sabato, 17 Gennaio 2026
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ARTE RUPESTRE NELLA PENISOLA ARABICA DI 12.000 ANNI FA, DESERTO DEL NEFUD

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Circa 12.000 anni fa, i cacciatori-raccoglitori che abitavano una parte del deserto arabico scolpirono immagini a grandezza naturale di cammelli e altri animali su scogliere e massi di arenaria, utilizzando l’arte rupestre per contrassegnare la posizione delle fonti d’acqua, illustrando come gli antichi affrontavano alcuni degli ambienti più inospitali della Terra.

La monumentale arte rupestre è stata rinvenuta a sud del Deserto del Nefud, nell’Arabia Saudita settentrionale, in località che si estendono per circa 30 km su un terreno montuoso.

60 pannelli di arte rupestre raffigurano più di 130 immagini di animali, principalmente cammelli, ma anche stambecchi, gazzelle, asini selvatici e un uro, un bovino, l’antenato selvatico dei moderni bovini domestici. Alcune delle incisioni raffiguranti cammelli erano alte più di 2 metri e lunghe 2,6 metri.

Mentre molte delle immagini erano situate su massi facilmente raggiungibili da terra, alcune erano realizzate su imponenti scogliere, tra cui una che si trovava a circa 39 metri da terra e recava incisi 19 cammelli e tre asini.

Secondo l’archeologa e ricercatrice di arte rupestre Maria Guagnin dell’Università di Sydney e del Max Planck Institute of Geoanthropology in Germania, autrice principale dello studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, ritiene che gli incisori avrebbero dovuto stare su una sporgenza direttamente di fronte alla scogliera in posizione estremamente pericolosa, non essendo nemmeno in grado di vedere l’immagine completa che stavano creando. Ma avevano comunque l’abilità di produrre una rappresentazione naturalistica.

I ricercatori hanno affermato che l’arte rupestre indicava la posizione di sorgenti d’acqua temporanee nell’aspro paesaggio desertico. Queste antiche comunità, ritiene la Guagnin, sopravvivevano nel deserto spostandosi tra i laghi stagionali e contrassegnavano queste fonti d’acqua e i sentieri che vi conducevano con monumentali incisioni rupestri.

I ricercatori hanno utilizzato una tecnica chiamata datazione tramite luminescenza su semplici utensili in pietra da loro scoperti, utilizzati per realizzare l’arte rupestre, per stabilire che le incisioni sono state realizzate tra 12.800 e 11.400 anni fa. I risultati della ricerca dimostrano che le comunità sono riuscite a stabilirsi completamente negli ambienti desertici molto prima di quanto si pensasse in precedenza perchè conoscevano il territorio in modo incredibilmente approfondito.

Secondo la Gaunin, la maggior parte dei cammelli raffigura maschi in calore, riconoscibili dai muscoli del collo tesi mentre emettono un brontolio durante la stagione degli amori, che normalmente coincide con la stagione delle piogge. Quindi l’arte rupestre è collegata alla stagione delle piogge e indica i punti in cui si formano le pozze d’acqua. Guagnin ha affermato che ci sono anche tracce che questi individui hanno contribuito all’arte rupestre per due o tre millenni.

Attualmente, i ricercatori non sanno se in origine l’opera fosse decorata con colori vivaci: le incisioni sono esposte agli agenti atmosferici e, se fossero state dipinte, il pigmento sarebbe andato via già molto tempo fa.

Durante il culmine dell’ultima era glaciale, circa 20.000-25.000 anni fa, l’Arabia era così arida che non si conosceva alcuna presenza umana. Ma circa 15.000 anni fa iniziò un periodo di precipitazioni più intense, che diede origine a zone umide e stagni in un ambiente desertico che stava diventando un po’ più verde. L’arte rupestre rivelerebbe il periodo storico in cui si insediarono i cacciatori-raccoglitori nella regione.

Alcuni manufatti recuperati durante gli scavi sono simili a quelli rinvenuti nella regione più ampia, suggerendo un certo grado di interazione tra questi cacciatori-raccoglitori e altri gruppi umani, ma la monumentale arte rupestre è diversa da qualsiasi altra opera conosciuta nella regione più ampia.

Secondo la Guagnin, queste comunità avevano contatti con gruppi limitrofi nel Levante, a oltre 400 km di distanza, ma avevano anche una propria identità: segnavano chiaramente le fonti d’acqua con l’arte rupestre, ma non possiamo essere certi se ciò indicasse diritti di accesso o forse esprimesse anche il desiderio che l’acqua tornasse nella stagione successiva. Forse le ragioni erano molteplici. Dall’enorme sforzo richiesto, possiamo dedurre che questa arte rupestre fosse molto importante per loro.

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: ABC News

Penisola Arabica

 

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