VENERE PALEOLITICA RINVENUTA AD AMIENS, FRANCIA

Per leggere questo articolo occorrono circa 1 minuti

Una deliziosa statuetta di una Dea Madre/Venere è stata rinvenuta dagli archeologi che scavano nel sito preistorico di Renancourt, nei pressi di Amiens, nel nord della Francia. La scoperta risale al Paleolitico superiore superiore.

La figurina gravettiana è stata trovata in uno strato con resti organici. La datazione al radiocarbonio ha determinato l’età del manufatto a circa 23.000 anni or sono. La Cultura gravettiana era presente in Europa tra 28.000 e 22.000 anni fa e il sito di Amiens-Renancourt è oggi uno dei rari siti che fornisce la prova della presenza di esseri umani moderni, Homo Sapiens, nella Francia settentrionale all’inizio del Paleolitico superiore.

Simili statuette di dee sono state trovate dai Pirenei alla Siberia e circa 15 sono state rinvenute in Francia, principalmente nel sud-ovest, il più recente nel 1959 in Dordogna.

L’eccezionale Dea Madre/Venere gravettiana è scolpita nel gesso ed è alta 4 centimetri. Questa “Venere” è steatopica: il volume della parte posteriore, delle cosce e del seno è ipertrofico. Le braccia sono a malapena presenti e il viso è rappresentato senza linee.

La scultura può essere facilmente attribuita al canone estetico della tradizione stilistica gravettiana, che comprende la Venere di Lespugue (Alta Garonna, ai piedi dei Pirenei) e quelle di Willendorf (Austria), nonché il bassorilievo della Venere di Laussel (Dordogna, in Aquitania).

La peculiarità che stupisce di questa “Venere” è la pettinatura: è rappresentata da una griglia di sottili incisioni simili a quelle della Venere di Willendorf e, in particolare, a quelle della Venere di Brassempouy,(Landes, Francio occidentale), in avorio, nota anche come la “Signora con il Cappuccio.”

Durante gli scavi a Renancourt, gli archeologi hanno trovato una quindicina di divinità della fertilità in soli cinque anni di scavi e questa proliferazione di statuine è accompagnata da migliaia di altri frammenti di gesso che potrebbero essere frammenti di scarti di produzione di un possibile laboratorio gravettiano utilizzato per la realizzazione delle dee.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: INRAP

Arte paleolitica

Ciao! Lascia un commento. Grazie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: