venerdì, 24 Maggio 2024
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TJHN ITN, LA ABBAGLIANTE ATEN, LA GOLDEN CITY DI AMENOTHEP III PORTATA ALLA LUCE A TEBE OVEST

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Il mio ultimo viaggio in Egitto ha riservato una sorpresa unica: con il team di ricerca dell’Università D’Annunzio di Chieti-Pescara, con cui ho avuto il piacere di collaborare e che da anni vanta una missione in Egitto, abbiamo fatto visita a “Tjhn itn“, la abbagliante Aten, la Golden City di Amenhotep III fatta edificare tremilaquattrocento anni fa dietro al suo tempio funerario (dove oggi sorgono i Colossi di Memnone…), vicino al sito dove sorgerà, un paio di secoli dopo, il tempio funerario del faraone Ramses III, a Medinet-Habu, a Tebe ovest.

Tjhn itn è strettamente legata anche al controverso faraone Amenhotep IV/Akenaton che, appunto, abbandonò il suo nome, la sua religione e la sua capitale a Tebe (l’odierna Luxor), fondando, a quasi 500 chilometri a nord una nuova capitale, Akhetaten, dove regnò per breve tempio insieme a sua moglie Nefertiti e fondano una religione di stampo enoteistica monolatrica. Dopo la sua morte, il suo giovane figlio Tutankhamon divenne sovrano dell’Egitto e voltò le spalle alla controversa eredità del padre.

Il legame tra Tjhn itn e Akhenaton è stretto: il giovane faraone regnò con il padre Amenhotep III  per gli ultimi tre anni e ricevette il centro urbano come eredità, una metropoli reale industriale all’interno di Tebe che però sarebbe stata repentinamente abbandonata, forse, con l’intento di poterci tornare.

La nostra visita a Tjhn itn è stata possibile grazie al Dr. Afifi Rohim, il fautore della scoperta nel settembre del 2020, oggi GM nel Ministry of AntiquitieseDirettore del sito della Golden City.

Il sito risale, dunque, all’era del faraone Amenhotep III della XVIII dinastia, che regnò tra il 1386 e il 1353 a.C. circa e presiedette a un’era di straordinaria ricchezza, potere e lusso. Negli ultimi anni di Amenhotep III, si pensa, che abbia regnato brevemente insieme a suo figlio, Amenhotep IV/Akhenaton.

Pochi anni dopo la morte di suo padre, Akhenaton, che regnò dal 1353 al 1336 circa, ruppe con tutto ciò che il defunto sovrano rappresentava. Durante il suo regno di 17 anni, ha ribaltato la cultura egiziana, aprendo la strada a una religione in cui il dio del sole, Aten, avrebbe avuto una preminenza di culto sempre maggiore sul pantheon tebano.

Il nome Tjhn itn risulta riscontrabile già in diversi corredi funerari provenienti da alcune tombe della Valle dei Notabili, in cui si cita il nuovo centro urbano come luogo di provenienza di quel defunto.

Le strutture portate alla luce, piene di oggetti di uso quotidiano, molti dei quali legati alla produzione artistica e industriale che sosteneva il centro del faraone, hanno all’inizio dato adito alla presenza di un tempio funerario ma la consistenza strutturale di muri e pareti hanno fatto propendere per un insediamento.

Sono state scavate diverse abitazioni dove potrebbero aver vissuto e lavorato migliaia di lavoratori negli edifici amministrativi, nei laboratori legati alla produzione di metallo, vetro e della splendida ceramica colorata a bande del Nuovo Regno e quelli per la produzione di mattoni,  mentre, nel settore più settentrionale, anche i resti di una interessante necropoli tra cui diverse tombe scavate nella roccia.

A oggi, imponenti lavori di scavo sono stati realizzati per portare alla luce i resti di Tjhn itn, anche se la dimensione della città deve ancora essere determinata in tutta la sua estensione mentre la sua datazione e il suo nome sono chiari grazie anche ai geroglifici inscritti su una varietà di elementi ceramici, dai recipienti contenenti vino, birra, carne secca  in cui era inciso l’anno 37 del regno di Amenhotep III, scarabei, mattoni, vasi e altri manufatti che portano il sigillo reale di Amenhotep III.

Non esistono attestazioni di uso dopo il regno del faraone, quando, rivela di Dr. Rohim, tutte le porte sembra siano state sigillate per evitarne la depredazione anche di oggetti di valore lasciati nelle abitazioni! Sembrerebbe che ci sia stata una sorta di “deportazione bianca” della popolazione verso Akhetaten (l’odierna Tell el-Amarna).

Dopo l’abbandono, il centro è stato completamente sigillato dalle sabbie del deserto circostante fino alle tracce di epoca romana (sono state individuate le tracce del castrum legionario), bizantina e copta, tra il III e il VII secolo d.C.

Di particolare interesse, la singolare forma ondulata delle mura perimetrali, realizzati nei classici mattoni composti da fango e paglia e poi essiccati al sole, di abitazioni, officine e laboratori: le tracce di un lago artificiale, oggi sede del deposito a cielo aperto dei rinvenimenti, di canalizzazioni specifiche che conducevano l’acqua dal Nilo, permettevano che l’intera area fosse nei pressi dell’acqua, he defluiva normalmente senza ostacoli, acqua che contribuiva alle lavorazioni ma anche al movimento delle merci prodotte o delle materie prime in arrivo.

Oggi, oltre cento addetti allo scavo si occupano di portare alla luce Tjhn itn, la abbagliante Aten, la Golden City di Amenothep III, la sua necropoli e tutte le fasi che l’hanno contraddistinta nella sua controversa e breve vita.

A noi non resta che ammirarla e aggiungere un nuovo tassello alla vita di Tebe ovest, non più quel territorio dedicato al passaggio dalla morte alla rinascita, ma un territorio di vita e ricco di nuovi spunti di studio.

 

Daniele Mancini

Foto di Daniele Mancini

 

 

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