lunedì, 26 Febbraio 2024
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NUOVI STUDI SULLA CULTURA PUEBLA PRECOLOMBIANA

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Un team polacco della Jagellonian University di Cracovia, guidato da Radosław Palonka, docente dell’Istituto di Archeologia, uno dei pochi europei a lavorare nella regione, ha effettuato delle scoperte che potrebbero cambiare le nozioni sulla Cultura Puebla, insediatasi oltre 3000 anni fa al confine tra Colorado e Utah.

Palonka ammette che è stato molto difficile realizzare progetti archeologici negli Stati Uniti senza la cittadinanza americana anche se l’archeologo ha una lunga esperienza di collaborazioni nei progetti locali. L’attuale a ricerca viene condotta presso il complesso insediativo de l Pueblo di Castle Rock, situato sul pittoresco altopiano di Mesa Verde al confine tra Colorado e Utah. Queste aree sono frequentate non solo dagli archeologi ma anche dai turisti, per i famosi insediamenti precolombiani costruiti in nicchie di roccia o scavati nelle pareti dei canyon, nonché per le numerose opere di arte rupestre create dai membri dell’antica Cultura Puebla, che risale alla fin del II millennio a.C.

Le comunità agricole puebla svilupparono una delle culture precolombiane più avanzate del Nord America e perfezionarono l’arte di costruire case in pietra a più piani. I Puebloans erano famosi anche per la loro arte rupestre, i gioielli riccamente decorati e le ceramiche con diversi motivi dipinti con pigmento nero su sfondo bianco.

Le scoperte del team includono enormi gallerie e petroglifi precedentemente sconosciuti datati a vari periodi storici. Si stima che i più antichi, raffiguranti guerrieri e sciamani, risalgano addirittura al III secolo d.C., il periodo noto come l’Era dei Cestai. I membri della Cultura puebla vivevano principalmente in pianura in case semi-sotterranee, a volte circondate da palizzate di legno. Si occupavano dell’agricoltura e producevano cesti e stuoie caratteristici.

La maggior parte dei petroglifi risale al XII e XIII secolo e hanno forme diverse, comprese forme geometriche complesse. Nel XV-XVII secolo, quando l’area era abitata dalla tribù Ute, i pannelli rocciosi iniziarono a presentare grandi scene narrative di caccia che mostravano la caccia al bisonte, alla pecora delle Montagne Rocciose e al cervo. Nei secoli successivi raffigurarono anche cavalli, che riflettevano gli eventi della conquista spagnola, prima della quale questi animali erano sconosciuti ai nativi nordamericani (gli equini scomparvero da questo continente durante l’ultima era glaciale). Tra i pezzi più recenti dell’arte rupestre figura la firma del 1936 di Ira Cuthair, un famoso cowboy, rinomato non solo nello Utah o in Colorado, ma anche in Arizona e nel Nuovo Messico.

Il team concluderà il primo ambito di ricerca proprio nel 2023, ambito che include tre canyon, Sand Canyon, Graveyard Canyon e Rock Creek Canyon. Sebbene siano stati condotti scavi su vasta scala, rilievi geofisici e digitalizzazione, i membri più anziani della comunità locale ritengono che si possano trovare altre testimonianza nelle parti più alte e meno accessibili dei canyon. Le ricognizioni, infatti, hanno permesso di individuare, circa 800 metri sopra gli insediamenti rupestri conosciuti, molti petroglifi precedentemente sconosciuti.

Gli enormi pannelli rocciosi si estendono per oltre 4 chilometri attorno al grande altopiano e sono composti da spirali scolpite fino a un metro di diametro. Secondo i ricercatori, gli individui della Cultura Puebla utilizzavano questi petroglifi per osservazioni astronomiche e per determinare le date di alcuni giorni speciali nel calendario: solstizi d’estate e d’inverno, nonché equinozi di primavera e autunno. Queste scoperte hanno costretto ad adeguare le nostre conoscenze su quest’area e rivedere, al rialzo, il numero degli abitanti che vivevano qui nel XIII secolo e la complessità delle loro pratiche religiose, che dovevano svolgersi anche accanto a questi pannelli all’aperto.

Palonka  conferma, inoltre, che l’indagine LiDAR condotta da ricercatori dell’Università di Houston che utilizzano droni, elicotteri e aeroplani per la scansione e la mappatura, fautori della  scoperta di piramidi, templi, palazzi, abitazioni, strade, canali e fortificazioni costruiti dai Maya, ricoperti da vegetazione tropicale e contrassegnati su un’unica mappa 3D, hanno volato sopra i tre canyon ad un’altitudine di 450 metri, sulla base dei quali creeranno una mappa 3D dettagliata della zona con una risoluzione di 5-10 centimetri, potrebbe conferire risultati sorprendenti.

Uno degli aspetti importanti della ricerca polacca sulla Canyons of the Ancients National Monument è stato l’avvio della collaborazione con le comunità locali dei nativi americani che vivono nelle riserve vicine, tra cui i membri delle tribù Hopi e Ute. Gli Ute sono rappresentati dall’archeologa Rebecca Hammond. I membri delle tribù native sono molto interessati alla storia dei loro antenati e hanno ripetutamente aiutato i ricercatori della Jagellonian University a comprendere l’iconografia, l’arte rupestre e le funzioni di alcuni edifici.

La collaborazione produrrà una mostra multimediale permanente nel Centro visitatori e Museo del Canyon degli antichi, dove verranno presentati anche i ritrovamenti attuali degli archeologi di Cracovia.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: JAGIELLONIAN UNIVERSITY

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