DECRIPTATO ALTARE CILINDRICO PER INCENSO CON ISCRIZIONI DI 2800 ANNI FA

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Un altare cilindrico per incenso realizzato in pietra, con iscrizione risalenti a 2800 anni or sono, è stato rinvenuto all’interno di un santuario moabita nell’antica città di Ataroth in Giordania e potrebbe far luce su un’antica guerra citata nelle sacre scritture bibliche. 

L’altare reca due iscrizioni. Le parole sono in lingua e scrittura moabita, mentre i numeri presenti sono in ieratico (un sistema di scrittura egiziano in forma corsiva usata principalmente per scrivere su papiro o su ostrakon, abitualmente usata dai sacerdoti).

L’altare sembra risalire a un tempo dopo che Mesha, re di Moab, si è ribellato con successo al Regno di Israele e ha conquistato Ataroth, una città controllata dal Regno di Israele. A quel tempo, Israele era divisa in due con un regno settentrionale che conservava il nome Israele e un regno meridionale chiamato Regno di Giuda

La Bibbia ebraica menziona la ribellione, narrando che prima che Mesha si ribellasse, Moab doveva offrire a Israele un tributo annuale di migliaia di agnelli e una grande quantità di lana di ariete. La ribellione è descritta anche nella cosiddetta Stele di Mesha, rinvenuta nel 1868 a Dhiban, in Giordania, che afferma che Mesha ha conquistato Ataroth uccidendo molti abitanti della città. 

L’altare, invece, è stato rinvenuto durante lo scavo del santuario moabita nel 2010. Un articolo sulla rivista Levant descrivi i progressi delle ricerche archeologiche sul santuario e sull’altare. I ricercatori ritengono che sostanze fragranti e profumate come incenso, legni aromatici e oli sarebbero state bruciate sull’altare,

Una delle due iscrizioni scritte sull’altare sembra riportare il saccheggio perpetrato sulle riserve di bronzo della città di Ataroth. Secondo gli studiosi, si potrebbe ipotizzare che quantità di bronzo saccheggiate dalla città conquistata, in un secondo momento siano state presentate come offerte al santuario e registrate su questo altare.

La seconda iscrizione sull’altare è frammentaria e più difficile da decifrare. Parte di essa sembra indicare che “4000 uomini stranieri siano rimasti dispersi e abbandonati”; un’altra parte dell’iscrizione menziona “la città desolata”. 

Le ipotesi che immediatamente i ricercatori hanno presentato, osservando questa iscrizione, si rifanno agli eventi che si sono verificati durante la ribellione di Mesha contro Israele e la conseguente conquista di Ataroth. 

L’altare inscritto fornisce la conferma, dunque, che i Moabiti sarebbero riusciti a impadronirsi di Ataroth e mostrerebbe che, 2.800 anni fa, questa popolazione aveva abili scribi che usavano la propria abilità scrittoria. 

Oggi, Ataroth si chiama Khirbat Ataruz e gli scavi nel sito sono guidati da Chang-Ho Ji, docente decano presso la La Sierra University di Riverside, in California e direttore del Khirbat Ataruz Project.

Daniele Mancini

Moab

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