STUDI ARCHEOMETRICI RIVELANO USO DEL GESSO NELLA REALIZZAZIONE DELLE RARE FIGURE BIANCHE NEI VASI GRECI

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Un team di ricercatori italiani dell’Università di Palermo ha identificato il probabile uso del gesso per le figure bianche nello studio e nelle analisi di un antico vaso greco, il Cratere di Perseo, risalente al 450–440 a.C. I risultati sono pubblicati sulla rivista RSC Advances.

Cratere attico a calice a fondo bianco è attribuito al Pittore della Phiale di Boston e Perseo è raffigurato mentre giunge in salvo di Andromeda, legata per essere sacrificata ad un mostro marino, come espiazione a Poseidone, dio del mare. Sul lato opposto, due figure femminili, sono interpretate come Dèmetra e Persefone.

Fino a oggi erano scarse le conoscenze sulla composizione della sottoveste bianca dei personaggi, colore raramente usata nei vasi greci, adoperati, principalmente, nei rituali funebri dell’élite.

Il Cratere del Perseo, esposto al Museo Archeologico Pietro Griffo di Agrigento, è un bell’esempio di vaso attico dipinto con la tecnica del fondo bianco, una rarità comparabile alle più famose ceramiche a figure rosse prodotte ad Atene e nell’Attica nello stesso periodo. Gli artisti vasai applicherebbero una striscia bianca sull’intera superficie del vaso, consentendo loro di dipingere figure con contorni dettagliati e colori vivaci.

Il team italiano ha utilizzato la fluorescenza a raggi X (XRF) e la spettrofotometria infrarossa in riflettanza totale attenuata (TR-FTIR) nell’analisi del vaso, completando le ricerche con la fotografia della luce visibile e ultravioletta.

I dati XRF hanno mostrato grandi quantità di calcio distribuite sull’intero vaso. Le tre probabili fonti considerate sono il carbonato di calcio, la caolinite, un gruppo minerale di silicati idrati di alluminio, e i solfati di calcio, come il gesso.

Il software SmART_scan, utilizzando i dati XRF, ha prodotto mappe che indicano la presenza simultanea di calcio e zolfo sull’intera area di fondo bianco, indicando che l’artista avrebbe utilizzato il gesso come base per la barbottina bianca. I dati TR-FTIR hanno ulteriormente escluso la presenza di caolinite o carbonato di calcio, rafforzando la probabilità che il gesso fosse effettivamente la fonte principale del colore bianco

Oltre alla composizione del fondo bianco, gli spettri TR-FTIR hanno mappato gli elementi maggioritari e minoritari che si trovano nelle stesse figure dipinte e hanno confermato una temperatura di cottura probabile tra i 700–900°C, confermando le informazioni conosciute sulle temperature di cottura per vasi attici.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Chemistry World

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