ANIMALI E VOLATILI ESTINTI NELL’ARTE EGIZIANA

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Durante uno studio sulle meravigliose raffigurazioni parietali egiziane, nell’esaminare uno specifico dipinto collocabile all’Antico Regno, circa 4600 anni or sono (IV Dinastia), volatili con colorazioni particolari hanno attirato l’attenzione di Anthony Romilio, un ricercatore dell’Università del Queensland, di Brisbane, in Australia. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Journal of Archaeological Science: Reports.

Secondo Romilio, lo strano volatile è diverso dalle moderne oche dal petto rosso (Branta ruficollis) e mostra colori e motivi distintivi e audaci sul corpo, sul muso, sul petto, sulle ali e sulle zampe. Le cosiddette Oche di Meidum, considerato uno dei capolavori dell’arte egizia, è un dipinto su intonaco che dovrebbe essere ancora conservato al Museo Egizio del Cairo, proveniente dalla mastaba di  Nefermaat e Atet, figlio del Faraone Snefru, a Meidum, 120 km a sud della Piana di Giza.

Fin dalla sua scoperta, avvenuta grazie ad Auguste Mariette nel 1871, le Oche di Meidum hanno sempre espresso un alone di mistero e Francesco Tiradritti, eminente egittologo italiano, ne ha recentemente messo in discussione la datazione storica, attribuendo l’opera alla mano di un pittore ottocentesco, Luigi Vassalli.

Romilio, ricercatore alla School of Chemistry and Molecular Biosciences presso la UQ, nota come nessuno studioso si sia reso conto che nel dipinto è rappresentata una specie sconosciuta. Se la “licenza artistica” potrebbe spiegare le differenze con le oche moderne, le opere d’arte provenienti da Meidum hanno rappresentazioni estremamente realistiche di diversi uccelli e mammiferi. Da una prospettiva zoologica, dunque, l’opera d’arte egiziana è l’unica documentazione di questa oca dai motivi distintivi, che ora sembra essere estinta a livello globale.

Romilio ritiene che volatili e animali estinti erano stati già tutti identificati nell’arte antica ma non tutte le specie erano state scientificamente confermate. I criteri di classificazione del Metodo Tobias (zoologo dell’Università di Oxford) applicati da Romilio sono ritenuti efficaci al fine di individuare le specie e rafforzano il valore delle informazioni per la scienza zoologica ed ecologica: utilizzano misurazioni quantitative delle caratteristiche chiave degli uccelli.

Il territorio egiziano non è sempre stato prevalentemente desertico e Romilio ritiene che abbia avuto anche una storia di biodiversità, ricca di specie estinte. Quando il Sahara era verde e coperto di praterie, laghi e boschi, il territorio era brulicante di diversi animali e volatili e molti di questi erano raffigurati in tombe e templi, forse ultimi esemplari di specie non sempre confermate da studi scientifici.

L’arte fornisce, dunque, informazioni culturali, ma anche una preziosa documentazione grafica di animali sconosciuti oggi: un altro esempio è l’antenato dei moderni bovini, l’uro (Bos primigenius) ma anche forme ancora sconosciute di gazzella, orice, antilope e asino. Grazie alle rappresentazioni artistiche è possibile identificare le millenarie biodiversità che permettevano la coesistenza di esseri umani e animali.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: University of Queensland

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