domenica, 16 Giugno 2024
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NUOVO STUDIO SULLA GESTIONE DEGLI ACQUEDOTTI ROMANI

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Se le aziende idriche del XXI secolo lottano per mantenere forniture fresche e pulite, una nuova ricerca condotta da un team internazionale guidato dal geoarcheologo dell’Università di Oxford, Güel Sürmelihindi, rivela che, circa 2.000 anni fa, gli ingegneri idrici romani stavano tenendo un programma regolare di gestione e mantenimento degli acquedotti e delle risorse idriche.

Secondo la ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, tracce dell’antica gestione delle acque si trovano nei depositi di calcare accumulatisi sulle pareti e sul pavimento dell’antico acquedotto romano di Divona, l’odierna Cahors, in Francia.

Le tracce  dimostrano che questi depositi sono stati regolarmente e parzialmente rimossi durante la manutenzione. Secondo i ricercatori, l’aver individuato a i segni di strumenti, la geminazione di deformazione della calcite, i detriti derivanti dalla pulizia e dalle riparazioni, sono la prova della periodica rimozione manuale del carbonato da parte delle squadre di manutenzione romana.

Nell’articolo è indicato come, nel corso dei decenni, i depositi potrebbero diventare spessi molti centimetri, intasando il canale dell’acquedotto, se non venissero ripuliti.
Secondo la ricerca, le operazioni di manutenzione si tenevano ogni cinque anni e, secondo Sesto Giulio Frontino, un funzionario statale e un autore romano vissuto tra il 40 r il 103 d.C., furono eseguite “rapidamente e mai in estate”.

Frontino scrisse l’unico trattato conosciuto sulla manutenzione degli acquedotti quando era soprintendente e curatore degli acquedotti della città di Roma. Sürmelihindi conferma che all’inizio della ricerca, non ne era ben chiaro l’obiettivo. Tuttavia, dalla ricerca sui carbonati di ogni acquedotto di ciascuna città antica, è possibile conoscerne la sua micro-storia, in attesa di essere rivelata.

I  ricercatori ritengono che dall’analisi degli isotopi stabili dell’ossigeno per determinare la variazione stagionale della temperatura dell’acqua nell’acquedotto, è stato possibile contare gli strati e registrare 88 anni di attività dell’acquedotto. La posizione delle non conformità in questo profilo isotopico ha mostrato che gli intervalli di tempo tra le pulizie erano da uno a cinque anni, con una media di 2,8 anni, suggerendo un regime di pulizia regolare!

La forma del profilo isotopico dell’ossigeno ha mostrato, dunque, che ogni pulizia è stata eseguita in breve tempo, probabilmente meno di un mese, e che questa pulizia sia stata eseguita in primavera, in autunno o in inverno, ma mai in estate.

Oltre a far luce sulla gestione dell’acqua praticata dai romani, il team sostiene che i lavori sull’acquedotto possono contribuire a comprendere numerosi dettagli sull’economia locale e sulla stabilità politica di un determinato periodo. Afferma, inoltre, che la manutenzione regolare possa essere considerata come prova di un’organizzazione ben strutturata di una città antica, mentre una manutenzione meno regolare indicherebbe uno stress socio-economico.

La ricerca sugli acquedotti di Divona e sugli acquedotti vicini è in corso poiché, sospettano gli autori, potrebbero fornire informazioni non solo sulla vita romana nella tarda antichità ma anche sul crollo definitivo della società nel sud della Francia a causa di ragioni politiche e ambientali.

 

Tradotto e rielaborato da Daniele Mancini

Per ulteriori info: Università di Oxford

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