NUOVO STUDIO SVELA LE CHIAVI DI LETTURA DELLA SCRITTURA ELAMICA LINEARE

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Da antichi boccali in argento rinvenuti in Iran potrebbero svilupparsi le chiavi di lettura di una delle scritture e lingue più antiche, quella elamica, risalente a circa 5.000 anni or sono.

Diretto da un archeologo francese, Francois Desset dell’Università di Teheran, un gruppo di studiosi europei avrebbe decifrato i simboli di un’antica scrittura denominata “lineare Elamica“, approfondendo la ricerche accademiche sempre incomplete sul Regno di Elam, una delle culture più antiche del mondo, citata anche nell’Antico Testamento, posizionato nella regione situata a O del corso inferiore del Tigri, il  centro principale fu Susa, esisteva dal III millennio a.C. fino a quando non fu conquistato dall’Impero persiano, a cui si assimilò, nel VI secolo a.C.

La storia delle ricerche inizia nel 1903 quando gli archeologi francesi scavarono nell’antica Susa, nell’Iran sudoccidentale. Gli scavi hanno portato alla luce iscrizioni in una scrittura sconosciuta e, successivamente, è emerso che era usato dalla cultura elamita nell’odierno Iran meridionale. Nel corso del XX secolo, i ricercatori sono stati in grado di decifrare solo un piccolo numero di simboli della scrittura elamica lineare dopo che è stato scoperto un testo bilingue scritto in elamico lineare e accadico, che è una scrittura nota. Ulteriori sforzi per decifrare le iscrizioni furono ostacolati.

Su un articolo pubblicato sulla rivista Zeitschrift für Assyriologie und Vorderasiatische Archäologie della Walter de Gruyte, gli studiosi coinvolti nella ricerca, tra i quali l’assiriologo Gianni Marchesi dell’Università di Bologna, in Italia, hanno mostrato come è stata decifrata la scrittura.

Gli elamiti usavano due diversi tipi di scrittura; la scrittura lineare elamica locale e la scrittura cuneiforme importata dalla Mesopotamia. Poiché il cuneiforme è ben noto agli studiosi, leggendo i testi elamici scritti in cuneiforme, sono stati in grado di apprendere i nomi di re e divinità elamiti.

La fase successiva è stata quella di esaminare i testi in elamica lineare per cercare di identificare i nomi di quei re e divinità: secondo Peter Zilberg, del dipartimento di Archeologia e Studi del Vicino Oriente presso l’Università Ebraica di Gerusalemme, ha spiegato come i ricercatori, dal nome di un re, Puzur-Sushinak, e quello di un dio, Insushinak, abbiano notato che i due nomi si sovrapponevano parzialmente. Questo fatto ha reso relativamente facile identificare le sequenze di segni di lineare elamica corrispondenti a questi due nomi; sarebbe stato necessario solo trovare due sequenze che terminassero con lo stesso gruppo di segni. Intanto, da questi due nomi hanno ottenuto i valori fonetici di nove segni che poi potrebbero essere usati per identificare altri nomi e ottenere valori fonetici aggiuntivi.

Esistico solo circa 40 iscrizioni in lineare elamica conosciute nel mondo e per assicurarsi che stessero confrontando testi simili, gli studiosi hanno selezionato testi in elamico che probabilmente erano iscrizioni dedicatorie a re e divinità elamiti i cui significati erano conosciuti anche in cuneiforme.

Le iscrizioni in lineare elamica sono state identificate da Francois Desset su alcune coppe conservate in una collezione privata a Londra. Sulla base di vari test, Desset ha ipotizzato che i manufatti provenissero da luoghi di sepoltura reali. Paragonò i testi inscritti su di essi con testi in elamico scritti in cuneiforme e su vasi simili. Il presupposto era che questi due gruppi di testi includessero dediche agli stessi sovrani o avessero elementi comuni (nomi, titoli e soprannomi) ed espressioni simili. L’ipotesi si è dimostrata corretta.

Marchesi conferma che un secondo passo nella decifrazione è consistito nel cercare di identificare, nei testi in lineare elamica, non solo nomi propri ma anche un certo numero di locuzioni, proposizioni e persino enunciati in lingua elamica già conosciuti dai testi elamici scritti in cuneiforme, sotto il presupposto che i due corpora di testi, lineare elamica  e cuneiforme, avrebbero condiviso la stessa fraseologia.

Con un lavoro scrupoloso, gli studiosi sono stati in grado di identificare 72 simboli in lineare elamica che, si ritiene, contenga tra 80 e 110 simboli.

Secondo gli studiosi, la scrittura elamica lineare è un’importante pietra miliare nello sviluppo della scrittura e delle lingue in tutto il mondo. Mentre il cuneiforme e i geroglifici erano comuni in Mesopotamia e in Egitto, i simboli che rappresentavano intere parole (logogrammi) erano già ampiamente utilizzati. La scrittura elamica è fondamentalmente fonetica, cioè i suoi simboli rappresentano vocali e consonanti e gli studiosi la considerano composta da un il più alfabeto del suo genere, molto vicino all’alfabeto che conosciamo dal 1100 a.C. grazie ai Fenici.

Zilberg ritiene che la decifrazione della scrittura elamica lineare sia affascinante in termini di sviluppo della scrittura e del linguaggio perché si trattava di una scrittura locale e indipendente che, però, è stata cancellata da altri sistemi di scrittura che invaso il Vicino Oriente antico.

L’elamico era una lingua indipendente che non è associata ad altre lingue per cui, secondo i ricercatori, non è sempre possibile sapere come venivano pronunciate le sue parole, né capirne sempre il significato.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

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