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