DOPO LA CATASTROFICA ERUZIONE, POMPEI VISSE UNA SECONDA VITA PER DIVERSI SECOLI
Recenti scavi archeologici confermano che i sopravvissuti alla catastrofica eruzione vulcanica che distrusse Pompei nell’ottobre del 79 d.C. tornarono nel centro urbano romano ricoperto di cenere nei secoli successivi all’esplosione, vivendo nei piani superiori degli edifici rimasti scoperti.
Secondo gli archeologi, a loro si unirono probabilmente opportunisti e indigenti provenienti dalle centri vicini, giunti presso le rovine in cerca di oggetti di valore e di un luogo in cui stabilirsi e questa nuova popolazione, il cui numero è ancora sconosciuto, occupò i resti di Pompei per circa 400 anni, ovvero fino al V secolo d.C.
In una nota Gabriel Zuchtriegel , direttore generale del Parco archeologico di Pompei e autore principale di un rapporto sulle nuove scoperte pubblicato sulla rivista Journal of the Excavations of Pompeii, osserva che dopo il ’79, Pompei riemerge meno come centro urbano ma come un agglomerato precario e grigio, una specie di accampamento, una favela tra le rovine ancora riconoscibili della Pompei di un tempo.
Gli archeologi sospettano da tempo che Pompei sia tornata in vita dopo l’eruzione del Vesuvio, ma le prove a sostegno di questa ipotesi sono state ignorate e, in alcuni casi, danneggiate dagli scavi realizzati alla ricerca delle stratigrafie precedenti: la maggior parte degli archeologi ha scavato oltre gli strati in cui queste tracce potrebbero essere state scoperte, nella fretta di arrivare in fondo alla cenere dell’eruzione e riportare alla luce affreschi, manufatti e resti di persone sepolte.
Secondo Zuchtriegel, le deboli tracce della rioccupazione del sito sono state letteralmente rimosse e spesso spazzate via senza alcuna documentazione ma, grazie ai nuovi scavi, il quadro è più chiaro.
Gli scavi hanno avuto luogo nell’Insula Meridionalis, il quartiere meridionale dell’antico centro di Pompei posto tra la Villa Imperiale, a ovest, e il quadriportico dei teatri ,a est; le sue rovine ben conservate necessitavano di interventi di conservazione. Proprio durante questi lavori che gli archeologi hanno trovato tracce di rioccupazione risalenti a dopo il 79 d.C.
Queste tracce indicavano che coloro tornati a Pompei dopo l’eruzione costruirono abitazioni ai piani superiori dei resti degli edifici visibili, poiché gli ingressi ai piani inferiori erano sepolti dalla cenere. Tuttavia, la popolazione aveva ancora accesso ai piani inferiori dall’interno degli edifici, utilizzati come cantine, ma costruirono anche focolari, forni e mulini, sempre sotto le loro abitazioni.
Pompei, dopo l’eruzione, era disorganizzata e probabilmente senza legge, con gente che rovistava tra la cenere alla ricerca di oggetti di valore o di beni di vecchia data. Secondo gli archeologi, chi tornò lo fece perché non aveva un altro posto dove andare o non aveva i mezzi per stabilirsi altrove.
I ricercatori ritengono che Pompei e la vicina Ercolano avessero una popolazione complessiva di circa 25.000 abitanti prima dell’eruzione, ma non è ancora chiaro quante persone siano morte o sopravvissute all’esplosione. Gli scavi condotti dal 1748 hanno portato alla luce due terzi dell’antico centro urban, in cui gli archeologi hanno rinvenuto i resti di 1.300 persone. Il terzo rimanente potrebbe portare la percentuale di persone decedute a circa un decimo ma, secondo lo studio, è probabile che molte più persone siano morte fuori dalle città.
Precedenti ricerche hanno rivelato che molti dei sopravvissuti di Pompei ed Ercolano si trasferirono in altre comunità lungo la costa meridionale italiana, dove si stabilirono in luoghi come Cuma, Napoli, Ostia e Pozzuoli.
Potremmo non sapere mai quante persone sopravvissero alla catastrofica eruzione, né quale percentuale di questi superstiti tornò a vivere a Pompei. Quello che sembra chiaro è che il centro fu abbandonata definitivamente nel V secolo, non essendosi mai completamente ripresa dai drammatici eventi del 79 d.C., proprio dopo un’altra eruzione vulcanica nel 472 d.C., ma sono necessarie ulteriori indagini ve per confermarlo.
Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini
Per ulteriori info: Parco archeologico di Pompei


