ANTICHI CULTI MISTERICI DALL’ISOLA DI SAMOTRACIA

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Dalla vetta del Monte Fengari al centro dell’isola di Samotracia, Omero racconta nell’Iliade che il dio del mare Poseidone osservava la guerra di Troia, mentre si svolgeva. Le impervietà dell’isola, all’ombra della montagna, ospita anche i resti del Santuario dei Theoi Megaloi, o Grandi Dei che, almeno dal VII secolo a.C., è meta di pellegrini che vi si recavano, col favore delle tenebre, dalla vicina città antica, ora nota come Paleopolis, per essere inseriti in un culto religioso misterico.

Attraversando una possente porta di marmo sulla collina orientale del santuario, i pellegrini avrebbero potuto ascoltare lo scorrere dell’acqua che attraversava un canale sotto l’ingresso. Tra i suoni della musica e dei canti provenienti da più lontano all’interno del santuario, i potenziali iniziati avrebbero raggiunto un cortile circolare sommerso dove danze rituali e altri riti, tra statue di bronzo e doni votivi di ogni genere, avrebbero fatto da quinta scenica a ogni evento.

Alla luce tremolante di lucerne e torce, indotti in uno stato mentale alterato, i pellegrini si preparavano ai riti e alle rivelazioni sacre attraversando la ripida discesa lungo la Via Sacra, fino al cuore del santuario, per essere iniziati ai misteri dei Grandi Dei.

Poiché gli iniziati erano tenuti a mantenere segreti i dettagli dei riti, le antiche fonti letterarie forniscono scarsi dettagli sul culto. Monete risalenti al II secolo a.C., rinvenute presso il santuario, raffigurano una grande dea madre che, alcuni scrittori antichi, associano a un gruppo di divinità chiamate Kabeiroi e secondo Bonna Wescoat, della Emory University, sarebbero le uniche informazioni conosciute circa iniziazione, le sue promesse e i suoi benefici.

Altre fonti antiche affermano che gli iniziati avrebbero  sperimentato una trasformazione morale e secondo lo storico greco del I secolo a.C., Diodoro Siculo, gli iniziati ai misteri di Samotracia divennero “più pii, più giusti e migliori in tutti i modi di quanto non fossero prima”.

Nonostante la posizione remota di Samotracia, il culto misterico dei Grandi Dei era ben noto nel mondo antico, secondo per popolarità solo ai misteri celebrati a Eleusi, fuori Atene.

Samotracia e il Santuario dei Grandi Dei rientrarono anche nell’immaginario popolare e accademico durante il Rinascimento. Nel 1444 l’antiquario Ciriaco di Ancona visitò l’isola e disegnò alcuni rilievi e sculture del santuario. Nel 1863, l’antiquario francese Charles Champoiseau scoprì la famosa statua in marmo di Nike, la Vittoria Alata, che nell’antichità si ergeva sopra il teatro del santuario sulla sua collina occidentale. Nei decenni successivi, scavatori francesi, tedeschi, austriaci, cechi e greci esplorarono la collina mentre gli scavi condotti dagli americani, iniziati nel 1938 e continuano fino ad oggi, hanno portato alla luce monumenti sulla collina orientale del santuario, edifici sacri nella sua valle centrale e strutture per l’intrattenimento e la ristorazione sulla sua collina occidentale.

Nell’ultimo decennio, un team interdisciplinare guidato dalla Wescoat, che dal 2012 dirige gli scavi americani con la collaborazione dell’Ephorate of Antiquities of Evros, ha rivolto nuovamente la sua attenzione alla collina occidentale.

Considerando l’interazione tra il paesaggio naturale e l’ambiente costruito, esaminando i manufatti votivi e altri oggetti lasciati dagli iniziati, attraverso rilievi, scavi, ricerche d’archivio e modellazione 3D, gli archeologi hanno iniziato a ricreare l’atmosfera sensoriale, spirituale e l’esperienza emotiva degli iniziati mentre venivano introdotti ai riti dei Grandi Dei.

Esaminando le connessioni fisiche e visive tra gli edifici del santuario e il modo in cui queste connessioni hanno influito sull’esperienza degli iniziati e degli altri visitatori, il team ha creato un modello digitale 3D del santuario che consenta di attraversalo virtualmente dalla prospettiva di un antico visitatore, anche  attraverso l’accesso a determinati edifici che sarebbe stato limitato nell’antichità.

Le iscrizioni in greco e latino scoperte intorno ai resti di due edifici di culto proclamano che “i non iniziati non devono entrare” ma queste iscrizioni non sono state trovate in situ e non è chiaro se si riferissero a edifici o aree specifici o al santuario nel suo insieme. Alcuni ricercatori, però, ritengono che le iscrizioni si riferissero probabilmente ad aree specifiche, soprattutto a quei visitatori che non sarebbero stati iniziati ma che potevano soggiornare solo in aree dedicate.

Sulla base dei manufatti rinvenuti, come lampade, monete e vetri, sembra che l’attività sia continuata anche nel III e forse nel IV secolo d.C. ma non è chiaro quando siano cessati esattamente i rituali di culto nel sito, forse man mano che il significato dei Grandi Dei svaniva e prendeva piede una nuova religione monoteista.

Nei prossimi anni, il team americano, in collaborazione con l’archeologo greco Dimitris Matsas, ha in programma di indagare su una sezione dell’antica cinta muraria che confina a est con il santuario e considerare nuove opzioni sull’amministrazione del culto e nuove interpretazioni che potrebbero sorgere sulla conoscenza dei culti di Samotracia.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: American Excavations Samothrace

Culti in Grecia

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