martedì, 23 Luglio 2024
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UOMO DI NEANDERTHAL E HOMO SAPIENS VISSERO FIANCO A FIANCO NEL NORD EUROPA DI 45.000 ANNI FA

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Un’analisi genetica di frammenti ossei rinvenuti nel sito archeologico di Ranis nella Germania centrale mostra come i Sapiens avevano già raggiunto il Nord Europa 45.000 anni fa, sovrapponendosi ai Neanderthaliani per diverse migliaia di anni prima che questi ultimi si estinguessero.

I risultati stabiliscono che il sito vicino a Ranis, in Germania, noto per le sue lame di utensili in pietra a forma di foglia finemente scheggiate, è tra i più antichi siti confermati della moderna cultura umana della Preistoria nell’Europa centro-settentrionale e nordoccidentale.

L’evidenza che  l’Homo sapiens  e  l’Homo neanderthalensis  vivevano fianco a fianco è coerente con l’evidenza genomica secondo cui le due specie occasionalmente si incrociavano. Questo dato alimenta anche il sospetto che l’invasione dell’Europa e dell’Asia da parte dei Sapiens circa 50.000 anni fa abbia contribuito a portare all’estinzione i Neanderthaliani, che avevano occupato l’area per più di 500.000 anni.

L’analisi genetica, insieme all’analisi archeologica e isotopica e alla datazione al radiocarbonio del sito di Ranis, sono dettagliate in tre articoli apparsi oggi sulla rivista  Nature.

Le lame di Ranis, chiamate punte di foglia, sono simili agli strumenti di pietra trovati in diversi siti in Moravia, Polonia, Germania e Regno Unito. Si tratta di strumenti che si pensa siano stati prodotti dalla stessa cultura, denominata Cultura Lincombian-Ranisian-Jerzmanowician o Industria tecnocomplessa.  A causa di una datazione precedente, già si sapeva che il sito di Ranis avesse 40.000 anni o più, ma senza resti umani identificabili i che indicassero chi aveva realizzato gli strumenti, non era chiaro se fossero il prodotto dell’Uomo di Neanderthal o  dell’Homo sapiens .

Secondo Elena Zavala, una degli autori dell’articolo e ricercatrice presso l’Università della California Berkeley, le nuove scoperte dimostrano che l’Homo sapiens  avrebbe creato questa tecnologia e che  l’Homo sapiens  si trovasse già così a nord in questo periodo di tempo, ovvero 45.000 anni fa ha affermato.

Jean-Jacque Hublin, dicente al Collège de France a Parigi, rituene che il sito della Grotta di Ranis fornisce la prova della prima dispersione dell’Homo  sapiens  alle latitudini più elevate d’Europa. Si scopre che i manufatti in pietra che si pensava fossero stati prodotti dai Neanderthaliani erano, in realtà, parte dei primi  strumenti dell’Homo sapiens, cambiando radicalmente la precedente conoscenza del periodo e confermando che l’Homo sapiens  raggiunse l’Europa nordoccidentale molto prima della scomparsa dei Neanderthaliani nell’Europa sudoccidentale.

La Zavala ha condotto l’analisi genetica dei frammenti ossei di ominidi provenienti dai nuovi e più profondi depositi individuati a Ranis tra il 2016 e il 2022 e da scavi precedenti negli anni ’30. Poiché il DNA nelle ossa antiche è altamente frammentato, ha utilizzato tecniche speciali per isolare e sequenziare il DNA, tutto DNA mitocondriale (mtDNA) ereditato esclusivamente dalla madre.

La Zavala conferma che i frammenti scheletrici appartenevano all’Homo  sapiens ed è interessante notare che diversi  condividevano le stesse sequenze di DNA mitocondriale, anche se provenienti da scavi diversi, collegando questi nuovi ritrovamenti con quelli di decenni fa.

Confrontando le sequenze di DNA mitocondriale di Ranis con sequenze di mtDNA ottenute da resti umani in altri siti paleolitici in Europa, Zavala è stata in grado di costruire un albero genealogico dei primi  Homo sapiens  in tutta Europa. Tutti i 13 frammenti di Ranis, tranne uno, erano abbastanza simili tra loro e, sorprendentemente, somigliavano al mtDNA del cranio di una donna di 43.000 anni scoperto in una grotta a Zlatý kůň nella Repubblica Ceca. L’unico straordinario raggruppato con un individuo italiano.

Zavala è specializzata nell’analisi del DNA trovato in ossa sepolte da tempo, su strumenti ossei e nei sedimenti. La sua ricerca attraverso i sedimenti provenienti da vari livelli dello scavo di Ranis ha rivelato il DNA di un’ampia gamma di mammiferi, ma nessuno di ominidi. L’analisi, abbinata all’analisi morfologica, isotopica e proteomica dei frammenti ossei, dipinge un quadro dell’ambiente dell’epoca e dell’alimentazione sia degli ominidi che degli animali che occuparono la grotta nel corso dei millenni.

La presenza di renne, orsi delle caverne, rinoceronti lanosi e ossa di cavallo, ad esempio, indicava condizioni climatiche fredde tipiche della tundra steppa e simili alle condizioni attuali della Siberia e della Scandinavia settentrionale, e una dieta umana basata su grandi animali terrestri. I ricercatori hanno concluso che la grotta veniva utilizzata principalmente dagli orsi delle caverne in letargo e dalle iene, con una presenza ominide solo periodica.

Secondo i ricercatori, questa firma archeologica a bassa densità corrisponde ad altri siti della Cultura Lincombiano-Ranisiano-Jerzmanowiciano ed è meglio spiegata da visite opportune di breve durata da parte di piccoli gruppi mobili di pionieri di  H. sapiens.

Secondo Sarah Pederzani, ricercatrice presso l’Università di La Laguna in Spagna, che ha condotto lo studio paleoclimatico dell’area, questi primi gruppi di  Homo sapiens  che si disperdevano in tutta l’Eurasia avevano già una certa capacità di adattarsi a condizioni climatiche così rigide e fino a poco tempo fa si pensava che la resilienza alle condizioni climatiche fredde non si manifestasse prima di diverse migliaia di anni dopo.

Il sito di Ranis, chiamato Ilsenhöhle, e situato alla base di un castelloe  fu inizialmente scavato principalmente tra il 1932 e il 1938. Le lame a punte di foglia rinvenute in quel sito furono assegnate agli ultimi anni del Paleolitico medio, tra circa 300.000 e 30.000 anni fa, ovvero l’inizio del Paleolitico superiore, che inizia circa 50.000 anni fa.

Il team ha inoltre effettuato la datazione al radiocarbonio di ossa umane e animali provenienti da diversi strati del sito per ricostruire la cronologia del sito, concentrandosi su ossa con tracce di modifiche umane sulla superficie, collegando le loro date alla presenza umana nella grotta.

A causa dell’importanza del sito di Ranis per la comprensione della Cultura del Tecnocomplesso e della transizione dal tardo Paleolitico medio associato ai Neanderthaliani al Paleolitico superiore, associato al Sapiens nell’Europa centrale, Hublin e il suo team hanno deciso di scavare nuovamente il sito utilizzando moderni strumenti archeologici.

I nuovi scavi si sono estesi fino al substrato roccioso, a circa 8 metri sotto la superficie, e hanno comportato la rimozione di una roccia, probabilmente caduta dal soffitto della grotta, che aveva interrotto lo scavo precedente. Qui, il team di Hublin ha scoperto schegge di strumenti di selce e scaglie di quarzite coerenti con il tecnocomplesso LRJ. La successiva analisi proteomica di migliaia di frammenti ossei recuperati ha confermato che quattro provenivano da ominidi. Dei frammenti ossei scoperti durante gli scavi degli anni ’30, nove provenivano da ominidi.

L’analisi del DNA di Zavala ha confermato che tutti i 13 frammenti ossei provenivano da  Homo sapiens, confermando un collegamento molto forte tra i resti umani e la Cultura LRJ. Le indagini archeologiche suggerirebbero, dunque, che  l’Homo sapiens  occupava sporadicamente il sito già 47.500 anni fa e i risultati dell’Ilsenhöhle di Ranis avrebbero ribaltato le teorie sulla cronologia e sulla storia degli insediamenti dell’Europa a nord delle Alpi.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università della California Berkeley

Neanderthalensis e Sapiens

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