CONQUISTA NORMANNA NON CAMBIO’ ABITUDINI ALIMENTARI INGLESI

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Gli archeologi dell’Università di Cardiff e dell’Università di Sheffield hanno combinato i più recenti metodi scientifici per nuovi studi sulla vita della popolazione inglese durante la Conquista Normanna del 1066.

La storia della Conquista Normanna è stata principalmente raccontata grazie a fonti provenienti dalle classi sociali più elevate dell’epoca, ma molto poco si conosce su quanto abbia influenzato la vita della popolazione comune.

Il team di ricerca, che comprendeva anche accademici dell’Università di Bristol, ha utilizzato una serie di tecniche bioarcheologiche per confrontare le ossa umane e animali recuperate dai siti di Oxford, insieme al vasellame ceramico utilizzato per cucinare. I risultati della ricerca suggeriscono solo cambiamenti a breve termine delle scorte alimentari a seguito della Conquista Normanna che non hanno influito negativamente sulla salute generale della popolazione.

Vi sono prove che l’invasione normanna portò a pratiche agricole e allevamento di massa più controllate e standardizzate. Il maiale divenne una scelta più popolare e i prodotti lattiero-caseari venivano usati meno. Ma nel complesso, una dieta dominata da verdure, cereali, carne di manzo e montone è rimasta sostanzialmente invariata.

Elizabeth Craig-Atkins, del Dipartimento di Archeologia dell’Università di Sheffield ritiene che l”esame delle prove archeologiche sulla dieta e sulla salute della popolazione comune che ha vissuto in questo periodo fornisce un quadro dettagliato delle loro esperienze e stili di vita quotidiani. Nonostante gli enormi cambiamenti politici ed economici che stavano accadendo, l’analisi suggerisce che la Conquista Normanna potrebbe avere avuto un impatto limitato sulla dieta e sulla salute della maggior parte delle persone.

I ricercatori hanno usato una tecnica chiamata analisi isotopica stabile sulle ossa per confrontare 36 resti umani trovati in varie località intorno a Oxford, incluso il castello di Oxford, utilizzato tra il X e il XIII secolo d.C. Nelle nostre ossa, le testimonianze chimiche del cibo che consumiamo sono archiviati come traccianti consentendo agli scienziati di studiare la qualità e la varietà della dieta di una persona anche molto tempo dopo la sua morte.

Il team ha scoperto che non c’era un’enorme differenza tra la salute degli individui che hanno vissuto, in diversi luoghi, prima e dopo la conquista. I livelli di consumo di proteine ​​e carboidrati erano simili e l’evidenza di condizioni ossee precarie legate a una dieta povera, come il rachitismo e lo scorbuto, erano rare. Tuttavia, l’analisi ad alta risoluzione dei denti ha mostrato evidenza di cambiamenti a breve termine nella salute e nella dieta solo nei primi anni durante questa fase di transizione.

L’analisi isotopica è stata utilizzata anche su 60 resti di animali trovati negli stessi siti, per accertare come siano stati allevati. Gli studi sulle ossa di maiale hanno rivelato che le loro diete sono diventate più coerenti e più ricche di proteine ​​animali dopo la conquista, suggerendo che l’allevamento di suini fosse stato intensificato sotto il dominio normanno. Probabilmente vivevano in città e venivano nutriti con avanzi invece di foraggi vegetali naturali.

Frammenti di vasellame ceramico ceramico esaminati usando l’analisi dei residui organici evidenzia che quando il cibo veniva cotto in casseruole di ceramica, i grassi venivano assorbiti nello stesso utensile, consentendo ai ricercatori di estrarli. Le analisi hanno dimostrato che durante la conquista venivano utilizzati manufatti per cucinare verdure come il cavolo e carne come agnello, montone o capra. I ricercatori affermano che l’uso di grassi provenienti da latte si è ridotto dopo la Conquista Normanna e che il maiale o il pollo siano diventati più popolari.

Richard Madgwick, docente della School of History, Archaeology and Religion dell’Università di Cardiff afferma che questa ricerca è la prima a livello globale sul confronto tra l’osteologia umana, l’analisi dei residui organici e l’analisi isotopica della dentina, combinate in un studio unico.

Lo studio e i suoi risultati sono stati pubblicati sulla rivista PLOS ONE.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Normanni

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