IL MUSEO EGIZIO DEL CAIRO – ultima parte

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La rassegna sul Museo Egizio del Cairo termina con questa parte: vi mostro una sezione particolare del museo, quella dedicata alle mummie dei più grandi sovrani della storia faraonica, giunte a noi attraverso le celebri cachette.

Il nuovo museo, il GEM, ospiterà una sezione super tecnologica dedicata alla conservazione e alla valorizzazione delle mummie, ma al “vecchio” Museo Egizio, la loro presenza, visitabile con biglietto a parte, ottiene ancora un enorme successo, in attesa di prossimo definitivo trasferimento.

cachette
Da sinistra, in alto, in senso orario, la mummia di Thutmosis II, Ramses II, Meremptah, Sethi I. In copertina, Thutmosis IV

I meravigliosi corpi mummificati sono giunti fino a noi grazie all’infinita devozione dei sacerdoti della XXI Dinastia. I drammatici fatti che segnarono la fine del Nuovo Regno, e la conseguente crisi economica, significarono di fatto anche il saccheggio dei tesori della necropoli della Valle dei Re.

Alla tarda età ramesside si datano numerosi papiri di resoconti di processi contro predatori a conferma di tale fenomeno, che coinvolse anche importanti funzionari dell’amministrazione locale. I ladri, in molto casi, sembrerebbero essere stati in contatto con mercanti della riva orientale tebana, pronti a smerciare la mercanzia rubata.

Fu allora che si cercò di salvare dal saccheggio le mummie dei faraoni, in base alla credenza religiosa che la distruzione del corpo avrebbe significato anche l’impossibilità di accedere alla vita ultraterrena. Gran parte delle mummie reali venne così radunata in due nascondigli, la tomba di Amenhotep II nella Valle dei Re (KV 35) e una tomba nella necropoli di Deir el-Bahari (DB 320) di dubbia attribuzione, nota come la cachette di Deir el-Bahari. Mancano però ancora alcuni sovrani all’appello, quali Horemheb, Ay e Thutmosi I

Fu nel 1881 che Emile Brugsch, a nome dell’allora direttore del Servizio delle Antichità, Gaston Maspéro, entrò per primo nella DB 320, grazie all’aiuto di un membro della famiglia locale di Abd el-Rassul, che aveva scoperto questa tomba nel 1875, saccheggiandola a poco a poco.

Era stata proprio l’introduzione nel mercato antiquario di oggetti reali ad avere incuriosito il Servizio delle Antichità, che aveva così aperto indagini al riguardo. La cachette venne svuotata in soli due giorni e le mummie presero la strada per Il Cairo, via fiume, richiamando lungo le rive una grande folla ansiosa di dare l’estremo saluto ai loro più insigni sovrani.

Nel 1898 l’egittologo francese Victor Loret scoprì la tomba di Amenhotep II e con grande sorpresa trovò in due annessi le spoglie di altri faraoni, posti uno accanto all’altro. Anche questi corpi presero la strada per Il Cairo, tranne la stessa mummia di Amenhotep II che venne lasciato riposare nel suo sarcofago e nella sua tomba, perché uno dei pochi sovrani ad essere stato ritrovato nel suo originario luogo di sepoltura. Ma dopo un’incursione di predatori, appartenenti ancora una volta alla famiglia di Abd el-Rassul, nel 1901, anche questo corpo fu trasportato via.

La maggior parte delle mummie e dei sarcofagi, in cui erano state adagiate in seguito allo spostamento, presentano una sorta di etichetta in ieratico che, in alcuni casi, indica soltanto il nome del defunto, mentre in altri più dettagliatamente fornisce informazioni anche sulla data dello spostamento e sulle persone coinvolte.

Le mummie erano state dunque evidentemente bendate di nuovo e restaurate, in alcuni casi, in molto posti diversi, come testimonierebbero graffiti e altri documenti. Tali accadimenti comportarono anche il riutilizzo di oggetti dei corredi funerari regali durante il Terzo Periodo Intermedio, come in molti casi è stato possibile appurare.

Le mummie reali furono scientificamente esaminate per la prima volta nel 1912 da G. Elliot Smith, che pubblicò il suo studio nel volume The Royal Mummies, denunciando la necessità di un loro esame radiologico.

Sarà soltanto nel 1967 che l’Università del Michigan, in collaborazione con l’Università di Alessandria d’Egitto, a seguito di un loro intervento per lo studio radiografico di popolazioni nubiane della seconda cateratta, esaminò ai raggi X tutte le mummie del Museo del Cairo, dal Medio Regno all’Età Greco-Romana, incluso le celebri cachette.

Si arrivò così a un atlante delle mummie reali del Nuovo Regno, che conta 34 mummie, di cui 31 scheletri completi. Molti dei corpi risultarono avere subito numerosi traumi post-mortern, addirittura vere e proprie amputazioni in alcuni casi, inferti dagli stessi predatori alla ricerca di gioielli e amuleti preziosi nascosti generalmente tra le bende.

Questo studio sistematico ha permesso di conoscere numerose patologie di cui soffriva la popolazione dell’epoca, nonché di approfondire meglio la tecnica di imbalsamazione faraonica che, proprio con il Nuovo Regno, raggiunse il più alto livello di specializzazione, concordando in gran parte con le notizie fornite da Erodoto, che indica tredici passaggi sequenziali dalla morte alla sepoltura.

A questa rassegna mancano diverse sezioni del museo, visitate, nell’ultimo viaggio, in modo approssimativo per mancanza di tempo e, pertanto, non verranno recensite. Presto provvederò a recuperare la mancanza…

 

Daniele Mancini

GEM

 

 

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