TOP 10 DELLE SCOPERTE ARCHEOLOGICHE 2020 – seconda parte

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Prosegue e si conclude la rassegna delle scoperte archeologiche 2020 secondo gli editori della rivista ARCHAEOLOGY. Per la prima parte, clicca qui. Buona lettura e BUON 2021!

ROMA, ITALIA. Un cenotafio attribuito alla figura di Romolo, un monumento sepolcrale  privo dei resti mortali della persona che intende celebrare, scoperto in prossimità del Lapis Niger, è stato “nuovamente” (ndr…) rinvenuto a Roma: secondo la leggenda, Romolo sarebbe stato ucciso e fatto a pezzi e poi sarebbe asceso in cielo come dio Quirino per cui non esisterebbe una vera e propria tomba come luogo dell’ultimo riposo del leggendario fondatore della Città Eterna: quindi, le prime indiscrezioni degli  archeologi supponevano che il manufatto fosse stato associato a Romolo. Il piccolo monumento fu scoperto per la prima volta dall’archeologo Giacomo Boni nel 1899, ma fu successivamente ricoperto e dimenticato per più di un secolo. Durante i lavori di ristrutturazione delle scale della Curia Iulia, l’antica casa del Senato romano, gli archeologi hanno “riscoperto” l’ipogeo del VI secolo a.C., che contiene un sarcofago in pietra e un piccolo altare rotondo. La recente riscoperta archeologica è stata fatta in un’area del Foro dove un tempo si trovava la favolosa tomba del progenitore, secondo alcuni autori romani, nei pressi di una piccola area lastricata di marmo nero di cava greca, il Lapis Niger appunto, rinvenuta nel 1899 nel Foro Romano; ricopriva il celebre cippo di tufo considerato, secondo la tradizione, il sepolcro di Romolo, su cui è incisa un’antichissima iscrizione latina della fine del VI sec. a.C.

HENAN, CINA. Una piccola scultura di 13.500 anni, realizzata in osso combusto, è stata rinvenuta nel sito di Lingjing, nel sud della Cina, ed è considerato il primo manufatto artistico a tutto tondo rinvenuto in Asia orientale. La statuina misura poco più di un centimetro di altezza, poco meno di un centimetro lunghezza e circa mezzo centimetro di spessore: raffigura un volatile, dell’ordine dei Passeriformi, i cosiddetti uccelli canterini, è stato realizzato utilizzando sei diverse tecniche di intaglio. Secondo Francesco d’Errico dell’Università di Bordeaux, è sorprendente la tecnica di intaglio adoperata dall’artista per conseguire il risultato ottenuto e dimostra molta metodologia di apprendimento del soggetto intagliatore. L’attenzione per i dettagli è così fine che, dopo aver scoperto che il manufatto non stava in piedi correttamente, l’artista ha ulteriormente piallato i piedi per assicurarsi che la statuina rimanesse in posizione verticale.

GEORGIA, USA. Il sito di una struttura in terrapieno alta tre piani di un moderno palazzo, nota come Dyar Mound, completamente sommersa dal lago Oconee, in Georgia centrale, un bacino idrico creato da una diga costruita negli anni ’70, ha conosciuto nuovi sviluppi negli studi. Prima della costruzione della diga, gli archeologi hanno scavato il tumulo, originariamente costruito nel XIV secolo d.C. dagli antenati dell’odierna popolazione di Muscogee Creek. Sulla base dei manufatti recuperati, hanno stabilito che Dyar Mound sia stato abbandonato poco dopo che una spedizione del 1539-1543, guidata dall’esploratore spagnolo Hernando de Soto, aveva attraversato gli Stati Uniti sudorientali. De Soto e il suo seguito hanno portato malattie che hanno causato un crollo della popolazione nella regione e, a lungo si è pensato che questo crollo abbia accelerato l’improvvisa fine della Cultura del Mississippi, un sistema di credenze diffuso praticato dai popoli ancestrali Muscogee. Un team guidato dall’archeologo Jacob Holland-Lulewicz della Washington University di St.Louis ha rianalizzato il carbone portato alla luce a Dyar Mound e utilizzato modelli statistici per determinare che il sito non è stato effettivamente abbandonato dopo la spedizione di de Soto, ma che i gruppi umani locali eseguivano riti della Cultura del Mississippi in cima al tumulo per altri 150 anni in più. Secondo Holland-Lulewicz, i progressi nei metodi di datazione al radiocarbonio continueranno ad aiutare per rivedere le ricerche accademiche passate sui primi contatti tra europei e popolazioni indigene.

TABASCO, MESSICO. Tra le scoperte archeologiche 2020, la struttura cerimoniale più antica e più grande del mondo Maya stata celata presso una moderna fattoria messicana, vicino al confine con il Guatemala. L’archeologo Takeshi Inomata dell’Università dell’Arizona e il suo team, durante lo studio delle immagini LiDAR a bassa risoluzione della regione fornite dal governo messicano, sono stati colpiti da quella che sembrava essere un’enorme piattaforma di terra. Una successiva indagine LiDAR ad alta risoluzione del sito ha mostrato che la piattaforma si estende per oltre un chilometro di lunghezza e si alza fino a 15 metri. La datazione al radiocarbonio dei resti organici suggerisce che i Maya abbiano costruito lo spazio rituale tra il 1000 e l’800 a.C. Conosciuta come Aguada Fenix, la struttura ricorda una piattaforma scoperta negli anni ’60 presso l’antica città olmeca di San Lorenzo, a 400 chilometri a ovest di questo sito. I resti archeologici rinvenuti a San Lorenzo, come le colossali teste di pietra che commemoravano i suoi governanti, suggeriscono che gli Olmechi costruirono tale piattaforma per commemorare i propri potenti leader. I segni di tale disuguaglianza sociale sono assenti ad Aguada Fenix, dove l’unico pezzo di scultura finora portato alla luce è un frammento di pietra calcarea alta sessanta centimetri soprannominata “Choco” dagli archeologi. Secondo Inomata, sembra che schiavi e membri di classi meno abbienti siano stati costretti a costruire questa piattaforma senza una vera e propria conduzione “superiore” ma unicamente per uan ritualità commemorativa ancora da analizzare.

LONDRA, GRAN BRETAGNA. In Inghilterra, tra le scoperte archeologiche del 2020, un teatro elisabettiano. Gli archeologi dell’Archeology South-East dello University College di Londra hanno portato alla luce una struttura in legno di quelli che potrebbero essere i resti del Red Lion, il primo teatro costruito in Inghilterra, che risale al 1560. Prima di questa strutture, i locali adibiti a teatro erano costruzioni temporanee, generalmente allestite nei cortili delle locande o all’interno di grandi case. Il Red Lion è stato costruito sotto la direzione di un commerciante di nome John Brayne e la sua casuale scoperta è dovuto all’analisi dei documenti legali di un paio di processi intentati da falegnami per una presunta fattura non saldata. Una delle cause, istruita nel 1569, menziona “una casa colonica chiamata e conosciuta con il nome di Sygne del Redd Lyon“, dotata di posti a sedere e un palco che misura 12 metri per 9. Gli atti di proprietà fondiaria originali collocavano il teatro Red Lion al confine tra Whitechapel e le parrocchie Stepney nell’Est London. Il team ha anche scoperto una serie di buche di palo, datate alla metà del XVI secolo, che circondano il palco: i pali potrebbero aver sostenuto i posti a sedere della galleria. Secondo l’archeologo Stephen White, il Red Lion potrebbe essere stato rotondo o ottagonale anche se alcuni teatri europei che operavano nel XVI secolo gli spazi erano per lo più rettangolari e chiusi. Il Leone Rosso non sembra aver goduto di una carriera molto lunga come teatro, ma sembra che sia servito da prototipo per The Theatre, il famoso teatro costruito nel quartiere Shoreditch.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info sulle scoperte archeologiche di archaeology.org 2020

 

 

 

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