NUOVI STUDI AVVICINEREBBERO IL PARANTHROPUS ALL’H. SAPIENS…

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Un nuovo studio pubblicato sul Journal of Human Evolution avrebbe smentito una forse superata ipotesi sull’evoluzione umana per la quale una specie primitiva di ominidi chiamata Paranthropus avrebbe avuto enormi denti posteriori per rompere noci e semi duri. Si pensa che i nostri antenati abbiano sviluppato il tipo di dentatura arrivata fino al Sapiens moderno perché mangiavano cibi e carne più morbidi, forse anche sottoposti a processo di cottura.

Almeno in parte non è così, secondo lo studio dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda. Il Paranthropus, una sorta di “robusto australopiteco” di cui sono state provvisoriamente identificate alcune forme estinte. Il team di ricerca ha analizzato centri di conservazione dei resti in Sud Africa, Giappone e Gran Bretagna e studiato più di 20.000 denti di specie fossili e di primati viventi.

Secondo l’antropologo Ian Towle di Otago, l’immagine del Paranthropus che spacca noci dure e degli ominidi della linea Homo che si nutrono di cibo più morbido è nitidamente differente ma il quadro reale è molto più complesso.

Towle ritiene che studiando individualmente ogni dente e registrando la posizione e le dimensioni di eventuali fratture dentali, lo studio avrebbe dimostrato che la scheggiatura dei denti non supporta il consumo regolare di cibi duri nel Paranthropus robustus, potenzialmente mettendo fine all’argomento secondo cui questo gruppo di ominidi era mangiatore di cibi duri.

Il Paranthropus viveva accanto ad altre specie di ominidi nell’Africa orientale; le loro tracce risalgono a quasi 3 milioni di anni fa fino a poco più di un milione di anni fa. Potrebbe essere sorto prima ed è sopravvissuto più tardi ma non si hanno altre tracce. Fin dall’inizio della sua scoperta, nella famosa Gola di Olduvai, in Tanzania, nel 1955, gli scienziati sono rimasti colpiti dalle dimensioni della sua dentatura e dalla piccolezza del cranio, che aveva spazio per un cervello di circa 500 centimetri cubi di dimensione mentre per il Sapiens moderno è di circa 2,5 volte più grande.

Questo studio cambia, dunque, un aspetto dell’evoluzione umana così come è stata sempre intesa: come il Paranthropus si nutriva e come questo non piccolo dettaglio potrebbe aver influnzato l’evoluzione nel moderno Sapiens.

Lo studio del team verso le scheggiature dei denti ha individuato che questi, invece di sviluppare una carie, che generalmente non è un processo graduale, intacca lo smalto che può sviluppare affaticamento e subire una demineralizzazione ed esacerbare il rischio di ulteriori scheggiature.

I ricercatori sono rimasti sorpresi nel riscontrare tassi “estremamente alti” di fratture dei denti nei resti di ominidi simili ai primati esistenti che mangiano “oggetti duri”, come le noci sgusciate. Ma questo non era il caso del Paranthropus

Le tracce sulla microusura dello smalto del Paranthropus boisei suggeriscono che l’alimentazione di oggetti duri è scarsa o assente; nel Paranthropus robustus, invece, una maggiore complessità della superficie dello smalto può indicare che i cibi duri siano stati consumati più frequentemente ma potenzialmente nel contesto di ‘cibi di riserva”.

Due diversi tipi di Paranthropus, dunque, possono, a seconda dell’usura dei denti, essersi nutriti di cibi diversi. L’analisi degli isotopi di carbonio indica il medesimo risultato che conduce al loro tipo di dieta: molte erbe e carici, soprattutto.

Tutto sommato, i ricercatori sono rimasti sorpresi dall’assoluta prevalenza di fratture nei denti umani moderni simili a quella dei primati che mangiano oggetti duri oggi, mentre il Paranthropus ha mostrato livelli di frattura estremamente bassi, simili ai primati che mangiano frutti di bosco o foglie, seppellendo definitivamente l’idea che il Paranthropus si sia alimentato prevalentemente con alimenti duri.

Durante l’evoluzione umana, quindi, il nostro cervello è cresciuto e i nostri molari sono diventati più piccoli non mostrando una co-evoluzione: in ogni caso, se le forme di  Paranthropus non vivevano di soli cibi duri e questo non spiega i loro denti posteriori giganti ma una spiegazione diversa deve delinearsi affinché si sia sviluppata la diminuzione dei denti posteriori lungo la linea umana e l’incremento della robustezza dello smalto. E’ sufficiente la sola espansione del cervello per questa spiegazione?

Attendiamo nuovi studi chiarificatori…

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: PNAS

SAPIENS

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