martedì, 18 Agosto 2026
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RESTI DI UN PONTE ROMANO IN LEGNO RINVENUTO NEL FIUME AARE A SOLETTA, SVIZZERA

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Gli archeologi del Dipartimento cantonale di Soletta, in Svizzera, hanno scoperto i resti di un ponte di legno tardo romano sotto le acque del fiume Aare, fornendo la prima prova archeologica diretta di un attraversamento fluviale a lungo sospettato e collegato all’antico insediamento romano di Salodurum.

La scoperta è stata fatta durante un’indagine archeologica subacquea preliminare ai lavori di ristrutturazione di un ponte ferroviario che attraversa il fiume. Gli archeologi  sommozzatori, che lavoravano per conto del dipartimento cantonale di archeologia, hanno rinvenuto una serie di antichi pali di legno incastonati nel letto del fiume, poco a monte del ponte Wengi di Soletta.

I campioni di legno prelevati dalle strutture sommerse sono stati datati scientificamente al IV secolo d.C., suggerendo che i resti appartenessero a un ponte del tardo periodo romano.

Sulla base delle recenti ricerche, i risultati potrebbero costituire una svolta fondamentale nella comprensione delle infrastrutture romane della regione e finalmente far luce su decenni di speculazioni riguardanti un attraversamento in quel sito.

Gli archeologi sospettavano da tempo che i Romani avessero costruito un ponte vicino a Soletta a causa della posizione geografica strategica dell’area e della sua collocazione lungo un’importante via commerciale e militare transalpina. Il nuovo ponte faceva parte di una strada romana che collegava l’Italia settentrionale al confine renano, attraversando il Passo del Gran San Bernardo e proseguendo attraverso l’altopiano svizzero occidentale e i monti del Giura.

Tra Büren an der Aare e Nennigkofen erano già state rinvenute tracce dell’antica strada, ma fino ad ora non era mai stata trovata alcuna prova fisica dell’attraversamento del fiume, almeno non in questo punto.

La posizione del ponte sembra essere stata scelta con cura: a monte di Soletta, il fiume Aare si restringe bruscamente mentre serpeggia attraverso il paesaggio, creando un collo di bottiglia naturale che avrebbe fornito un punto di attraversamento ideale per viaggiatori, mercanti e soldati.

Anche l’antico nome dell’insediamento riflette questa geografia. Salodurum, il nome romano di Soletta, deriva da un toponimo celtico che si ritiene significhi “stretta del fiume” o “porta d’onda” e avvalora la convinzione, diffusa da tempo, che un tempo in quel luogo esistesse un guado.

I resti recentemente riportati alla luce includono diversi robusti pali di legno saldamente ancorati al letto del fiume e, a circa dieci metri dalla sponda meridionale, gli archeologi hanno rinvenuto una fila di pali che si estendeva a valle. Si ritiene che i tronchi, alcuni dei quali lunghi quasi due metri, facessero parte di un pilone di un ponte, chiamato giogo di pali, che avrebbe sostenuto la strada sovrastante.

Durante i lavori di risanamento delle acque del Giura del 1969, molti tratti del letto del fiume intorno a Soletta furono dragati, un processo che avrebbe potuto facilmente distruggere i resti, ma gli antichi pali sono sopravvissuti, apparentemente protetti sotto il ponte di Wengi.

L’attuale costruzione del nuovo ponte ferroviario lascerà intatti i resti romani e, poiché le condizioni di saturazione d’acqua preservano il legno antico dal rapido deterioramento che si verificherebbe con l’esposizione all’aria, le travi si conservano al meglio quando sono sommerse.

I sommozzatori continueranno a esplorare il letto del fiume durante le prossime operazioni al fine di scoprire ulteriori parti del ponte romano.

Gli archeologi sperano che i resti sommersi possano far luce su come fu costruito il ponte e su come funzionava all’interno della rete di trasporti romana nel mondo mediterraneo e nell’Europa settentrionale.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Cantone di Soletta

 

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