La missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità, attiva nel Sinai del Sud, ha annunciato la scoperta di un sito archeologico di immensa importanza sull’Altopiano di Umm Iraq.

Sherif Fathy, Ministro del Turismo e delle Antichità egiziano, ritiene che la scoperta riflette l’eccezionale ricchezza umana e culturale del Sinai e fornisce nuove testimonianze delle civiltà che si sono succedute in questa importante regione dell’Egitto nel corso di migliaia di anni; inoltre, conferma il continuo impegno del Ministero nella ricerca, negli scavi e nella documentazione scientifica secondo i più recenti standard internazionali.

Hisham El-Leithy, Segretario Generale del Consiglio, ha spiegato che il sito è tra i più significativi siti di arte rupestre scoperti di recente. Ha sottolineato che la diversità cronologica e tecnica delle incisioni di Umm Iraqne fa un museo naturale a cielo aperto che documenta lo sviluppo dell’espressione artistica e simbolica umana dalla preistoria fino al periodo islamico, conferendo al sito un’eccezionale importanza scientifica.

Mohamed Abdel-Badie, responsabile del settore delle antichità egizie, ha dichiarato che la scoperta è avvenuta nell’ambito di un lavoro di indagine e documentazione in corso sulle iscrizioni rupestri nel Sinai meridionale, guidato dallo sceicco Rabie Barakat dell’area di Serabit el-Khadim, sottolineando l’importante ruolo dei residenti del Sinai nel sostenere gli sforzi nazionali per preservare il patrimonio culturale.

Il sito di Umm Iraq si trova in un’area sabbiosa a circa 5 km a nord-est del tempio di Serabit el-Khadim e delle antiche zone minerarie di rame e turchese, in una posizione strategica che domina una vasta distesa aperta che si estende a nord verso l’altopiano di Tih, suggerendo che sia stato utilizzato nel corso dei secoli come punto di osservazione e luogo di sosta.

La missione egiziana ha documentato in modo esaustivo il sito, che comprende un riparo naturale di roccia arenaria che si estende lungo il lato orientale dell’altopiano per oltre 100 metri, con una profondità compresa tra due e tre metri e un’altezza del soffitto che varia da circa 1,5 metri a mezzo metro.

Il “soffitto” del rifugio contiene numerose pitture rupestri eseguite con pigmento rosso raffiguranti animali e vari simboli ancora in fase di studio, insieme a un’altra serie di disegni grigi documentati per la prima volta. Include anche incisioni e scene realizzate con tecniche diverse, che riflettono una notevole ricchezza artistica e diversità culturale.

Hisham Hussein

, capo dell’Amministrazione Centrale per le Antichità del Basso Egitto e responsabile della missione, ha affermato che il lavoro di documentazione all’interno del rifugio ha portato alla luce grandi quantità di escrementi animali, a indicare che in epoche successive fu utilizzato come rifugio per persone e bestiame per proteggersi da pioggia, tempeste e freddo. Sono state rinvenute anche pareti divisorie in pietra che formavano unità abitative indipendenti, con tracce di strati di combustione al centro, a conferma della ripetuta attività umana nel sito in periodi successivi.

Le indagini archeologiche hanno inoltre portato alla luce diversi utensili in selce e numerosi frammenti di ceramica, alcuni probabilmente risalenti al Medio Regno e altri al periodo romano, in particolare al III secolo d.C., a conferma dell’uso continuo del sito per migliaia di anni.

Secondo uno studio preliminare, le incisioni e i disegni sono stati suddivisi in diversi gruppi cronologici. Il gruppo più antico, dipinto in rosso sul soffitto del riparo, è datato provvisoriamente tra il 10.000 e il 5.500 a.C. e raffigura animali che riflettono la vita di quelle epoche antiche.

Altre incisioni realizzate mostrano un cacciatore che usa l’arco per cacciare uno stambecco accompagnato da cani da caccia, illustrando lo stile di vita e le attività economiche delle prime comunità umane. Altri gruppi raffigurano cammelli e cavalli in varie forme, cavalcati da figure armate, alcune delle quali accompagnate da iscrizioni nabatee, a indicare periodi storici successivi caratterizzati dall’interazione culturale nella regione.

È stata documentata anche una serie di iscrizioni in arabo, che rappresentano un’importante prova dell’uso continuato del sito durante i primi periodi islamici e anche in seguito.