STATUE DI CULTI POLITEISTICI DA LAKISH, ISRAELE

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Lakish, una città di Giuda, in Israele,  a S-O di Gerusalemme, non lontana da quest’ultima. Di origine cananea, è menzionata in fonti egizie fin dal XV sec. a. C. Tra i resti riportati dall’antico centro urbano, nel Bronzo Tardo, nella seconda metà del II millennio a.C., rimase diffuso un tipo templare a cella lunga, simile al successivo Tempio di Salomone e proprio  i templi di Lakish, sull’Acropoli, costituiscono un antecedente illustre a Gerusalemme.

E’ recente, invece, la scoperta che coinvolge l’antico centro biblico di uno scettro di rame ricoperto da foglie di argento databile a circa 3200 anno or son che potrebbe essere una prova della presenza di statue di divinità a grandezza naturale nel Levante, come indicato da uno studio pubblicato dulla rivista Antiquity da alcuni ricercatori della porto della Hebrew University di Gerusalemme.

Lo scettro è tutto ciò che rimane di quella che era stata una grande statua di una divinità che abbelliva uno dei templi del centro urbano, proprio nella posizione in cui, affermano gli studiosi, che riportano le descrizioni di alcuni testi mesopotamici, le statue a grandezza naturale degli dei si trovavano nella parte più isolata del tempio, il Sancta Sanctorum, per intenderci!

In effetti, sebbene le statue divine a grandezza naturale siano state descritte più volte nelle antiche fonti, nessuna intatta è mai stata trovata nel Levante. Le sculture divine di metallo piuttosto grandi, alte dai 36 ai 56 centimetri, sono state trovate a Cipro; il sito di Gobekli Tepe, ospita grandi sculture in pietra risalenti a oltre 11.000 anni fa; statue alte circa un metro, realizzate in fango e gesso, sono state rinvenute a Gerico e ‘Ain Ghazal e sono databili al IX millennio a.C.

Lo scettro rinvenuto è attribuibile al più recente periodo cananeo, circa 3.200 anni fa, individuatoa a Lakish alcuni anni fa dal team della Hebrew University guidato da Yossi Garfinkel. È lungo poco più di 11 centimetri e largo 4,  rivestito con una sottile foglia d’argento sul davanti e sembra sostanzialmente una spatola. Questo manufatto è stato inciso con punti e linee che non sembrano essere figurativi, ma potrebbero teoricamente rappresentare un simbolo astrale o mitologico, suggerisce Garfinkel.

Accanto ad essa gli archeologi hanno anche trovato due piccole statuette di entità divine, che apparentemente rappresentano Baal.

I ricercatori hanno pensato che il manufatto fosse un oggetto rituale, ma il suo significato è venuto alla luce solo dopo essere stato restaurato. Gli archeologi hanno anche trovato armi di bronzo, orecchini d’oro, collane d’oro e molte perle, che potrebbero aver adornato la statua, tutto nell’area del tempio.

Rinvenimenti di piccole statue di metallo di divinità, provengono dal sito di Megiddo. Un in particolare, in bronzo rivestito da lamine d’oro, anch’essa del periodo cananeo, è lunga 27 centimetri, tiene in mano un oggetto che ricorda  lo scettro trovato di Lakish.

Anche dall’altro interessante centro nord israeliano di Hazor, l’archeologo israeliano Yigael Yadin, negli anni ’60, ha rinvenuto un manufatto simile adornato con serpenti, non come le decorazioni astratte di Megiddo e Lakish.

Garfinkel propone che lo scettro di Lakish sia accostabile a quello che le Sacre Scritture identificano come “scettro divino”, come quello impugnato da Mosè nel libro dell’Esodo.

La mancanza dell’intera statua lascia spazio a diverse supposizione: la deperibilità , qualora i manufatti siano stati realizzati in legno e poi rivestiti di metallo prezioso; il valore venale del manufatto che avrebbe attirato ladri e manigoldi; il saccheggio post bellico, al quale il sottoscritto tende a riferirsi, in seguito ai mille conflitti che il territorio ha subito nell’antichità.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

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