domenica, 3 Marzo 2024
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ISCRIZIONI SU MATTONI MESOPOTAMICI SVELANO ANOMALIA DEL CAMPO MAGNETICO DELLA TERRA

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Secondo un nuovo studio che ha coinvolto i ricercatori della University College London, alcuni  antichi mattoni, su cui sono incisi i nomi dei re mesopotamici, potrebbero fornire importanti informazioni sull’anomalia nel campo magnetico terrestre avvenuta circa 3.000 anni fa.

La ricerca, pubblicata sulla rivista PNAS, descrive come i cambiamenti nel campo magnetico terrestre si sono impressi sui granelli di ossido di ferro all’interno di antichi mattoni di argilla e come i ricercatori siano stati in grado di ricostruire questi cambiamenti a partire dai nomi dei re. inscritti sui mattoni.

Il team spera che l’utilizzo dell’ “archeomagnetismo“, che cerca le tracce del campo magnetico terrestre negli oggetti archeologici, possa migliorare la storia del campo magnetico terrestre e possa aiutare a datare meglio i manufatti che in precedenza non era possibile.

Secondo Mark Altaweel (Institute of Archaeology), si è costretti a dipendere da metodi di datazione come la datazione al radiocarbonio per avere un senso della cronologia nell’antica Mesopotamia o di altre civiltà. Tuttavia, alcuni dei resti culturali più comuni, come i mattoni e la ceramica, in genere non possono essere facilmente datati perché non contengono materiale organico. Questo lavoro ora aiuta a creare un’importante linea di base per la datazione che consente ad altri di trarre vantaggio dalla datazione assoluta utilizzando l’archeomagnetismo.

Il campo magnetico della Terra si indebolisce e si rafforza nel tempo, cambiamenti che imprimono una firma distinta sui minerali caldi sensibili al campo magnetico. Il team ha analizzato la firma magnetica latente nei granelli di minerali di ossido di ferro incorporati in 32 mattoni di argilla provenienti da siti archeologici in tutta la Mesopotamia. La forza del campo magnetico del pianeta è stata impressa sui minerali quando furono cotti per la prima volta dai produttori di mattoni, migliaia di anni fa.

All’epoca in cui furono realizzati, su ogni mattone era inciso il nome del re regnante che hanno permesso agli archeologi di datare le strutture a probabili periodi di tempo. Insieme, il nome inciso dalla forza magnetica, misurata dei grani di ossido di ferro inclusi nell’impasto, hanno offerto una mappa storica dei cambiamenti nella forza del campo magnetico terrestre.

I ricercatori sono stati in grado di confermare l’esistenza della “Anomalia geomagnetica dell’Età del Ferro levantina”, un periodo in cui il campo magnetico terrestre era insolitamente forte, intorno al moderno Iraq, tra il 1050 e il 550 a.C. circa per ragioni non chiare. Prove dell’anomalia sono state rilevate anche in Cina, Bulgaria e nelle Azzorre, ma i dati provenienti dalla parte meridionale del Medio Oriente erano ancora scarsi.

Secondo Matthew Howland della Wichita State University, autore principale dello studio, confrontando i manufatti antichi con ciò che sappiamo sulle antiche condizioni del campo magnetico, è possibile stimare le date di tutti i manufatti che furono oggetto di forti sbalzi termici, come la cottura, in tempi antichi.

Per misurare i grani di ossido di ferro, il team ha scheggiato con cura piccoli frammenti delle sezioni parzialmente rotte dei mattoni e ha utilizzato un magnetometro per misurare con precisione i frammenti.

Mappando l’anomalia e i cambiamenti nel campo magnetico terrestre nel tempo, questi dati offrono agli archeologi anche  un nuovo strumento per aiutare a datare alcuni antichi manufatti. La forza magnetica dei grani di ossido di ferro incorporati negli oggetti cotti può essere misurata e quindi abbinata alle forze note del campo magnetico storico della Terra. I regni dei re duravano da anni a decenni, il che offre una risoluzione migliore rispetto alla datazione al radiocarbonio che individua solo la data di un manufatto entro poche centinaia di anni.

Un ulteriore vantaggio della datazione archeomagnetica dei manufatti è che può aiutare gli storici a individuare con maggiore precisione i regni di alcuni degli antichi re che sono stati alquanto ambigui. Sebbene la durata e l’ordine dei loro regni siano ben noti, all’interno della comunità archeologica c’è stato sempre disaccordo sugli anni precisi in cui salirono al trono, a causa di documenti storici incompleti. I ricercatori hanno scoperto che la tecnica della datazione archeomagnetica era in linea con la comprensione dei regni dei re nota agli archeologi come la “cronologia bassa”.

Il team ha anche scoperto che in cinque dei campioni prelevati, relativi a strutture ascrivibili al regno di Nabucodonosor II, dal 604 al 562 a.C., il campo magnetico terrestre sembrava cambiare drasticamente in un periodo di tempo relativamente breve, aggiungendo prova all’ipotesi che rapidi picchi di intensità sono possibili.

Secondo Lisa Tauxe, docente della Scripps Institution of Oceanography di La Jolla, California, e co-autrice dello studio, il campo geomagnetico è uno dei fenomeni più enigmatici nelle scienze della Terra. I resti archeologici ben datati delle ricche culture mesopotamiche, in particolare i mattoni con incisi i nomi di re specifici, forniscono un’opportunità senza precedenti per studiare i cambiamenti nell’intensità del campo con un’elevata risoluzione temporale, monitorando i cambiamenti avvenuti nel corso di diversi decenni o anche meno.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: University College London

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